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Pass sanitari, tessere dello studente (di recente il governo ha promosso “Io Studio”), ID Pay: nel 2022 il governo vorrebbe premere l’acceleratore sul sistema di controllo burocratico e non solo. Così, lo SPID – il Sistema Pubblico di Identità Digitale – non è ancora entrato in regime che già si è sdoppiato in due. Non ce n’è, infatti, solo uno, ma anche uno destinato ai contesti lavorativi, chiamato “professionale”. Verrebbe incontro a specifiche necessità operative, differenziandosi dall’omologo professionale.

Le differenze tra i due tipi

Le caratteristiche dei due tipi di SPID sono state delineate nelle linee guida AGID. Lo Spid “classico” è “l’identità digitale che contiene gli attributi delle persona fisica cui sono state rilasciate credenziali di autenticazione”. Ma, attenzione, perché in realtà anche questo può essere a uso professionale. La differenza sostanziale, quindi, sta nell’utilizzatore, che può essere anche una persona giuridica (e qui subentra il secondo tipo).

Non è obbligatorio

Anche se il governo Draghi e il ministro per l’innovazione e la transizione digitale stanno tentando di estendere il più possibile il campo di applicazione dello SPID per dotare tutti di un ID controllabile, non esiste alcun obbligo reale per il suo utilizzo. A ben guardare, esiste sempre un’alternativa. Per esempio, dal primo ottobre del 2021 l’Agenzia delle Entrate lo ha indicato come mezzo per accedere al proprio cassetto aziendale, ma in realtà è possibile inoltrate le richieste tramite gli sportelli o utilizzando la carta di identità elettronica, che contiene meno dati personali.

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Corsi sicurezza sul lavoro. Ok alla formazione online sincrona

Le novità rilevanti per chi si occupa di sicurezza sul lavoro

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Corsi sicurezza sul lavoro. Ok alla formazione online sincrona | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il Decreto legge del 24 marzo 2022 regola le attività di formazione per i corsi di sicurezza sul lavoro anche in modalità online purché sincrona e tracciabile.

Questo decreto è stato convertito in legge alla Camera il 5 maggio 2022. Per chi si occupa di sicurezza sul lavoro, la novità più rilevante è la piena equiparazione tra corso in presenza e corso online in videoconferenza.

In particolare l’art.9 bis specifica che la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza su la lavoro può essere erogata sia in presenza, sia in aula, sia modalità videoconferenza sincrona.

Fanno eccezione alcuni corsi di addestramento che richiedono, come concordato nella Conferenza Stato Regioni, una prova pratica in presenza.

L’intento del legislatore è evidente. Nello scenario attuale la formazione online sincrona è perfettamente equiparabile alla formazione in aula. Oggi però si può fare riferimento a una norma e quindi evitare ogni possibile fraintendimento sul tema.

Cosa s’intende per videoconferenza sincrona

Una videoconferenza sincrona è una sessione formativa online in cui docente e discenti sono collegati, da remoto, online, in diretta. Tutti partecipano alla videoconferenza nello stesso momento, quindi.

I software di videoconferenza specifici per la formazione online sincrona, come ad esempio Teleskill live webinar, hanno caratteristiche dedicate a poter replicare il più fedelmente possibile quanto potrebbe avvenire qualora la lezione si svolgesse in un’aula reale. È quindi possibile avere una lavagna virtuale, condividere ogni tipo di file, collaborare tutti su uno stesso file, condividere lo schermo del docente, comunicare in tempo reale con il docente in audio o video, comunicare con i compagni di corso tramite chat.

Reportistica su presenze, comportamenti e risposte ai test

Altra caratteristica fondamentale per la formazione online sincrona riguarda la possibilità di tracciare la presenza degli utenti e le loro prestazioni riguardanti test o questionari da compilare durante l’evento formativo, generando tutti gli opportuni report.
Molto apprezzata dai docenti è anche la funzione di separazione in gruppi della classe, suddividendoli, ricordiamolo, online in tempo reale, in stanze separate per permettere lavori di gruppo utili alla didattica.

