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Pass sanitari, tessere dello studente (di recente il governo ha promosso “Io Studio”), ID Pay: nel 2022 il governo vorrebbe premere l’acceleratore sul sistema di controllo burocratico e non solo. Così, lo SPID – il Sistema Pubblico di Identità Digitale – non è ancora entrato in regime che già si è sdoppiato in due. Non ce n’è, infatti, solo uno, ma anche uno destinato ai contesti lavorativi, chiamato “professionale”. Verrebbe incontro a specifiche necessità operative, differenziandosi dall’omologo professionale.

Le differenze tra i due tipi

Le caratteristiche dei due tipi di SPID sono state delineate nelle linee guida AGID. Lo Spid “classico” è “l’identità digitale che contiene gli attributi delle persona fisica cui sono state rilasciate credenziali di autenticazione”. Ma, attenzione, perché in realtà anche questo può essere a uso professionale. La differenza sostanziale, quindi, sta nell’utilizzatore, che può essere anche una persona giuridica (e qui subentra il secondo tipo).

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Non è obbligatorio

Anche se il governo Draghi e il ministro per l’innovazione e la transizione digitale stanno tentando di estendere il più possibile il campo di applicazione dello SPID per dotare tutti di un ID controllabile, non esiste alcun obbligo reale per il suo utilizzo. A ben guardare, esiste sempre un’alternativa. Per esempio, dal primo ottobre del 2021 l’Agenzia delle Entrate lo ha indicato come mezzo per accedere al proprio cassetto aziendale, ma in realtà è possibile inoltrate le richieste tramite gli sportelli o utilizzando la carta di identità elettronica, che contiene meno dati personali.

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TECH

Startup italiane tecnologiche, ecco quanto attirano gli investitori

Ad attrarre di più in questo momento sono i settori Ambiente, SAS, Deeptech e FIntech

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Startup italiane tecnologiche, ecco quanto attirano gli investitori | Rec News dir. Zaira Bartucca

TechChill, organizzazione non profit nata in Lettonia, ha sondato il sentiment di diversi investitori, VC e Business Angels attivi in Europa in merito all’ecosistema italiano delle startup, con l’obiettivo di conoscere la loro opinione sullo stato attuale e sul potenziale futuro della scena tecnologica italiana.

Secondo l’indagine condotta, per più della metà degli intervistati entrare in contatto con talenti istruiti e motivati è uno dei principali vantaggi nello scommettere in una startup italiana. L’ostacolo maggiore sarebbe invece “l’aspetto burocratico”, ma si sottolinea anche una “disconnessione dagli ecosistemi esteri”.

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La gran parte degli intervistati sarebbe inoltre aperta a investire in startup italiane se si presentasse un’opportunità adatta al proprio portafoglio, e un terzo di loro ha già supportato la crescita di almeno una startup italiana. Più della metà, il 52,4%, ha indicato che è molto probabile che lo faccia, mentre il 38,1% dichiara che è probabile che investa.

Soffermandosi sui settori in cui operano le startup emergono come più interessanti la tecnologia legata al miglioramento ambientale (47,6%) e Software as a Service (47,6%), indicati come i verticali con il maggior potenziale in Italia dalla metà degli investitori. Seguono Deeptech (33,3%) e Fintech (28,6%).

Gli investitori ritengono inoltre che la scena italiana delle startup rimarrà stabile fino alla fine del 2022, con il 38,1% che prevede un moderato aumento delle valutazioni, il 42,9% che rimarranno stabili, mentre il 19% si aspetta una moderata diminuzione. Una prospettiva generalmente positiva nell’attuale situazione di volatilità globale.

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Educazione finanziaria e nativi digitali, “c’è ancora molto da fare”

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Educazione finanziaria e nativi digitali, "c'è ancora molto da fare" | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Oggi più che mai si pone l’accento su quella che è l’educazione finanziaria. In particolare è interessante studiare il rapporto tra quest’ultima e i cosiddetti nativi digitali. Chi sono? Si tratta delle nuove generazioni, nate nell’era della cosiddetta trasformazione digitale e abituate ad avere a che fare con internet e con tutte le nuove tecnologie. Tra questi si possono distinguere i cosiddetti nativi digitali “spuri”, nati a cavallo dell’inizio della transizione e che oggi hanno tra i 19 e i 25 anni, i Millenials che oggi hanno tra i 14 e i 18 anni e i nativi digitali veri e propri.

Fasce d’età differenti che, però, sono accomunate da un dettaglio: la necessità di approfondire i temi legati alla finanza. Si tratta di un’esigenza importante che, oggi come oggi, è anche facilitata dalle nuove tecnologie e dalla possibilità di avere sempre accesso alle informazioni. Tuttavia, nonostante questi strumenti sussistono dei gap da colmare. Grazie a una recente indagine condotta dall’Osservatorio sull’Educazione Finanziaria su un campione di 2500 under 30, si è scoperto che l’educazione in ambito finanziario non è uniforme e manca del tutto in alcuni casi.

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Nello specifico, un articolo del Sole 24 Ore che ha riportato i risultati di questa indagine mette in luce un quadro con non poche ombre. Stando a quanto emerso, circa il 50% degli intervistati non riesce a calcolare un rendimento bancario o a convertire un tasso di interesse in somme. Non solo. Risulta essere scarsa la conoscenza della teoria finanziaria che concerne risparmio, potere d’acquisto e molto altro ancora.

Si tratta di concetti chiave che non solo possono essere utili nella vita quotidiana ma aiutano anche a difendersi da possibili truffe online e non solo. C’è molto da fare, quindi, poiché le nuove generazioni sono il futuro. Cosa fare? Sfruttare i vari strumenti a propria disposizione per migliorare le conoscenze dei nativi digitali in tema di economia e finanza. 

L’evoluzione digitale ha permesso di avere accesso a molteplici tipologie di fonti di informazione, sia online che offline. Selezionarle scegliendo le migliori è un primo passo. Ad esempio, la guida di Affari Miei su dove investire  è una delle fonti più approfondite per approcciare l’argomento.

Ricercare in rete questo tipo di informazioni e di approfondimenti è la soluzione migliore per riuscire ad apprendere tutto ciò che potrà portare a una indipendenza finanziaria più consapevole e più semplice. Questo deve essere l’obiettivo delle nuove generazioni e in particolare dei nativi digitali. 

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TECH

Phishing e cybersecurity, al via il progetto di sensibilizzazione

Le conseguenze delle leggerezze compiute online e come difendersi da alcune delle minacce più frequenti

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Phishing e cybersecurity, al via il progetto di sensibilizzazione | Rec News dir. Zaira Bartucca

ITI, azienda specializzata nel settore IT e rivolta al B2B, promuove un progetto di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica. Attraverso quattro episodi animati l’azienda racconta con semplicità quali possono essere le conseguenze delle leggerezze compiute online e come tentare di prevenire gli attacchi informatici che negli ultimi anni si sono moltiplicati.

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