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Con la pubblicazione di due avvisi sul sito istituzionale dell’assessorato Famiglia della Regione Siciliana, la giunta regionale ha destinato 4,4 milioni di euro allo scopo di finanziare tirocini e percorsi formativi, oltre che per fornire contributi finalizzati all’autonomia abitativa a favore di cittadini di Paesi Terzi regolarmente presenti nel territorio isolano. Il primo avviso, con una dotazione finanziaria di 2,4 milioni, ha l’obiettivo di promuovere e potenziare a livello regionale l’inserimento lavorativo degli immigrati adulti vittime, o potenziali vittime, di sfruttamento lavorativo nel settore agricolo, o in condizioni di inoccupazione o disoccupazione a condizione siano in possesso di un regolare permesso di soggiorno.

“L’avviso prevede un contributo di circa 6.200 euro per immigrato, una sorta di dote – secondo quanto afferma l’assessore delle Politiche sociali, Antonio Scavone – con cui finanziamo la formazione degli immigrati adulti attraverso percorsi integrati di inserimento lavorativo della durata massima di 8 mesi che prevedono un tirocinio extracurriculare e la fornitura di servizi specialistici di orientamento e accompagnamento alla ricerca di un lavoro. La dote – continua l’assessore Antonio Scavone – servirà anche per erogare un’indennità di frequenza per la partecipazione ai tirocini e un contributo per il pagamento dei costi di locazione sostenuti dagli immigrati per il reperimento di un’abitazione autonoma. Con queste risorse il governo Musumeci mette in campo un’azione destinata all’integrazione sociale e volta ad evitare il purtroppo spesso presente fenomeno del caporalato”.

I soggetti promotori di tale percorso formativo potranno essere le agenzie per il lavoro e i soggetti riconosciuti dalle normative regionali quali promotori di tirocini extracurriculari. Il secondo avviso, con una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro e i cui soggetti promotori saranno gli enti del terzo settore, è invece rivolto ai minori stranieri non accompagnati o neo maggiorenni, compresi nella fascia d’età che va dai 16 ai 23 anni, che hanno lasciato o in procinto di lasciare i sistemi di accoglienza.

Sopra, la Ong spagnola Open Arms. In alto, la SNAV Adriatico. Foto Daniela Giudice

“Prevista anche in questo caso una ‘dote’ che sarà di 5 mila euro per soggetto – afferma l’assessore delle Politiche sociali – e che servirà per finanziare la presa in carico dei destinatari, 400 su un totale di 1359 MSNA presenti oggi in Sicilia, mediante l’analisi dei bisogni, dei documenti e la verifica delle attitudini professionali, ma anche per l’inserimento abitativo e per le attività di accompagnamento alla ricerca del lavoro o di corso di formazione professionale”. 

L’iniziativa della Regione Siciliana, con le seguenti motivazioni addotte: il contrasto del fenomeno del caporalato e l’integrazione, di per sé potrebbe considerarsi lodevole, se non fosse messa in campo con denaro pubblico in un momento di enorme difficoltà per i cittadini della Regione e per l’Italia intera. Niente a che vedere con il razzismo, perché le persone che arrivano in Italia meritano sempre e comunque un’accoglienza, ma le cifre di denaro: 6.200 euro a testa per immigrato e 5.000 per i minori non accompagnati, risultano troppo elevate, se si considera lo stato di profonda depressione economica in cui è piombata la Sicilia a causa dell’emergenza CoVID-19. La Regione vanta attualmente un tasso di inattività del 52,9 %, da distinguersi dal tasso di disoccupazione che si attesta al 15,6%, ma che registra il numero di uomini e donne alla ricerca di lavoro: soltanto loro, infatti, vengono definiti “disoccupati”.

Quel po’ di turismo che aveva sostenuto, fino a qualche tempo fa, l’economia dell’Isola è ormai andato, mentre la forzata chiusura di bar, ristoranti e lo smart working fortemente consigliato ai dipendenti pubblici, hanno dato il colpo finale all’economia locale. Anche se è impossibile azzardare una statistica veritiera in proposito, dall’inizio della crisi legata al coronavirus vi è stato un notevole incremento dei suicidi in parecchie città siciliane, secondo alcuni operatori delle pompe funebri locali, ma anche secondo l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University e come raccontato da Salvatore Ferro, alcuni mesi fa, in un approfondimento sul quotidiano “Giornale di Sicilia”.