Esistono poi degli strumenti che servono a validare altre specificità come il pulsante “inizia lezione” che permette di verificare il tempo netto di presenza alla lezione.
Ogni lezione dovrebbe poi poter essere registrata e trasformata in contenuto SCORM, adatto quindi a essere ospitato su una piattaforma LMS. Sempre con Teleskill live, un prodotto molto utilizzato e già citato sopra si può registrare la videoconferenza, procedere alla scelta del formato, del lay out e c’è anche la possibilità di di aggiungere manualmente un’alberatura di contenuti.

Cosa prevede la legge in materia di registrazione videoconferenze sincrone

Su questo punto occorre però una precisazione ove si tratti di corsi sulla sicurezza sul lavoro. Si possono convertire le videoconferenze in contenuti formativi asincroni, con attestati validi ai sensi d.Lgs 81/08, esclusivamente se si è soggetti formatori accreditati (o ope-legis).
In tutti gli altri casi le registrazioni potranno essere utilizzate esclusivamente per ripasso, o per permettere agli assenti una visione successiva.

Il vantaggio di corsi di sicurezza sul lavoro in videoconferenza sincrona

Il vantaggio di usare la videoconferenza sincrona in questo settore è particolarmente interessante per contrastare la rapida obsolescenza dei contenuti. Normative e adempimenti possono cambiare con rapidità e un software come Teleskill live permette di aggiornare tutti gli interessati favorendo interazione e coinvolgimento.
Si tenga inoltre presente l’importanza dei corsi di sicurezza sul lavoro. Per catturare l’attenzione dei partecipanti potrebbe non bastare l’organizzazione di una videoconferenza e di qualche slide di presentazione. Ecco allora che l’ampia possibilità di format che prevede l’applicazione è utile per avere sempre contenuti caratterizzati per il contesto. Questo favorisce l’interesse e l’attenzione dei discenti e gli consente di identificare meglio il tema.
Per essere più chiari è forse il caso di delineare un esempio di questi format. Si potrebbe prevedere un test in entrata condiviso coi discenti in diretta, e, successivamente proseguire con sessioni di lezione alternate a questionari multipli tracciati a cui l’utente può rispondere in un tempo limitato. Tutto questo lasciando attiva la chat, le domande al relatore, i like e ogni altra forma di interazione presente. Infine, si potrebbe concludere la lezione con un questionario di uscita e il rilascio dell’attestato di partecipazione.

Esistono poi vantaggi più generici, ma non trascurabili.
La formazione online permette di collegare tutti i discenti da remoto. Questo si traduce in un grande risparmio di tempo (spostamenti, viaggi, ecc.), ma anche di denaro perché non serve più avere aule capienti e attrezzate.

Permette inoltre di non distrarre i collaboratori dalle loro funzioni, se non per il tempo della videoconferenza sincrona. Subito dopo essi possono riprendere la normale operatività.
Un ulteriore vantaggio è la reportistica che offre dati utili sull’andamento del corso (livello di apprendimento, gradimento e altro ancora), ma è anche richiesta, in alcuni casi, dagli enti finanziatori della formazione.

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TECH

Tredici settori che potrebbero collassare a causa del Metaverso

Secondo i dati di CB Insight, la “realtà” parallela promossa da Zuckerberg potrebbe rappresentare per le Big Tech un’opportunità di mercato da un trilione di dollari entro la fine del decennio. Con la sua affermazione, tuttavia, diversi settori in presenza e molte figure professionali rischierebbero di scomparire. Potrebbe anche contribuire ad acuire i divari sociali e a rendere più precarie e isolate le fasce deboli della popolazione

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Tredici settori che collasserebbero a causa del Metaverso | Rec News dir. Zaira Bartucca

Un report pubblicato da CB Insight parla chiaro: almeno tredici settori uscirebbero sconvolti da una possibile affermazione del metaverso. Si tratta della “creatura” di Mark Zuckerberg che, dopo il declino di Facebook generato dallo scandalo Cambridge Analytica sulla vendita di dati personali degli utenti, ha deciso di puntare tutto su una sorta di universo parallelo che combina realtà virtuale e realtà aumentata, dove si possono fare acquisti e attività tramite il proprio avatar. Gli strumenti utilizzati sono cuffie per la realtà virtuale, feedback tattili avanzati, strumenti di modellazione 3D e altre chincaglierie digitali per alimentare gli ambienti digitali “immersivi”. Che, cioè, restituiscono l’illusione di camminare in una stanza, di prendere parte a un evento e via discorrendo. La moneta sonante qui sono gli NFT, i “token” non fungibili che servirebbero ad acquistare beni digitali ora gratuiti o vendibili in abbonamento, come immagini, video e canzoni.

