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La start-up Qualifier lancia la prima piattaforma online pensata per i Provider e per i clienti dei servizi B2B legati al digitale: dall’ecommerce al cloud, dall’advertising multicanale alla cybersecurity, dai social ai big data. In un ambiente online caratterizzato da un’interfaccia moderna e immediata, i clienti possono orientarsi con sicurezza tra più di 350 servizi digitali, identificare i punti di forza dei Provider e selezionare subito quelli a cui inviare un brief, anche attraverso un video.

La nascita di nuove partnership è incentivata da funzionalità che permettono ai committenti di richiedere progetti e preventivi ad uno specifico Provider o di ricevere una short-list di candidati, generata sulla base degli algoritmi nativi di ranking e matching. Le agenzie che si iscrivono a Qualifier e condividono le informazioni utili alla selezione (anche in base alle indicazioni e alle aspettative dei clienti stessi, raccolte da appositi sondaggi) “ottengono – fanno sapere dalla startup – vantaggi e dati di intelligence sul mercato e sui concorrenti, accelerando e moltiplicando le loro opportunità di business. Le funzionalità standard sono disponibili gratuitamente, così come è totalmente gratuito cercare servizi e inviare brief alle Agenzie.

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Il team di Qualifier può contare su professionisti di marketing, data analysis, customer acquisition, innovazione e tecnologia provenienti da esperienze di successo sia nelle Agenzie sia in Aziende e corporate internazionali, insieme per realizzare un’unica soluzione efficace per tutto il mercato. Con questo obiettivo, Qualifier ha dato vita anche alla prima operazione di mapping sistematico e approfondito dei player di settore: “Vogliamo dare spazio ad ogni realtà, da quelle native digitali a chi oggi sta portando la sua offerta in questa irrinunciabile direzione. C’è una riserva immensa di competenze e soluzioni tutta da esplorare per contribuire alla digitalizzazione del Paese” sottolinea Davide Scodeggio, founder e CEO di Qualifier.

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TECH

Startup italiane tecnologiche, ecco quanto attirano gli investitori

Ad attrarre di più in questo momento sono i settori Ambiente, SAS, Deeptech e FIntech

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Startup italiane tecnologiche, ecco quanto attirano gli investitori | Rec News dir. Zaira Bartucca

TechChill, organizzazione non profit nata in Lettonia, ha sondato il sentiment di diversi investitori, VC e Business Angels attivi in Europa in merito all’ecosistema italiano delle startup, con l’obiettivo di conoscere la loro opinione sullo stato attuale e sul potenziale futuro della scena tecnologica italiana.

Secondo l’indagine condotta, per più della metà degli intervistati entrare in contatto con talenti istruiti e motivati è uno dei principali vantaggi nello scommettere in una startup italiana. L’ostacolo maggiore sarebbe invece “l’aspetto burocratico”, ma si sottolinea anche una “disconnessione dagli ecosistemi esteri”.

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La gran parte degli intervistati sarebbe inoltre aperta a investire in startup italiane se si presentasse un’opportunità adatta al proprio portafoglio, e un terzo di loro ha già supportato la crescita di almeno una startup italiana. Più della metà, il 52,4%, ha indicato che è molto probabile che lo faccia, mentre il 38,1% dichiara che è probabile che investa.

Soffermandosi sui settori in cui operano le startup emergono come più interessanti la tecnologia legata al miglioramento ambientale (47,6%) e Software as a Service (47,6%), indicati come i verticali con il maggior potenziale in Italia dalla metà degli investitori. Seguono Deeptech (33,3%) e Fintech (28,6%).

Gli investitori ritengono inoltre che la scena italiana delle startup rimarrà stabile fino alla fine del 2022, con il 38,1% che prevede un moderato aumento delle valutazioni, il 42,9% che rimarranno stabili, mentre il 19% si aspetta una moderata diminuzione. Una prospettiva generalmente positiva nell’attuale situazione di volatilità globale.

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Educazione finanziaria e nativi digitali, “c’è ancora molto da fare”

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Educazione finanziaria e nativi digitali, "c'è ancora molto da fare" | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Oggi più che mai si pone l’accento su quella che è l’educazione finanziaria. In particolare è interessante studiare il rapporto tra quest’ultima e i cosiddetti nativi digitali. Chi sono? Si tratta delle nuove generazioni, nate nell’era della cosiddetta trasformazione digitale e abituate ad avere a che fare con internet e con tutte le nuove tecnologie. Tra questi si possono distinguere i cosiddetti nativi digitali “spuri”, nati a cavallo dell’inizio della transizione e che oggi hanno tra i 19 e i 25 anni, i Millenials che oggi hanno tra i 14 e i 18 anni e i nativi digitali veri e propri.

Fasce d’età differenti che, però, sono accomunate da un dettaglio: la necessità di approfondire i temi legati alla finanza. Si tratta di un’esigenza importante che, oggi come oggi, è anche facilitata dalle nuove tecnologie e dalla possibilità di avere sempre accesso alle informazioni. Tuttavia, nonostante questi strumenti sussistono dei gap da colmare. Grazie a una recente indagine condotta dall’Osservatorio sull’Educazione Finanziaria su un campione di 2500 under 30, si è scoperto che l’educazione in ambito finanziario non è uniforme e manca del tutto in alcuni casi.

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Nello specifico, un articolo del Sole 24 Ore che ha riportato i risultati di questa indagine mette in luce un quadro con non poche ombre. Stando a quanto emerso, circa il 50% degli intervistati non riesce a calcolare un rendimento bancario o a convertire un tasso di interesse in somme. Non solo. Risulta essere scarsa la conoscenza della teoria finanziaria che concerne risparmio, potere d’acquisto e molto altro ancora.

Si tratta di concetti chiave che non solo possono essere utili nella vita quotidiana ma aiutano anche a difendersi da possibili truffe online e non solo. C’è molto da fare, quindi, poiché le nuove generazioni sono il futuro. Cosa fare? Sfruttare i vari strumenti a propria disposizione per migliorare le conoscenze dei nativi digitali in tema di economia e finanza. 

L’evoluzione digitale ha permesso di avere accesso a molteplici tipologie di fonti di informazione, sia online che offline. Selezionarle scegliendo le migliori è un primo passo. Ad esempio, la guida di Affari Miei su dove investire  è una delle fonti più approfondite per approcciare l’argomento.

Ricercare in rete questo tipo di informazioni e di approfondimenti è la soluzione migliore per riuscire ad apprendere tutto ciò che potrà portare a una indipendenza finanziaria più consapevole e più semplice. Questo deve essere l’obiettivo delle nuove generazioni e in particolare dei nativi digitali. 

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TECH

Phishing e cybersecurity, al via il progetto di sensibilizzazione

Le conseguenze delle leggerezze compiute online e come difendersi da alcune delle minacce più frequenti

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Phishing e cybersecurity, al via il progetto di sensibilizzazione | Rec News dir. Zaira Bartucca

ITI, azienda specializzata nel settore IT e rivolta al B2B, promuove un progetto di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica. Attraverso quattro episodi animati l’azienda racconta con semplicità quali possono essere le conseguenze delle leggerezze compiute online e come tentare di prevenire gli attacchi informatici che negli ultimi anni si sono moltiplicati.

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