La gente è scesa in strada in preda alla disperazione in più capoluoghi di Provincia, chiedendo anzitutto il diritto al lavoro, ma anche un sostegno economico, come, del resto, sta avvenendo in tutta la Penisola. L’iniziativa, in questo clima, assume quindi dei contorni quantomeno inquietanti. Da molti mesi, intanto, l’isola di Lampedusa è sotto assedio, mentre le autorità non sembrano curarsi delle ripetute proteste degli abitanti. Mentre gli Italiani rimangono chiusi in casa, proseguono ininterrottamente gli sbarchi: migliaia di immigrati clandestini vengono trasferiti nell’hotspot ormai in costante collasso, e successivamente imbarcati sulle navi quarantena – in genere, da crociera – che sosteranno in acque siciliane, a pochi metri dalle coste, per poi essere trasferiti nei centri di accoglienza siciliani.

Dall’inizio della crisi coronavirus, è diventato sempre più evidente l’impressionante aumento di tunisini, magrebini, ecc. circolanti nelle città siciliane, rigorosamente vestiti con abiti firmati e provvisti di smartphone personali di ultima generazione. A questo fenomeno, occorre aggiungerne un altro, che si è materializzato come per incanto dopo il lockdown nazionale della scorsa primavera: intere famiglie, con bambini anche molto piccoli, dai tratti orientali, provenienti dalla zona asiatica, forse Bangla Desh, Pakistan, ecc.

E’ evidente che queste famiglie non possono essere giunte in Sicilia con i barconi, e che il fenomeno sia aumentato dopo l’inizio dell’emergenza sanitaria. Lo scorso agosto i ministri Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio si sono recati in Tunisia devolvendo 11 milioni di euro al Paese africano affinché controlli le sue acque territoriali. Tale somma è andata ad aggiungersi ad altri 50 milioni di euro donati dal ministro degli Esteri Di Maio la primavera scorsa, per un totale di 61 milioni di euro, in cinque mesi. Ma dopo la visita dei ministri in Tunisia, avvenuta il 17 agosto, gli sbarchi non solo non sono diminuiti, ma sono addirittura aumentati: già nello stesso giorno sono approdati sulle nostre coste 403 migranti e 235 il giorno successivo, senza che il trend sia mai diminuito.

Negli anni passati, con l’arrivo dell’autunno, e con il conseguente peggioramento delle condizioni meteo, l’arrivo dei barconi a Lampedusa era calato in modo significativo: quest’anno invece non è andata così: nel mese di settembre sono approdati sulle nostre coste 4.386 migranti, mentre già dall’inizio di novembre sono arrivati irregolarmente in Italia 3.577 migranti, secondo i dati del Viminale. Nell’arco di soli quattro giorni sono approdati a Lampedusa irregolarmente 2.462 persone. Già durante la scorsa estate erano state numerose le proteste dei cittadini dell’isola, ormai in continua emergenza: oggi l’emergenza non soltanto continua, ma si aggrava sempre più.

Ed è proprio a Lampedusa che il 27 settembre scorso è sbarcato Aouissaoui Brahim, il terrorista tunisino responsabile dell’attentato compiuto a Nizza il 29 ottobre scorso. Intanto, un emendamento della maggioranza giallo-rossa in Commissione alla Camera, sta cercando di cancellare il tetto massimo dell’accoglienza dei migranti, come ha riportato, il 18 novembre scorso, il quotidiano nazionale “La Verità”. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha denunciato, quando era in corso l’esame del decreto Migranti: “mentre l’Italia viene invasa da immigrati, la maggioranza Pd-grillini-renziani approva un emendamento folle che cancella il numero massimo di immigrati che potrebbero entrare in Italia con il decreto flussi”.

Se l’emendamento a firma giallo-rossa dovesse passare, significherebbe che non vi sarebbero più limiti d’ingresso in Italia. Continua ancora il senatore Gasparri: “sono degli irresponsabili che auspicano ancora più ingressi in Italia con numeri illimitati”. E conclude definendo l’emendamento “una follia, un tradimento dell’Italia. Collaborare con i nemici della patria? Il primo dovere è quello di fermarli. Che vergogna”. Infatti il problema degli sbarchi sta assumendo giorno dopo giorno proporzioni sempre più drammatiche, come ha ammesso, il 17 novembre scorso, anche il capo del Viminale Luciana Lamorgese, nel corso dell’audizione in commissione Affari costituzionali della Camera: “Non c’è possibilità di vietare gli sbarchi fantasma”, ha ammesso. 

