Periodico di Inchieste

Referendum, se le ragioni del Sì non reggono


Il quesito in Parlamento ha messo d’accordo un po’ tutte le forze politiche, e ora agli italiani rimane poco (nulla di più che un “no” di massa con ampia partecipazione popolare) per opporsi a quanto deciso nelle stanze dei bottoni



Foto: Simon Dawson

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?». Il 20 e il 21 settembre molti si troveranno a rispondere “Sì” o “No” a questa domanda.


Il quesito in Parlamento ha messo d’accordo un po’ tutte le forze politiche, e ora agli italiani rimane poco (nulla di più che un “no” di massa con ampia partecipazione popolare) per opporsi al Sì deciso nelle stanze dei bottoni. Il taglio dei parlamentari e la conseguente futura istituzione di una (attualmente pericolosa) Repubblica presidenziale, altro non è che uno dei punti di un piano complesso di smantellamento del sistema Italia deciso dai loggisti più influenti. Oggi la bandiera la porta il Movimento 5 Stelle, e le sue ragioni sono sostenute da agendisti come Luigi Di Maio.


Il capo uscente del movimento a Fuori dal Coro ha, per l’ennesima volta, instaurato un paragone con altri Paesi europei come Spagna, Gran Bretagna o Francia che hanno “un minor numero di parlamentari. L’Italia – ha detto Di Maio – è un caso unico in Europa”. E ha buone ragioni per esserlo. L’esempio di Di Maio è infatti approssimativo e poco calzante. La Francia è notoriamente una Repubblica Presidenziale, forma di governo che poco concede al Parlamento. Spagna e Gran Bretagna oltre alle due Camere hanno regnanti che fungono da ulteriore garanzia. In tutti e tre casi, la forma di governo non è la stessa dell’Italia, quindi il paragone è come minimo azzardato.


In Italia come altrove, il bicameralismo serve (dovrebbe servire) a porre in essere una vigilanza reciproca tra le due Camere, garantendo al contempo una rappresentanza adeguata. Proprio quella che il “Sì” vorrebbe cancellare, esponendo ancora di piu il Belpaese alle mire europee. In Gran Bretagna Boris Johnson e partito hanno dovuto faticare per rendere effettivo il referendum sulla Brexit, proprio a causa di una composizione del Parlamento che fino a un certo punto è tornata utile a Bruxelles. Fatti politici come questo, potrebbero essere all’ordine del giorno anche da noi, impedendo il corretto funzionamento della macchina democratica.


E il risparmio a cui si appellano Di Maio e gli altri? Sarebbe irrisorio, se si considera che i costi per mantenere deputati e senatori (che per di più fanno spesso affidamento su stuoli di portaborse e tecnici) rimangono stellari. E questo è il vero unicum rappresentato dall’Italia.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto (inviolabile) dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), circolare, riunirsi e manifestare in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm e dalle ordinanze – per gravi, documentati e passeggeri motivi. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convinzioni religiose o sociali. L’obiezione di coscienza è un diritto. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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