I "complottisti", Ansa e l'uomo con 32 chip
Seguici

TECH

I “complottisti”, Ansa e l’uomo con 32 chip

La storia singolare di “Patrick Paumen, un addetto alla sicurezza olandese che si definisce un biohacker”. Il suo caso di custodia umana di microchip è stato affrontato originariamente dalla BBC, e riguarda l’installazione di oltre trenta dispositivi tecnologici sottopelle. Un “fastidio minimo”, assicura Ansa, che gli consente di pagare porgendo un avambraccio o di aprire le porte…con la mano, come avviene con le maniglie

I "complottisti", Ansa e l'uomo con 32 chip | Rec News dir. Zaira Bartucca

Un uomo con “32 chip” sottocutanei, che paga “semplicemente” strisciando sé stesso come se fosse una carta di credito perché “le reazioni” che nota nella gente “non hanno prezzo”. Può sembrare strano, ma è un articolo dell’Ansa, di quelli che sembrano voler sdoganare il controllo digitale. Le partnership dell’Agenzia di stampa nazionale sono del resto abbastanza eloquenti. Avevano mica ragione i “complottisti”, cioè coloro i quali negli anni hanno messo in guardia dai pericoli legali all’ideologia transumanista?

La storia di Patrick Paumen, l'uomo con 32 chip impiantati, raccontata dalla BBC
PATRICK PAUMEN (vicarious1984) /Twitter

Non è dato saperlo, ma per il momento quel che rimane è la storia singolare di “Patrick Paumen, un addetto alla sicurezza olandese che si definisce un biohacker”. Il suo caso di custodia umana di microchip è stato affrontato originariamente dalla BBC, e riguarda l’installazione di oltre trenta dispositivi tecnologici sottopelle. Un “fastidio minimo”, assicura Ansa, che gli consente di pagare porgendo un avambraccio o di aprire le porte…con la mano, come avviene con le maniglie.

La storia di Patrick Paumen, l'uomo con 32 chip impiantati, raccontata dalla BBC
PATRICK PAUMEN (vicarious1984) /Twitter

I motivi per cui ci si dovrebbe sottoporre a micro operazioni chirurgiche per diventare dei wallet viventi viene spiegato subito: “provoca lo stesso fastidio di un pizzico” e circa la metà degli europei “prenderebbe in considerazione l’idea dell’installazione di un chip sotto pelle”. In realtà ci sono bio-hacker pentiti che hanno ceduto alle promozioni e alle false promesse sui circuiti iniettati o impiantati, ma sono tornati indietro, per quanto possibile, non appena hanno verificato le reazioni sull’organismo.

Adv

Ora di tendenza

1" /div>