Secondo gli ultimi dati disponibili, l’hotspot di Lampedusa è stato interessato, nei primi 16 giorni del mese di novembre, dall’arrivo di circa 4.000 migranti irregolari, arrivati sull’isola anche con sbarchi autonomi. L’hotspot, che dispone di una capienza massima di 192 persone, ne ospitava 685 alcuni giorni fa, in condizioni igienico-sanitarie vergognose, assembrati ed alcuni senza mascherina. E’ quanto riportano i parlamentari leghisti Eugenio Zoffili e Stefania Pucciarelli, che hanno visitato a sorpresa l’hotspot di Lampedusa, in contrada Imbriacola. Evidentemente, il CoVID-19 fa paura solo se a riunirsi sono gli Italiani.

Mentre il 19 novembre il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro, ha scritto sulla sua pagina Facebook, dove ha postato anche il video del suo intervento sul tema in commissione Esteri: “Di Maio il 9 novembre, in piena pandemia e mentre gli italiani sono in ginocchio, eroga altri 50 milioni per la cooperazione internazionale. Nello stesso giorno sparivano dal Decreto ristori bis 100 milioni all’agricoltura e 50 milioni agli agenti di commercio e alle partite iva!“. Ha quindi proseguito Delmastro, capogruppo di FdI in commissione Esteri: “Il sottosegretario agli Esteri ha spudoratamente confermato che, mentre ci stiamo indebitando per curare le ferite economiche e sanitarie che il coronavirus ha inferto alla nostra Nazione, il governo ha erogato più di 50 milioni di euro per la cooperazione internazionale”.

E continua: “ciò che è parossistico e indecente è l’inquietante contestualità della deliberazione del 9 novembre con cui il governo ha erogato questi 50 milioni e il decreto Ristori bis che ha la medesima data. Nel decreto Ristori bis, che doveva essere un provvedimento fondamentale per la ripresa economica sono andati 30 milioni di euro ai tamponi, ma sarebbero potuti essere 80 milioni. Sempre il decreto Ristori ha destinato 50 milioni di euro per le indennità alle Forze di polizia, ma potevano essere 100. Così come sono stati tolti 100 milioni di euro alla filiera agricola perché mancavano i soldi, ma lo stesso giorno il governo ne ha trovati 50 sempre per la cooperazione internazionale”.

Prosegue il deputato di FdI: “nel medesimo giorno che il governo trovava 50 milioni per il resto del mondo, dal decreto Ristori bis sparivano 50 milioni per i codici ateco non rientranti fra quelli chiusi, ma di filiera, come gli agenti di commercio”. “Evidentemente – ha concluso infine Delmastro – le priorità di questo governo di sinistra non sono gli italiani ma tutto il resto del mondo“.

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Realizzare il sogno di Basaglia

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Realizzare il sogno di Basaglia | Rec News dir. Zaira Bartucca

A meno di una settimana dalla scomparsa del giovane di Lampedusa, che ha preferito gettarsi in mare dal traghetto piuttosto che subire un TSO, si è conclusa a Milano la mostra multimediale “Controllo sociale e psichiatria: violazioni dei diritti umani”. L’evento, organizzato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), ha attirato oltre mille visitatori in cinque giorni, molti dei quali hanno voluto esprimere parole di ringraziamento e di complimenti sul libro degli ospiti, e si è concluso con un convegno intitolato “180 – una riforma incompiuta”. 

Dopo i saluti del presidente del CCDU, avv. Enrico del Core, che ha voluto ricordare l’importanza vitale del diritto alla difesa nell’ordinamento costituzionale, il vicepresidente Alberto Brugnettini ha aperto i lavori ricordando le forti critiche e i dubbi espressi a suo tempo da Franco Basaglia nei confronti di una legge che, pur fregiandosi del suo nome, riproponeva le logiche manicomiali cambiandone solo il nome. 

I primi a parlare sono stati Fabio, che ha riferito i gravi maltrattamenti cui è stato soggetto suo fratello durante la sua lunga esperienza nei servizi psichiatrici ospedalieri, le angherie e i soprusi di cui è stato testimone oculare, e le condizioni ignobili in cui vivono i degenti – costantemente sotto il ricatto della contenzione se non fanno i bravi. 

