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OPINIONI

Facta e Zagni si rifiutano di rettificare. Perché così tanta paura del confronto?

Lo avevamo definito il gemello di Butac, e non a caso. La corsa campestre (con affanno) del direttore ci ricorda quella di Coltelli. Bloccati i nostri commenti al sito e i messaggi Whatsapp. Profilo Twitter ripulito dalle risposte (come è possibile?) in cui tentavamo di dire la nostra

Facta e Giovanni Zagni ci rifiutano la rettifica | RN dir Zaira Bartucca
Comunicazione di servizio

Facta – pluri-finanziato sito di debunking strumentale – ci ha rifiutato la rettifica, che deve avvenire entro 48 ore dalla ricezione ed essere pubblicata con rilevanza pari rispetto all’articolo di partenza. La richiesta è stata inviata il 16 marzo via PEC. Sollecitazioni alla redazione sono giunte via Whatsapp nella giornata di ieri. Messaggi via Whatsapp sono stati recapitati al numero del direttore Giovanni Zagni, che in tutta risposta ha bloccato il nostro recapito. Facta ha inoltre provveduto a rastrellare i nostri commenti inviati al sito (in cui semplicemente chiedevamo notizie sulla rettifica) e perfino i tweet di @RN_Inchieste tramite cui abbiamo provato a rendere nota anche la nostra versione dei fatti.

Zagni e compagni – come Butac a suo tempo – non ammettono alcun confronto e alcun contraddittorio. Quello che scrivono loro deve essere oro colato, perché i redattori di Facta – a scelta tra il social media manager e lo scrittore di ricette di cucina – si sentono a buon diritto più titolati degli altri. Nei fatti (come abbiamo reso noto tramite la rettifica che abbiamo pubblicato su Rec News prevedendo la violazione deontologica di Facta) il sito non solo non ci ha smentito, ma ci ha dato ragione sull’esistenza della denuncia al governo israeliano e sul documento.

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