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Neanche il tempo di prestare giuramento che Mario Draghi – il premier cui Senato e Parlamento hanno appena affidato le sorti dell’Italia – è corso a prendere parte a un Cdm che di simbolico aveva ben poco. Un po’ come quando Patuanelli – ministro allo Sviluppo economico del governo Conte bis – corse ad avviare l’iter sul 5G appena uscito dal Salone delle Feste del Quirinale. Stavolta non si baratta la salute, ma l’economia nazionale, come già è stato per la Grecia.

I timori comuni che Draghi si rivelasse un liquidatore di quel poco che è rimasto allo Stivale, si sono già concretizzati. La svendita questa volta riguarda Creval, la Banca di Credito Valtellinese che passerà in mani francesi senza che il governo eserciti i suoi poteri speciali. Draghi, in pratica, avrebbe potuto mettere mano al golden power che si applica alle operazioni con soggetti europei, che può porre veti in settori strategici di interesse nazionale. Quello bancario, è uno di questi.

Ma Mario il liquidatore non ci ha pensato neppure, anzi c’è chi lamenta una vera e propria svendita a prezzi al ribasso a favore dei francesi, che ora rafforzano ulteriormente la loro posizione in Italia. A livello partitico, l’operazione sembra non aver entusiasmato nessuno. Non i cinquestelle, che pure sono al governo con Draghi, non FdI – risoluta ad apparire quale forza d’opposizione, sebbene i fatti dicano il contrario – e nemmeno la Lega, che fa gli interessi di un Nord che si vede sottrarre un tassello strategico.

La responsabilità – tuttavia – non è solo del governo Draghi. L’iter è partito con il governo Conte, che ha congelato l’operazione contando sulla sicurezza che ci sarebbe stato chi avrebbe portato a termine il compito. Il ministero dell’Economia aveva inoltre fatto pervenire a Palazzo Chigi un parere in cui chiedeva di non esercitare i poteri speciali, dunque di favorire i francesi senza battere ciglio.

Sebbene l’operazione sia partita da Gualtieri, è da Daniele Franco – attuale ministro dell’Economia salutato con favore da Claudio Borghi per la sua “preparazione” – che verrà ultimata. E, ovviamente, suggellata da chi è alla guida del governo. L’antitrust europeo ha già approvato, e ora non resta che il il via libera della Consob, che è atteso tra marzo e aprile.

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ECONOMIA

Mutui, aumentano i tassi di interesse

Al 2,73% a ottobre. ABI: in aumento anche il costo medio dei prestiti

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Mutui, aumentano i tassi di interesse | Rec News dir. Zaira Bartucca

Continuano a salire i tassi di interesse sui mutui in Italia. Lo riporta l’ultimo rapporto mensile dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana. Secondo il rapporto, il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 2,73% a ottobre, a fronte del 2,26% registrato nel mese precedente. L’associazione riferisce inoltre che il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,78%, a fronte del 2,47% di settembre. Sul costo dei mutui si stanno riflettendo le misure prese dalla Banca centrale europea nel tentativo di contenere l’inflazione: la BCE infatti ha portato a fine ottobre il tasso di riferimento al 2%, con un rialzo di 0,75 punti percentuali: la seconda stretta consecutiva dopo quella di settembre e il rialzo di 50 punti base di luglio.

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DOC

Un report fotografa l’aumentare dei NEET, i giovani che non studiano e non lavorano

L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di NEET, cioè giovanissimi e giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano e non studiano: nel 2020 sono più di 3 milioni, con una prevalenza femminile di 1,7 milioni

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Un report fotografa l'aumentare dei NEET, i giovani che non studiano e non lavorano | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di NEET, cioè giovanissimi e giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano e non studiano: nel 2020 sono più di 3 milioni, con una prevalenza femminile di 1,7 milioni. L’incidenza dei NEET raddoppia nel Sud rispetto al Nord, è maggiore tra le donne, nelle due fasce d’età più adulta, 25-29 anni (30,7%) e 30-34 anni (30,4%). Più si cresce con l’età, più aumenta la loro quota. Un quadro preoccupante caratterizzato da disuguaglianze territoriali che ActionAid e CGIL hanno analizzato nel  Rapporto “NEET tra disuguaglianza e divari. Alla ricerca di nuove politiche”, presentato a Roma.

Nel Sud Italia c’è la più alta presenza di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano: sono il 39% rispetto al 23% del Centro Italia, al 20% del Nord-Ovest e al 18% del Nord-Est. Tutte le regioni italiane superano l’incidenza media dei NEET sulla popolazione giovanile in Europa nel 2020 che resta al 15%. Ai primi posti ci sono tutte le regioni del Sud, con quote molto alte per Sicilia (40,1%), Calabria (39,9%) e Campania (38,1%). Per il Centro Italia, il Lazio ha la più alta incidenza con circa il 25,1%. La prima regione del Nord per incidenza dei NEET è la Liguria (21,1%), a seguire il Piemonte (20,5%) e la Valle d’Aosta (19,6%).