Fabio ha concluso chiedendo che la medicina faccia un passo indietro e ammetta di non saper curare il disagio mentale. Maria Cristina Soldi, ha raccontato l’incredibile e dolorosa vicenda di suo fratello Andrea, ucciso a Torino nel 2015 durante un TSO. La vicenda legale si è chiusa recentemente con la condanna definitiva dei responsabili, ma resta l’amarezza per quanto è accaduto e per i particolari – assieme tragici e grotteschi. 

Andrea Soldi se ne stava tranquillamente seduto sulla panchina di un parco torinese quando lo hanno avvicinato due psichiatri chiedendogli di seguire uno di loro per un trattamento sanitario. Andrea avrebbe volentieri seguito il secondo psichiatra, di cui si fidava, ma fu obbligato con la forza a seguire l’altro. Sdraiato a pancia in giù e con le mani legate dietro alla schiena, Andrea morì soffocato durante il trasporto in ambulanza. I familiari si sentirono dire dai medici che il loro congiunto era morto d’infarto, per poi scoprire l’amara verità dalla stampa. 

La dottoressa Eleonora Alecci, psicologa e psicoterapeuta con un passato in un reparto psichiatrico in cui si praticava la contenzione, ha confermato che i fatti riferiti da Fabio sono la routine quotidiana, e ha ribadito il suo impegno verso il superamento di queste pratiche, impegnandosi in un programma di addestramento del personale medico e infermieristico, come anche spiegato nel corso di un suo recente intervento al congresso della Società Italiana di Psichiatria.  

La dottoressa Maria Rosaria D’Oronzo, collaboratrice per molti anni di Giorgio Antonucci – il medico e psicoterapeuta che liberò i “matti” del manicomio di Imola dimostrando al mondo intero che è possibile alleviare la sofferenza mentale senza usare forza o coercizione – ha ricordato il lavoro di Antonucci, e il suo profilo di umanitario, ben documentati nell’archivio online di cui la dottoressa D’Oronzo è curatrice. 

L’avvocato Michele Capano, dell’Associazione Radicale Diritti alla Follia e del Direttivo Radicale, ha denunciato l’incredibile contraddizione della legge italiana, che da una parte ha ratificato le risoluzioni ONU per la cessazione delle pratiche coercitive in psichiatria, e dall’altra mantiene in vigore una legge che le consente. L’Associazione Diritti alla Follia e il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani intendono lavorare assieme, e coinvolgere altre associazioni e individui, per una riforma della 180 in senso garantista, che superi questa contraddizione e realizzi il sogno basagliano. 

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Caro premier, si ricordi di tutti i totalitarismi

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Caro futuro premier, si ricordi delle foibe e di tutti i totalitarismi | Rec News dir. Zaira Bartucca

Egregio Signor Presidente, da italiani, sia per scelta sia per nascita, non possiamo che essere contenti per l’esercizio di democrazia registrato con le elezioni dello scorso 25 settembre. Finalmente saremo guidati da un governo espressione del voto popolare e non da uno maturato da accordi di Palazzo, come accaduto negli ultimi anni.               

Abbiamo ascoltato con grande interesse, in questi giorni, le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza appena eletta e che lei, signor presidente, avrà l’onore e l’onere di guidare. Da tali esponenti, in queste ore, è stato espresso ripetutamente un concetto che ci sentiamo di condividere totalmente: uno Stato è tanto più credibile ed è tanto più considerato, quanto più onora e rispetta i Trattati internazionali che esso stesso ha sottoscritto.

Noi crediamo che sia arrivato, alfine, il momento di rispettare quei Trattati che non sono stati ottemperati fino ad oggi, provocando, in tal modo, un grave danno al mondo dell’Esodo Giuliano-Dalmata. Ci riferiamo al Trattato di Pace di Parigi del 1947 il quale, al punto 9 dell’allegato XIV, stabilisce che: “I beni degli italiani residenti nei Territori ceduti […] non potranno essere trattenuti o liquidati […], ma dovranno essere restituiti ai rispettivi proprietari”.

