Cosa si nasconde dietro i rapporti tra Philip Morris e la Casaleggio Associati

Vincenzo Musacchio
di Vincenzo Musacchio*

L’inchiesta del Riformista confermerebbe, con dati alla mano, che Casaleggio abbia intascato i soldi da una multinazionale del tabacco (lecitamente sia chiaro) e che i gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle, di fatto, avrebbero votato, durante il primo governo Conte, per abbassare le tasse a una multinazionale del tabacco, che in tal modo avrebbe guadagnato centinaia di milioni a discapito dell’erario dello Stato. Se stanno così le cose, i fatti sembrerebbe non li contradicano, siamo di fronte ad un concorso eventuale nel reato, disciplinato a norma degli artt. 110 e ss. del codice penale. Come ben noto gli elementi costitutivi di tale fattispecie si dividono in soggettivi e oggettivi.


Elemento soggettivo è proprio il dolo di concorso, inteso come la rappresentazione e volizione del fatto criminoso e la consapevolezza di concorrere con gli altri (intascare i soldi e promettere che si agirà per far abbassare le tasse?). L’elemento oggettivo si scinde nella pluralità degli agenti, nella realizzazione di un fatto materiale di reato e nel contributo di ciascun soggetto alla sua realizzazione. Ciò che rileva ai fini concorsuali non è la sola condotta commissiva, ma anche quella omissiva. Il contributo concorsuale (in questo caso dei Cinque Stelle) assumerebbe rilevanza penale non solo se avesse efficacia causale, ponendosi come condizione dell’evento lesivo, ma anche qualora assumesse la forma di un contributo agevolatore, e cioè quando il reato, senza la condotta di agevolazione, sarebbe ugualmente commesso, ma con maggiori incertezze di riuscita o difficoltà.


Posto che questi siano i presupposti giuridici, saremmo di fronte ad un caso di corruzione che già accadde in passato con modalità simili quando il senatore Sergio De Gregorio votò la sfiducia al governo Prodi nel 2008. La Cassazione in proposito stabilì che la “negoziazione mercantile” della funzione parlamentare si ponesse nettamente al di fuori della protezione data dall’art. 68 della Costituzione. In tali ipotesi, dunque, è ravvisabile il delitto di corruzione. La Cassazione, inoltre, ha precisato che i parlamentari non siano perseguibili per l’esercizio delle funzioni, però, a prescindere da come abbiano esercitato il mandato, se bene o male, qualora se ne faccia “mercato”, sussiste indubitabilmente il delitto di corruzione.


Nel caso di specie, che riguarda Casaleggio e i Cinque Stelle, la condotta delittuosa sarebbe integrata, sia chiaro, a condizione che la dazione di denaro fosse nota ai parlamentari, i quali avrebbero agito in conseguenza di un accordo di natura penalmente rilevante votando per abbassare le tasse alla multinazionale coinvolta. Se c’è un simile accordo tra la Casaleggio s.r.l. e il gruppo parlamentare dei Cinque Stelle, la corruzione sussiste ed è anche evidente. Si potrebbe addirittura ipotizzare anche l’associazione per delinquere. Occorrerà pertanto indagare sul “se” i parlamentari fossero a conoscenza del fatto che Casaleggio avesse intascato questi soldi come contributo proprio sull’accordo tra quest’ultimo e il gruppo parlamentare relativo alla diminuzione delle tasse alla multinazionale del tabacco coinvolta. Se così fosse, non c’è margine di errore, siamo di fronte a condotte di corruzione. Alla magistratura il compito di accertare le eventuali ipotesi di reato e ai cittadini di valutare se siamo o meno di fronte ad una “Cinquestellopoli”.


* giurista, già professore di diritto penale e criminologia in varie Università italiane. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra

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