Il rapporto fotografa una tendenza ad essere inattivi soprattutto tra i diplomati (32%) o con un titolo di studio minore (16%). Rispetto ai disoccupati (coloro che cercano regolarmente un lavoro) il dato preoccupante è relativo al tempo: il 36,3% dei disoccupati è in cerca di un lavoro da più di un anno. Quasi 1 su 2 ha avuto precedenti esperienze lavorative e tra questi il 54,3% è donna, nonostante i proclami continui sull’integrazione lavorativa femminile. Per quanto riguarda il tema della cittadinanza e delle migrazioni, la maggioranza dei NEET presenti in Italia con cittadinanza straniera (48,4%) ha solo la licenza media.  

In questo Rapporto l’analisi dei dati quantitativi ha reso possibile la definizione di alcuni cluster (sottocategorie) che aiutano a raccontare e fotografare meglio il fenomeno NEET, con tendenze e ricorrenze che aiutano a delineare gruppi di interesse per giungere alla definizione di politiche e interventi specifici. Il primo cluster raccoglie i giovanissimi fuori dalla scuola: hanno dai 15 ai 19 anni, senza precedenti esperienze lavorative e inattivi. Non percepiscono un sussidio, hanno soltanto la licenza media e vivono in un nucleo familiare composto da coppia con figli. Si tratta di un gruppo abbastanza residuale, ma allo stesso tempo significativo rispetto alla popolazione.

La seconda sottocategoria racchiude i giovani dai 20 ai 24 anni, senza precedenti esperienze lavorative e alla ricerca di una prima occupazione. Sono residenti in via prevalente nel Mezzogiorno, hanno la cittadinanza italiana e il diploma di maturità. In media si trovano in un nucleo familiare monogenitoriale, sono in prevalenza uomini e vivono in una città metropolitana o grande comune. Questo è il cluster più numeroso e mette in luce la fragilità del mercato del lavoro del Sud, dove nonostante le azioni di ricerca e l’immediata disponibilità, i giovani continuano ad avere difficoltà a integrarsi per la prima volta nel mercato occupazionale. 

Il terzo gruppo descrive invece gli ex occupati in cerca di un nuovo lavoro. Hanno tra i 25 e i 29 anni, hanno perso o abbandonato un lavoro e ora sono alla ricerca. Sono principalmente uomini, con un alto livello di istruzione, appartenenti a un mono-nucleo familiare e percettori di sussidi di disoccupazione. Vivono nelle regioni centrali del Paese. Infine, ci sono i cosiddetti “scoraggiati”: giovani dai 30 ai 34 anni con precedenti esperienze lavorative ora inattivi. Sono principalmente residenti nelle regioni del Nord Italia e in aree non metropolitane.   

Il Rapporto dimostra che le disuguaglianze strutturali del Paese incidono sulla condizione di NEET, ma rivelano anche quanto la sofferenza vissuta da un’intera generazione di giovani sia trasversale, complessa e profonda. Nello stesso tempo proprio per la pluralità dei fabbisogni e dei target, l’analisi evidenzia la necessità di costruire percorsi integrati su misura di media-lunga durata che sappiano permettere l’esercizio del diritto fondamentale al lavoro per le nuove generazioni, quasi mai considerati quando si parla di occupazione. Percorsi che sappiano inserire concretamente nel mercato del lavoro, integrare misure di innalzamento delle competenze – laddove necessario – e innalzare i livelli di istruzione nei casi di abbandono scolastico o universitario.

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Bollette salate, l’Antitrust avvia le istruttorie contro le compagnie energetiche

Alcune delle compagnie non avrebbero informato adeguatamente la clientela delle modifiche di prezzo delle forniture di energia elettrica e di gas naturale. L’Antitrust provvederà ora a verificare se siano state attuate condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.

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Bollette salate, l'Antitrust avvia le istruttorie contro le compagnie energetiche | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha avviato quattro procedimenti istruttori e quattro procedimenti cautelari nei confronti di Iren, Iberdrola, E.ON e Dolomiti, fornitori di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero. Toccate anche altre società, cui sono state inviate richieste di informazioni. Si tratta di Acea Energia, AGSM ENERGIA, Alleanza Luce & Gas, Alperia, AMGAS, ARGOS, Audax Energia, Axpo Italia, A2A Energia, Bluenergy Group, Duferco Energia, Edison Energia, Enegan, Enel Energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne Energia, Estra Energie, Hera Comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi.

Alcune delle compagnie non avrebbero informato adeguatamente la clientela delle modifiche di prezzo delle forniture di energia elettrica e di gas naturale. L’Antitrust provvederà ora a verificare se siano state attuate condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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