OPINIONI
Breve cronostoria della Diciotti
Abbiamo iniziato proprio da qui: mentre l’Italia si infiammava per la vicenda Diciotti e per lo scandalo di un ministro indagato, a conti fatti, per aver fatto il suo lavoro (e Salvini potrà avere tante colpe – di cui per giunta abbiamo scritto – ma la scontata difesa dei confini non può essere una di quelle), Rec News vedeva la luce.

Ci sentiamo giornalisticamente legati a questa vicenda per due motivi. Il primo: ci ricorda quando siamo nati, il nostro vecchio sito e, forse, i progressi che abbiamo fatto da allora (in basso, un’apertura dell’allora periodico come si presentava fino a settembre). Il secondo: la moda di colpire le azioni scomode e chi in qualche modo decide di agire controcorrente, non può non indignare. E Salvini, nel momento clou del buonismo fine a se stesso, quando ancora tanto non era stato scoperto sul malaffare che aleggia attorno alla finta accoglienza, lo ha fatto. Piaccia o non piaccia, si provi simpatia o meno per il personaggio.

A dargli ragione, allora, ci fu anche Pino Maniaci, che intervistammo. Non esattamente un leghista. Anzi. In quell’occasione, il direttore e cronista antimafia della nota emittente siciliana Telejato ci raccontò qualcosa di davvero interessante sul procuratore Francesco Lo Voi, lo stesso che ha firmato il primo atto giudiziario notificato al ministro dell’Interno. Ci confidò, tra l’altro, cosa pensava della vicenda Diciotti. Vi riproponiamo il testo:
Tante, a ben vedere, le discrepanze. Prima di tutto perché, come rilevato dal magistrato Alfredo Mantovani, i reati inizialmente contestati di sequestro di persona e arresto illegale non potevano stare insieme. O l’uno o l’altro. Ma nessuno ci spiegherà mai se nel caso di Luigi Patronaggio si sia trattato di svista colossale, di abuso o di una semplice azione strumentale. Poi rimane da chiarire il ruolo di Malta, ma anche i balletti di competenze tra le Procure. Ricordiamo i cinque punti salienti per come li abbiamo delineati qui.
Già allora avevamo espresso la nostra opinione. La riproponiamo perché, con l’ausilio di qualche nozione veramente base di diritto costituzionale che aiuta per esempio a comprendere le funzioni del titolare del Viminale, fa capire su quale assurdità un Senato che ha affari molto più urgenti per gli italiani debba esprimersi.
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