POLITICA
Il partito unico e i faccendieri del Presidenzialismo
L’ex Bce è riuscito a recuperare credito grazie al partito unico che siede tanto al governo quanto all’opposizione. Ora può contare su una solida corte al suo seguito. Lo vezzeggiano pezzi del centrosinistra, un centro…
La Repubblica parlamentare che si trasforma forzatamente in Repubblica presidenziale. Messe già da parte le vie di mezzo, all’azzardo invernale nascosto dalla fanta-pandemia lavorano alacremente i faccendieri di ogni partito, risoluti a cambiare gli assetti istituzionali pur di portare a compimento i diktat di cui Mario Draghi è custode ed esecutore. E’ lui la figura individuata per questo tentato (e per alcuni temuto) passaggio che ai critici sa un po’ di un golpismo dimentico delle elezioni. L’ex Bce che è riuscito a recuperare credito grazie al partito unico che siede tanto al governo quanto all’opposizione, può contare su una solida corte al suo seguito. Lo vezzeggiano pezzi del centrosinistra, un centro ampio che dialoga con i renziani e che ha in Brugnaro e Romani alcuni dei tessitori principali, i cinquestelle che fanno capo a Di Maio e perfino la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Nella Lega il dialogo continua a essere – prevedibilmente – con Giorgetti e con colonnelli e i governatori più appiattiti sulle posizioni del governo, mentre un Salvini desideroso di conquistare la premiership rappresenta il quid che potrebbe sconvolgere i piani.
La strana alleanza tra Draghi e Meloni
Intanto l’affiatamento della Meloni verso Draghi è ai massimi storici, e parlare di divergenze è sempre più improprio. Il mainstream si arrovella per capire il motivo di quest’asse che appare tanto più anomala se si considera che FdI in teoria avrebbe solo da guadagnarne dall’uscita dai giochi dell’attuale premier. In realtà, la leader di Fratelli d’Italia con un passaggio verso il presidenzialismo vedrebbe anzitutto concretizzarsi uno storico punto in programma atteso dalle anime missine del partito. Poco importa se a realizzare il sogno di Almirante dell’uomo forte e sovranista al comando sarebbe chi la sovranità dell’Italia continua a negarla e a strapazzarla. Il passaggio verso il presidenzialismo vedrebbe come protagonista l’uomo “provvidenziale” del Britannia, dello scandalo dei derivati, delle svendite selvagge e della Troika. E poi ci sarebbero gli scranni da vicepresidente e da presidente del Consiglio (depotenziato, ma pur sempre in onerosa carica) che verrebbero occupati da chi è stato compiacente con l’operazione distruggi-Repubblica e con la nascita della Monocrazia.
I forzisti rispondono con l’opzione più controversa e criticata
Per poter rendere Draghi candidato digeribile e trasformare il Capo dello Stato da garante a garantito, però, non deve esistere alternativa che possa dirsi tale. Così i forzisti mandano avanti l’opzione più estrema e il personaggio più controverso, discutibile e discusso che si possa immaginare: Berlusconi. Pur di non vederlo salire al Colle, molti sarebbero disposti a digerire perfino la pillola “Draghi”, e qui si comprende in parte la scarsa opposizione alle manovre del partito unico, dove è iscritta anche Marta Cartabia. Ministro della Giustizia, da presidente della Corte Costituzionale benedì l’obbligatorietà vaccinale per i bambini sancita dal Decreto Lorenzin. Un bel curriculum in un momento come questo, non c’è che dire.
Il passaggio verso il presidenzialismo avverrebbe nel momento peggiore
Chiunque vada al Colle, è certo che l’eventuale mancanza di un contraltare a Palazzo Chigi creerebbe non pochi problemi. Il controverso passaggio al Presidenzialismo avverrebbe in un momento buio per la democrazia e per i diritti costituzionalmente garantiti, e questo è noto ai promotori del partito unico. L’impalcatura dell’emergenza ha messo in discussione – per la prima volta dopo il fascismo – la possibilità degli italiani di vivere liberamente, di spostarsi, di istruirsi, di essere informati. Di dire no a Trattamenti sanitari senza essere discriminati. Che succederebbe con un governo dell’Uno che non deve rispondere ai Parlamento e non ha bisogno di chiederne la fiducia? Che venga (formalmente) “eletto dal popolo” è una magra consolazione, perché si sa come va l’Italia quando ci si ritrova all’appuntamento con le urne.
Il futuro (che va scongiurato) dell’Italia: colonizzata, militarizzata, cinesizzata
Questo passaggio storico avverrebbe inoltre in un momento in cui l’Italia è stata formalmente colonizzata dalle velleità della Francia, in cui si parla di una “promozione” di Figliuolo a Capo del Dipartimento Interforze del COVI – con tutto quello che ne potrebbe conseguire – in cui non ci si fa problemi a considerare giusta l’obbligatorietà vaccinale, in cui la popolazione è sottomessa all’utilizzo del Green Pass. Macron lo ha detto chiaramente: “L’Europa si trova ora a scegliere tra il modello cinese e quello americano“. Il predecessore di Draghi Giuseppe Conte ha lavorato strenuamente per il primo, che è caratterizzato dalla digitalizzazione forzata, dal credito sociale e da un culto smodato del Capo che in Italia c’è già. Quali siano le mire specifiche di un Draghi presidente incontrastato con tiranti che portano a Bruxelles, a Parigi e a Pechino contemporaneamente, lo si vedrà all’occorrenza, mentre i partiti tentano la mossa – per la verità poco riuscita – dell’abbottonatura, sperando che il covid ancora una volta possa nascondere tutto e palesare le manovre dietro al Colle solo a giochi fatti.
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