Come sappiamo a tale Trattato, ampiamente disatteso, seguirono diversi accordi bilaterali tra Italia e Jugoslavia – accordi del 23/05/1949, 23/12/1950, 18/12/1954 – tutti poi tramutati in Leggi attuative, che in sintesi sancivano il pagamento dei debiti di guerra dell’Italia nei confronti delle Jugoslavia utilizzando i beni degli Esuli a fronte dell’impegno dello Stato italiano di un successivo risarcimento per l’esproprio perpetrato.

Ebbene, gli Esuli istriani, fiumani e dalmati ed i loro discendenti, sono ancora in attesa di un “equo indennizzo”, avendo percepito solo una minima parte di quanto promesso. Si tratta di un indennizzo che, secondo i nostri calcoli, si aggira intorno ai 4,5 miliardi di euro. Una cifra che sembra enorme, ma che se confrontata con l’attuale debito pubblico (ad oggi pari a circa 2770 miliardi) rappresenta l’1,6 per mille.

Quanto fin qui non è solo una questione di vile danaro, si tratta, piuttosto, di un’espressione di civiltà attesa da lunghi decenni da un intero popolo. Gli Esuli e i loro discendenti si sono rifatti una vita in Patria, eppure resta l’insopportabile retrogusto amaro nella consapevolezza di essere stati ignobilmente usati per questioni geopolitiche giocate sulla propria pelle.

La vita della nostra Gente è stata tutta in salita per troppo tempo, anche dal punto di vista culturale. Sempre a dover giustificare la propria identità, sentendosi dire che la sofferenza patita era il giusto scotto per colpe di altri. Il giustificazionismo è un concetto terribile che porta allo stupro della ragione, definendo accettabile l’eliminazione di un qualcosa o qualcuno – magari per mezzo di una foiba -, su cui far ricadere i misfatti di qualcun altro.

Per questi motivi auspichiamo anche l’emendamento della Legge 167/2017 che punisce la propaganda, l’istigazione e l’incitamento al razzismo e chiediamo l’inserimento di una menzione specifica al negazionismo e giustificazionismo per i crimini commessi in Istria, Fiume e Dalmazia in merito alla persecuzione anti-italiana avvenuta a guerra finita. Così come auspichiamo che possa essere emendata la Legge 178/1951 che disciplina il conferimento delle onorificenze al Merito della Repubblica, senza la quale non è possibile la revoca del cavalierato assegnato al Maresciallo Tito, causa di dolore e sofferenza non solo per la nostra Gente, ma per centinaia di migliaia di persone che si opponevano alla dittatura comunista jugoslava.

A tale proposito vogliamo ricordare il pronunciamento del 19 settembre 2019 in cui il Parlamento Europeo – presieduto da David Sassoli – approvò a larghissima maggioranza (89%) la risoluzione: “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, che condanna tutti i totalitarismi del XX secolo, equiparando in tal modo il comunismo al nazismo. L’attuale maggioranza, così come maturata il 25 Settembre, ha dimostrato nel tempo grande sensibilità ai temi qui riportati. Confidiamo nella sua futura opera.

*Esule di seconda generazione nato al Villaggio Giuliano-Dalmata di Roma nel 1959. Past-President FederEsuli – Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati  – Vicepresidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Consigliere Associazioni Dalmati Italiani nel Mondo – Fondatore MondoEsuli – Movimento per la memoria e la promozione di Istria, Quarnaro e Dalmazia»

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Perché boccio la Meloni

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Perché boccio la Meloni | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non vorrei andare troppo lontano con un “da che esiste il mondo”, purtuttavia si può affermare con scienza storica che la disoccupazione è residente in Italia da sempre. Che ora la Meloni pretenda di avere la ricetta risolutiva al problema – dopo che nemmeno i grandi economisti del passato e il fior fiore di statisti alla guida della nostra Nazione e dei suoi governi, lungo il corso democratico dell’Italia unita, l’abbiano mai potuta redigere, odora di presunzione. A meno che gli ingredienti non siano chiari, e chiari non sembrano affatto.

La Meloni immagina “per chi è in condizione di lavorare non di essere trattato come qualcuno che non è in condizione di lavorare ma di avere un posto di lavoro”. Sagace! Ora: ma se anche l’immaginazione supera la conoscenza come giustamente afferma Albert Einstein, qui manca la conoscenza degli ingredienti, che la Meloni pretende di avere spiegato senza nulla avere chiarito, dato che non si capisce dove sono i posti di lavoro di cui tanto straparla.