Vendere aria fritta a costo zero

Un commercio immateriale molto interessante per le Big Tech, che hanno fiutato l’opportunità di vendere, a conti fatti, aria fritta a costo zero. “Dalla vendita al dettaglio al settore bancario alla pubblicità, sono molte le industrie pronte a essere rimodellate dal metaverso. Tante società prospereranno all’interno di vasti mondi virtuali, che potrebbero essere la prossima opportunità da miliardi di dollari della tecnologia”, scrivono da CB Insight.

“Un numero crescente di aziende scommette che i consumatori presto spenderanno e investiranno i loro soldi in spazi virtuali condivisi e altamente immersivi che imitano e vanno oltre ciò che è possibile fare nella vita reale”, è la considerazione rassicurante. Si ma quali sarebbero le ripercussioni e come cambierebbe la vita per chi decidesse di fare parte di questi contesti digitali e immateriali? Secondo 8 italiani sui 10 interpellati dalla società Sensemakers, il metaverso potrebbe causare conseguenze piuttosto serie sul benessere psico-fisico.

I giovanissimi non temono le ripercussioni lavorative

Ad abbracciare volentieri questo tipo di tecnologia, tuttavia, informa ancora il report in esame, sarebbero le generazioni più giovani come la “Z” e la “Alpha” (quella dei nati dopo il 2010), che non a caso sono le più precarizzate della società moderna, crescono a pane e videogiochi e imparano agli Erasmus e alle Università che il posto fisso non serve ed è noioso. E’ chiaro quindi che le possibili ripercussioni negative sul lavoro non li preoccupino granché. Ma l’affermazione definitiva del metaverso – avverte lo studio pubblicato da CB Insight – avrebbe conseguenze su quasi ogni attività e occupazione della vita reale, per la sua capacità di stravolgere lo stile di vita e la maniera di fruire le cose. In particolare i settori più penalizzati secondo lo studio sarebbero i seguenti:

Moda: si affermano le sfilate online e l’uso di avatar. Categorie penalizzate: modelle/i, visagisti, fotografi, truccatori, tecnici;
Vendita al dettaglio: aumentano gli ordini online e quindi il settore delle consegne a domicilio. Conseguenze per negozianti, commercianti, ristoratori;
Gaming: chiudono negozi come i game-stop;
Fitness: L’attività fisica diventa domestica, online, svolta con l’ausilio di sensori e di assistenti digitali. Chiudono le palestre, falliscono i personal trainer e gli istruttori di discipline sportive o di danza che non riusciranno a reggere i costi per affermarsi nel metaverso;

Immobiliare: cambierebbe il modo di interfacciarsi con il bene che si vuole acquistare o affittare: le figure dell’agente e del consulente potrebbero, alla lunga, scomparire;

Istruzione: La DAD ha tentato di abituare all’idea che si possa fare formazione semplicemente guardando un video su Youtube e chiamando l’insegnante su Skype. Col metaverso i giovani diventerebbero più asociali, mentre crescerebbe il bacino di insegnanti precarizzati che diventerebbero superflui: l’intelligenza artificiale combinata con la “realtà” parallela di Zuckerberg, permetterebbe per esempio di creare il docente digitale “perfetto”, magari gestito da un ministero o da una multinazionale come Amazon che vende e-book.

Consulenze e ordini professionali: Avvocati, commercialisti, architetti, copy-writer. Nel metaverso un algoritmo potrebbe sostituire agevolmente un sacco di categorie professionali, con tutte le ricadute del caso sull’occupazione;

Eventi, concerti, mostre: Gli eventi in presenza potrebbero diventare sempre meno considerati: la figura dell’organizzatore e dell’addetto alla comunicazione non servirebbero più. I musei e le piazze musicali sarebbero condannati all’estinzione: per ascoltare una band o esaminare un quadro, basterebbe acquistare un’esperienza con dei token NTF.

