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Il sistema Riace cambia veste e facce

L’ex sindaco Lucano e la fondazione “E’ stato il vento”, il sodalizio che si propone di raccogliere 100mila euro per proseguire il lavoro del “maestro”. Così si raggira la chiusura degli Spar e si ignorano le disposizioni e le rilevazioni di ministero e inquirenti

Sarà capitato un po’ a tutti da piccoli: mamma rientra, trova soqquadro dopo che avete giocato con gli amichetti e domanda: “Chi è stato?”. Il peluche, il compagno di scuola che manco c’era, il fratellino più piccolo. La stessa logica (non infantile, ma improntata allo scaricabarile) sembra aver suggerito il nome della fondazione di supporters lucaniani. Sì perché “è stato il vento” ad aver portato i migranti a Riace, non le forzature europeiste. “E’ stato il vento” a fiutare l’affare, e a sfruttare extracomunitari e riacesi per il tornaconto di Lucano e degli altri indagati. “E’ stato – ancora – il vento”, che pagava casa alla figlia fuori sede di Lucano, il vento che combinava matrimoni persino tra fratello e sorella, il vento che raggirava incapaci e rastrellava milioni a man bassa per chi a Riace neppure c’era.


Un vento strano, secco, che asciuga la gola come quando si mente sapendo di mentire. Un vento che, in maniera assurda, si lascia spirare senza chiudere le finestre. Il sistema Lucano ha prosperato illegalmente finché ha potuto, e oggi, con il beneplacito delle sfere alte, cambia nome e tenta di radicarsi nuovamente. La fondazione che si ripropone di prendere esempio da uno dei precursori calabresi in fatto di gestione dei migranti all’acqua di rose (Riace, come abbiamo scritto, non è l’unico caso), seguirà le orme di quel Mimì che dice di dormire in macchina e che nei fatti è impegnato in un tour propagandistico che tocca tutta Italia e persino le scuole, e che spesso serve a screditare i futuri avversari politici.


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Perché Lucano nel posto di sindaco tenuto al caldo dal fidato Gervasi continua a sperarci, tanto che i più vicini affermano graviti tra Caulonia e la stessa Riace, dove in linea teorica non potrebbe mettere piede. Eppure, sempre stando a quanto riferito da una fonte vicina, l’ex sindaco (o sindaco sospeso, come preferisce articolarlo chi ancora confida nella svolta) avrebbe fatto negli ultimi tempi diverse comparse davanti a una caserma di Riace, accompagnato dalla stessa Lemlem. Anche la politica meno locale e maggiormente dotata di un problem solving che in questo momento gli farebbe davvero comodo sembra fargli gola, e questo spiegherebbe i recenti attacchi verbali al ministro dell’Interno Salvini.


Le prove tecniche di normalità, poi, sono già state già avviate. Le porta avanti un piccolo esercito formalmente pulito: Lucano per la fondazione che agirà in sua vece non ha riciclato nessuno dei vecchi amici, neppure quelli più navigati e scafati che hanno accumulato “esperienza” fin dai tempi dell’operazione Stilaro. “E’ stato il vento”, che in questi giorni si è formalmente associato a una raccolta fondi ambiziosa che ha in 100mila euro la cifra di partenza, è insomma fatto da molte facce nuove e da qualche reperto catto-comunista, per quanto ogni riferimento alla sinistra sia da trattare con le dovute cautele. Della pur ammirevole ideologia, infatti, qui sembra essercene davvero poco.


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Nel pratico, vi si spenderanno magistrati, politici, amministratori, avvocati e “giornalisti”. Figure che, oltre a rastrellare denaro per non meglio precisati motivi (visto che i migranti a Riace non solo non c’erano prima, ma ci saranno solo a condizione di farceli venire per forza) si presume continueranno anche nell’impegnativo lavoro di costruzione artificiosa della realtà. Continuando a farsi beffe dei dispositivi delle Procure, delle decisioni dei giudici e dello stop degli Spar che, con le attività che si vorrebbero porre in essere, verrebbe raggirato. 


L’inchiesta, del resto – si sono affrettati a riportare i media mainstream lo scorso dicembre – è chiusa. Si può quindi liquidare la vicenda Lucano, aspettare che la massa se ne dimentichi e trovi qualcosa di nuovo di cui parlare? Legalmente, no, infatti sul capo di Lucano continuano a pendere sei reati: truffa, falso, associazione per delinquere, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione. Per questi, Lucano non avrebbe neppure fatto ricorso. A supporto di questa opzione sarebbe, infatti, necessario allegare prove a sostegno.


Fare leva sulla mancanza di contocorrenti e di beni personalmente intestati davanti ai giudici che conoscono bene il costume di utilizzare le cosiddette “teste di legno“, insomma, non basterebbe. Molto più rilevante potrebbe essere il materiale raccolto dalla Procura di Locri nel corso di più di un anno e mezzo di indagini, tra cui figurano centinaia e centinaia di conversazioni telefoniche e migliaia di pagine di documenti prodotti la cui sostanza, al netto delle chiacchiere e delle manifestazioni di solidarietà più o meno spontanee, non è ancora stata smentita.


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