Affermare come fa lei “che nella serietà delle proposte di Fratelli D’Italia gli italiani troveranno un futuro decisamente più dignitoso di quello garantito dalla sinistra” è una locuzione che definire assolutamente priva di contenuti è come chiamare docce le cascate del Niagara, perché dopo l’assoluto, dopo l’immaginazione, dopo la conoscenza esiste solo la fantasia pura.

Che “Il lavoro si può generare e trovare con politiche intelligenti”, come spiega brillantemente (?) Meloni, ricorda quel famosissimo “Ho detto tutto” di peppiniana memoria nei film del grande Totò. Forse è convinta che quelle povere ragazze e quei poveri ragazzi che nottetempo ti portano la pizza a casa siano meno intelligenti? o siano figli di un dio minore? o appartengano a famiglie inferiori? visto che dignitosamente, questi giovani, ma anche brizzolati, svolgono un lavoro schiavizzante anziché munirsi di Reddito di Cittadinanza?

Secondo l’interessata “bisogna abbattere il cuneo fiscale per favorire il lavoro”. Bene. E allora corre l’obbligo di chiederle: visto che sei cosi brava e certa delle tue idee fantasiose, perché nel tuo programma prima non realizzi i posti di lavoro? Sulle ulteriori, preoccupanti, scoraggianti rassicurazioni, Meloni ha detto testualmente: “Il salario minimo non credo che risolva molto. La gente ha salari inadeguati perché la tassazione sul lavoro è al 46,65 per cento”, e ha pure detto che “bisogna abbattere il cuneo fiscale per favorire il lavoro”.

E allora: se il salario minimo non risolverebbe molto, non si capisce perché, tra quelli che percepiscono il Reddito di Cittadinanza ci siano tantissimi lavoratori con guadagni da fame (Meloni si informi all’INPS), cioè lavoratori che percepiscono il Reddito di Cittadinanza; la risposta è semplice: è proprio perché il Reddito sostiene la povertà e non la disoccupazione, come vorrebbe propinarci Meloni. Tanto è vero che nessun disoccupato benestante può percepire il Reddito di Cittadinanza.

Dunque, se la gente ha salari inadeguati, è perché secondo lei la tassazione sul lavoro è al 46,65%. Cioè Giorgia Meloni è convinta, o così vuol farci credere perché torna utile alla sua campagna elettorale, che se un datore di lavoro pagasse meno tasse di sua iniziativa aumenterebbe lo stipendio ai propri dipendenti. Cos’è? una nuova favola per sprovveduti? o una promessa alle multinazionali che divorano già le piccole aziende e il lavoro degli artigiani?

Invito colei che parla del Reddito di Cittadinanza come di un metadone per tossici, ad andarsene al cinema a vedere Spaccaossa, perché dimentica, o fa finta di non sapere, che in Italia tanti poveri si sono fatti letteralmente rompere le ossa per simulare incidenti stradali e ottenere soldi dalle Assicurazioni. Per fame.

Perciò anziché basare la sua campagna elettorale sull’abolizione del Reddito di Cittadinanza (un’inezia, se rapportata ai mille veri sprechi miliardari italiani), Meloni cerchi e trovi altre argomentazioni più convincenti. Per esempio, cerchi tra agevolazioni, sussidi, finanziamenti, indennità, elargizioni a fondo perduto, e mille altre ancora, sono tantissime e abbracciano tutti i settori produttivi e, soprattutto, improduttivi.

In Italia, attraverso il debito pubblico, cioè indebitando gli italiani compresi quelli delle generazioni future, si finanziano giornali inutili, associazioni fantasiose, cooperative di comodo, industriali volponi, cliniche private, e via dicendo. Pertanto stranisce parecchio tanto fervore contro il Reddito di Cittadinanza, specie se si riflette sui milioni, milioni di stipendi per mantenere dipendenti pubblici figli del clientelismo, inattivi e improduttivi negli innumerevoli uffici pubblici del Paese.

Per non dire dei lavoratori in nero perché pensionati, perché percettori dell’indennità di disoccupazione, perché cassintegrati, e via dicendo, che sottraggono lavoro ai disoccupati. Ma forse ai loro furbetti datori di lavoro la formula senza rischi vertenza fa comodo. Ah dimenticavo: Meloni cerchi anche nei vari paradisi fiscali.

*Opinionista, critico d’arte

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