Luoghi di lavoro: L’ufficio non esiste, si incontrano gli altri “avatar” (pupazzi digitali) in una “room” in video-conferenza, mentre in realtà si rimane a casa;

Altri settori penalizzati sarebbero, infine, quello dei servizi finanziari, della cybersecurity e della pubblicità, soprattutto per quelle realtà medie e piccole che non saranno in grado di reggere l’impatto della concorrenza.


Cambierebbe anche il modo di vivere il denaro. Un’opportunità da un trilione di dollari, ma per pochi

Il metaverso aiuterebbe inoltre l’affermazione definitiva della moneta digitale, con la possibile scomparsa del denaro contante. Potrebbe mai accadere in un Paese che fatica a digitalizzarsi come l’Italia? Non si sa, quel che è certo è che in pentola bollono strumenti come ID Pay, e che negli scorsi mesi a Palazzo Chigi il premier Draghi e il ministro all’Innovazione e alla Transizione digitale Colao hanno ricevuto il Ceo di Meta Zuzkerberg, ma i motivi della visita non sono stati resi noti.

“Il modo in cui il metaverso emergerà è incerto: l’eccitazione potrebbe svanire se gli ostacoli tecnici si rivelassero troppo ingombranti o se i consumatori mainstream non volessero investire in beni ed esperienze che sono solo digitali. Se decollasse, potrebbe essere un’opportunità di mercato da un trilione di dollari entro la fine del decennio”, chiudono gli analisti di CB Insights. Un’opportunità che però, ancora una volta, sarà a vantaggio di pochi, e con buone possibilità contribuirà ad acuire i divari sociali e a rendere più precarie e isolate le fasce deboli della popolazione.

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TECH

Un esoscheletro robotico per lavorare, il futuro che piace a INAIL e IIT

Si tratta di braccia e gambe robotiche collegate al tronco che sfruttano l’intelligenza artificiale. Ecco le aziende in lizza per la loro produzione in Italia

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Un esoscheletro robotico per lavorare, il futuro che piace a INAIL e IIT | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nel regno animale a essere dotati di esoscheletro sono i crostacei e gli insetti, ma molti sono convinti che il derivato tecnologico già sperimentato in Giappone dal transumanista Yoshiyuki Sankai (convinto sostenitore della fusione tra uomo e macchina) possa essere d’aiuto anche agli esseri umani. Così INAIL, al lavoro con una startup italiana per la promozione e la vendita di un esoscheletro indossabile. Dispositivi simili vengono già utilizzano in ambito militare e riabilitativo. In pratica si tratta di braccia e gambe robotiche collegate al tronco che consentirebbero di aumentare il carico di lavoro diminuendone la percezione e al contempo – sostiene l’Istituto nazionale – ridurre i casi di infortunio alla parte alta del corpo.

La tecnologia sperimentale sfrutta l’intelligenza artificiale e secondo le intenzioni potrebbe essere applicata in ambito industriale, manifatturiero, meccanico, edilizio, logistico, alimentare e agricolo. La promessa è quella di ridurre la percezione del carico sollevato di circa 20 chili, ma non è ancora chiaro quale impatto possa avere sull’organismo l’utilizzo giornaliero e prolungato di questi dispositivi elettronici.

Le aziende il lizza per la produzione

la domanda non sfiora i sindacati, così INAIL e l’Istituto Italiano di Tecnologia sono alacremente al lavoro su tre propotipi:  XoTrunk, XoShoulder e XoElbow. Il lancio sul mercato – previsto per i prossimi mesi – sarà affidato a Proteso S.R.L.S., startup di Milano con quartier generale a Genova. Il settore solletica anche Esselunga, che a febbraio di quest’anno ha annunciato una collaborazione con Comau, società controllata al 100% dal colosso automobilistico Stellantis, nato dalla fusione di FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e PSA. Anche l’Istituto Prosperius è al lavoro su questo tipo di tecnologia e già nel 2015 ha presentato il suo prototipo Ekso, più connesso all’ambito medico e prodotto dalla statunitense Ekso Bionics.

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