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Si era auto-proclamato paladino anti-Green Pass, ma poi alla Camera si è astenuto dal votare contro la misura anticostituzionale promossa dal governo Draghi. Si dice a favore della libertà di scelta, ma ora bussa all’indirizzo del generale che lo scorso anno voleva “vaccinare chi passa“. Vittorio Sgarbi tutto e il contrario di tutto. Il piede in due staffe – si direbbe – l’ambiguità come prassi e quel non voler scontentare nessuno (in vista dell’anelato lancio politico) che è alla base delle scelte comunicative di Rinascimento. Si tratti di farina del suo sacco o dei consigli elargiti a piene mani da Gioele Magaldi (“Gran Maestro” del Grande Oriente Democratico) e da altri componenti del Movimento Roosevelt che da tempo hanno cooptato il partito, quel che è certo è che la deriva dei democratici a parole sta invadendo anche la proposta del centrodestra al Comune di Roma. Prova ne sia, come in questo caso, il riciclo dei personaggi cari alla narrativa di sinistra.

La “novità” e la discontinuità di cui parla tanto Michetti tarda dunque ad arrivare, anzi – tra un pensiero a Bertolaso e una strizzata d’occhio alla parte di M5S che fa capo a Virginia Raggi e alle sue idee per Roma divenute punti programmatici – non ce n’è traccia. Lo stesso vale per Sgarbi, interessato a garantire continuità alla sequela di incarichi cuciti addosso al Generale della pandemia. “Ho suggerito di chiedere a Figliuolo, che non è uomo di sinistra, di partecipare, dopo la campagna sanitaria, alla rinascita di Roma. I nomi che abbiamo indicato sono davanti al mondo, gli elettori li vedono. Chi sono gli assessori di Gualtieri?”, sono le dichiarazioni del critico d’arte riportate dall’agenzia Dire.

Una possibile attività di Figliuolo, un militare, interna alla Capitale potrebbe inoltre essere accompagnata alle mani completamente libere in tema di sicurezza e ai “poteri speciali” per il futuro sindaco. Tanto ha chiesto Giorgia Meloni, che questa mattina assieme a Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa (vicinissimo a Michetti) e gli stessi Sgarbi e Michetti ha presentato il cosiddetto “Patto per Roma“.

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LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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