Vaccini “obbligatori” ai sanitari, le risposte ai quesiti più comuni


di Roberto Martina
Avvocato


D.: Cosa prevede il D.L. 44/2021?

Non è previsto l’uso della coartazione fisica. Il decreto è ricorso ad un sistema sanzionatorio rigido e asprissimo tutto teso ad assicurare, almeno nelle intenzioni, il rispetto dell’obbligo vaccinale da parte del più ampio numero possibile di sanitari. Il decreto scaturisce così un complesso di disposizioni dal carattere minaccioso e comunque intrinsecamente violento (art. 610 c.p.) che sconfina i limiti del rispetto della persona umana (art. 13 e 32 Cost.).


D.: In cosa consistono queste sanzioni?

R.: Si tratta di misure di contenuto per lo più giuslavoristico che incidono sia sulle mansioni del lavoratore ma anche sulla retribuzione, e ancora sugli stessi requisiti per lavorare, vuoi alle dipendenze vuoi in regime di libera professione.

Esse prevedono (art.4, co. 6, 7, 8 e 9, D.L. 44/2021) che coloro che non saranno in grado di esibire un certificato di avvenuta vaccinazione ovvero di esonero (art. 4, co. 5, D.L. 44/2021) saranno ricollocati in modo evitare contatti interpersonali o che comportino in qualsiasi forma il rischio di diffusione del contagio; ove ciò non sia possibile, per circostanze riferibili al datore di lavoro, è stata prevista la possibilità di demansionamento e anche l’esonero dal servizio. Per i liberi professionisti è prevista direttamente la loro sospensione dall’Albo di appartenenza (con totale impossibilità di produrre reddito).

L’intensità dell’obbligo introdotto arriva al punto di prevedere anche l’allineamento della retribuzione alle nuove mansioni (verosimilmente inferiori) ovvero la sua sospensione per intero. Si tratta quindi di sanzioni dal carattere estremamente afflittivo e sproporzionato. Lungi dal limitarsi a prevedere in danno dei “dissenzienti”il pagamento di una certa somma di danaro, il governo ha ritenuto appropriato colpire le retribuzioni e il lavoroPer cogliere l’abnormità di queste misure, soprattutto se paragonate alle finalità ultime che si voleva ottenere, non è superfluo ricordare che lavoro e retribuzioni (art. 35 e 36 Cost.) hanno un quid pluris, una qualità unica, che li distingue dagli altri diritti inviolabili, in quanto essi sono la pietra angolare sulla quale poggia la nostra stessa Forma di Stato repubblicana (art. 1 Cost. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”).


D.: I trattamenti sanitari necessitano del rilascio del consenso informato da parte di chi li deve ricevere. Il D.L. 44/21 prevede che sia rilasciato obbligatoriamente anche il Consenso?

R.: La norma non ne fa menzione ma nel quadro di diritto positivo vigente si deve rispondere di no. Il Consenso è un atto individuale, assoluto e personalissimo con il quale il paziente, e in questo caso il vaccinando, esprime liberamente la volontà che il medico vaccinatore proceda con il trattamento.

Per come lo conosciamo, l’istituto è stato codificato per la prima volta nei canoni di Norimberga (1947) e poi ha trovato la sua disciplina compiuta in numerose fonti di diritto internazionale, comunitario e locale, nonché in numerose sentenze di legittimità e costituzionali quale presidio a tutela del diritto del malato ad autodeterminarsi liberamente. Il Consenso è quindi un istituto distinto dal trattamento sanitario e per definizione deve essere libero e non coartato (art. 3, co. 1 e 2 lett. a) della Carta dei diritti fondamentali della UE)


D.: I sanitari soggetti all’obbligo potrebbero chiedere di essere vaccinati pur rifiutando di sottoscrivere il consenso informato?

R.: Va ribadito che non si può costringere il personale sanitario ad esprimere un consenso volontario, se tale non sia, per un trattamento sanitario che invero viene accettato solo ed esclusivamente per la necessità di scongiurare le sanzioni connesse al mancato rispetto all’obbligo di cui al decretoDel resto si potrà facilmente comprendere che nella misura in cui lo Stato abbia imposto l’obbligo, esso dovrà anche assumersi il rischio connesso all’imposizione vaccinale che dispone coattivamente, a prescindere dalla determinazione libera del soggetto che lo riceve.

Sarebbe velleitario chiedersi se il governo conosce i principi appena richiamati ma quel che resta in ogni caso è che vada direttamente ammessa la possibilità  che il personale chieda di essere vaccinato, in ottemperanza all’obbligoindipendentemente dal fatto che si senta o meno di accettare il consenso. Si badi, non si tratta di meri esempi di scuola ed è anzi fin troppo semplice immaginare che saranno moltissimi i sanitari (con le loro famiglie, mutui, utenze etc) che non sarebbero economicamente in grado di resistere ad una diminuzione della retribuzione o peggio alla sua completa sospensione fino al 31 dicembre 2021.

Il fatto è che in una simile situazione sarà il vaccinatore a trovarsi in condizione di interrompere la vaccinazione.


D.: Ci sono conseguenze nei confronti del vaccinando che si è messo a disposizione per lasciarsi vaccinare, nonostante rifiuti di esprimere il consenso, nel caso in cui il medico somministrante interrompesse per questo la procedura di vaccinazione?

R.: Alla stregua dell’art. 5, co. 6, nel caso di mancata conclusione positiva della procedura di vaccinazione l’azienda sanitaria accerta l’inosservanza dell’obbligo vaccinale e, a seguire, la norma prevede l’applicazione delle sanzioni già indicate. Proseguendo quanto sopra, è chiaro che se lamentando la mancanza del consenso fosse il medico somministrante ad interromperela procedura di vaccinazione, non si potrà muovere nessun addebito o recriminazione nei confronti del sanitario da vaccinare. A ben guardare infatti, l’essersi messo a diposizione del medico somministrante per ricevere la vaccinazione è esattamente quella condotta, e nessun’altra, richiesta dal decreto. Proprio l’assenza di responsabilità in capo al vaccinando fa conseguire l’illegittimità di qualsiasi sanzione di cui al decreto che dovesse essergli notificata in base al decreto. Sotto altro aspetto, va anzi evidenziato che sarà la Asl ad essere inadempiente e responsabile per la mancata vaccinazione perché il somministrante del vaccino, da essa incaricato per l’incombente, ha illegittimamente interrotto la procedura di vaccinazione evitando di porre in essere la prestazione richiestagli dal decreto.


D.: Quali sono i punti deboli di questa norma?

R.: Ha due difetti intrinseci che come detto provocheranno un’impasse nelle procedure di vaccinazione perché nonostante il D.L. 44/21 i vaccinandi conservano il diritto di rifiutare il consenso, da una parte, e il medico somministrante interromperà la procedura ritenendo di non essere sufficientemente tutelato dalla norma, dall’altra.

Questa situazione si crea a causa del fatto che il decreto ha omesso di ridefinire i contenuti e i limiti del consenso informato, o di riformularli del tutto (!), ed anche perché non ha predisposto sufficienti garanzie per i medici vaccinatori. In caso di somministrazione del farmaco in assenza del consenso, questi ultimi rimarrebbero infatti esposti ad accertamenti giurisdizionali per responsabilità penale (quantomeno per i casi di lesioni e omicidio dolosi e violenza privata) e civile, nonché deontologica.

Un esecutivo che introducesse i correttivi indicati otterrebbe una norma senz’altro più efficace per raggiungere i fini voluti. La norma stessa avrebbe anche il “pregio” di disvelare definitivamente ai cittadini il volto liberticida e totalitario di chi occupa le nostre istituzioni democratiche, fuori da inganni e intollerabili ipocrisie.

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Paolo Biagio Mortellaro
Paolo Biagio Mortellaro
5 mesi fa

Ottima, analisi

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