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Con la pubblicazione di due avvisi sul sito istituzionale dell’assessorato Famiglia della Regione Siciliana, la giunta regionale ha destinato 4,4 milioni di euro allo scopo di finanziare tirocini e percorsi formativi, oltre che per fornire contributi finalizzati all’autonomia abitativa a favore di cittadini di Paesi Terzi regolarmente presenti nel territorio isolano. Il primo avviso, con una dotazione finanziaria di 2,4 milioni, ha l’obiettivo di promuovere e potenziare a livello regionale l’inserimento lavorativo degli immigrati adulti vittime, o potenziali vittime, di sfruttamento lavorativo nel settore agricolo, o in condizioni di inoccupazione o disoccupazione a condizione siano in possesso di un regolare permesso di soggiorno.

“L’avviso prevede un contributo di circa 6.200 euro per immigrato, una sorta di dote – secondo quanto afferma l’assessore delle Politiche sociali, Antonio Scavone – con cui finanziamo la formazione degli immigrati adulti attraverso percorsi integrati di inserimento lavorativo della durata massima di 8 mesi che prevedono un tirocinio extracurriculare e la fornitura di servizi specialistici di orientamento e accompagnamento alla ricerca di un lavoro. La dote – continua l’assessore Antonio Scavone – servirà anche per erogare un’indennità di frequenza per la partecipazione ai tirocini e un contributo per il pagamento dei costi di locazione sostenuti dagli immigrati per il reperimento di un’abitazione autonoma. Con queste risorse il governo Musumeci mette in campo un’azione destinata all’integrazione sociale e volta ad evitare il purtroppo spesso presente fenomeno del caporalato”.

I soggetti promotori di tale percorso formativo potranno essere le agenzie per il lavoro e i soggetti riconosciuti dalle normative regionali quali promotori di tirocini extracurriculari. Il secondo avviso, con una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro e i cui soggetti promotori saranno gli enti del terzo settore, è invece rivolto ai minori stranieri non accompagnati o neo maggiorenni, compresi nella fascia d’età che va dai 16 ai 23 anni, che hanno lasciato o in procinto di lasciare i sistemi di accoglienza.

Sopra, la Ong spagnola Open Arms. In alto, la SNAV Adriatico. Foto Daniela Giudice

“Prevista anche in questo caso una ‘dote’ che sarà di 5 mila euro per soggetto – afferma l’assessore delle Politiche sociali – e che servirà per finanziare la presa in carico dei destinatari, 400 su un totale di 1359 MSNA presenti oggi in Sicilia, mediante l’analisi dei bisogni, dei documenti e la verifica delle attitudini professionali, ma anche per l’inserimento abitativo e per le attività di accompagnamento alla ricerca del lavoro o di corso di formazione professionale”. 

L’iniziativa della Regione Siciliana, con le seguenti motivazioni addotte: il contrasto del fenomeno del caporalato e l’integrazione, di per sé potrebbe considerarsi lodevole, se non fosse messa in campo con denaro pubblico in un momento di enorme difficoltà per i cittadini della Regione e per l’Italia intera. Niente a che vedere con il razzismo, perché le persone che arrivano in Italia meritano sempre e comunque un’accoglienza, ma le cifre di denaro: 6.200 euro a testa per immigrato e 5.000 per i minori non accompagnati, risultano troppo elevate, se si considera lo stato di profonda depressione economica in cui è piombata la Sicilia a causa dell’emergenza CoVID-19. La Regione vanta attualmente un tasso di inattività del 52,9 %, da distinguersi dal tasso di disoccupazione che si attesta al 15,6%, ma che registra il numero di uomini e donne alla ricerca di lavoro: soltanto loro, infatti, vengono definiti “disoccupati”.

Quel po’ di turismo che aveva sostenuto, fino a qualche tempo fa, l’economia dell’Isola è ormai andato, mentre la forzata chiusura di bar, ristoranti e lo smart working fortemente consigliato ai dipendenti pubblici, hanno dato il colpo finale all’economia locale. Anche se è impossibile azzardare una statistica veritiera in proposito, dall’inizio della crisi legata al coronavirus vi è stato un notevole incremento dei suicidi in parecchie città siciliane, secondo alcuni operatori delle pompe funebri locali, ma anche secondo l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University e come raccontato da Salvatore Ferro, alcuni mesi fa, in un approfondimento sul quotidiano “Giornale di Sicilia”.

La gente è scesa in strada in preda alla disperazione in più capoluoghi di Provincia, chiedendo anzitutto il diritto al lavoro, ma anche un sostegno economico, come, del resto, sta avvenendo in tutta la Penisola. L’iniziativa, in questo clima, assume quindi dei contorni quantomeno inquietanti. Da molti mesi, intanto, l’isola di Lampedusa è sotto assedio, mentre le autorità non sembrano curarsi delle ripetute proteste degli abitanti. Mentre gli Italiani rimangono chiusi in casa, proseguono ininterrottamente gli sbarchi: migliaia di immigrati clandestini vengono trasferiti nell’hotspot ormai in costante collasso, e successivamente imbarcati sulle navi quarantena – in genere, da crociera – che sosteranno in acque siciliane, a pochi metri dalle coste, per poi essere trasferiti nei centri di accoglienza siciliani.

Dall’inizio della crisi coronavirus, è diventato sempre più evidente l’impressionante aumento di tunisini, magrebini, ecc. circolanti nelle città siciliane, rigorosamente vestiti con abiti firmati e provvisti di smartphone personali di ultima generazione. A questo fenomeno, occorre aggiungerne un altro, che si è materializzato come per incanto dopo il lockdown nazionale della scorsa primavera: intere famiglie, con bambini anche molto piccoli, dai tratti orientali, provenienti dalla zona asiatica, forse Bangla Desh, Pakistan, ecc.

E’ evidente che queste famiglie non possono essere giunte in Sicilia con i barconi, e che il fenomeno sia aumentato dopo l’inizio dell’emergenza sanitaria. Lo scorso agosto i ministri Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio si sono recati in Tunisia devolvendo 11 milioni di euro al Paese africano affinché controlli le sue acque territoriali. Tale somma è andata ad aggiungersi ad altri 50 milioni di euro donati dal ministro degli Esteri Di Maio la primavera scorsa, per un totale di 61 milioni di euro, in cinque mesi. Ma dopo la visita dei ministri in Tunisia, avvenuta il 17 agosto, gli sbarchi non solo non sono diminuiti, ma sono addirittura aumentati: già nello stesso giorno sono approdati sulle nostre coste 403 migranti e 235 il giorno successivo, senza che il trend sia mai diminuito.

Negli anni passati, con l’arrivo dell’autunno, e con il conseguente peggioramento delle condizioni meteo, l’arrivo dei barconi a Lampedusa era calato in modo significativo: quest’anno invece non è andata così: nel mese di settembre sono approdati sulle nostre coste 4.386 migranti, mentre già dall’inizio di novembre sono arrivati irregolarmente in Italia 3.577 migranti, secondo i dati del Viminale. Nell’arco di soli quattro giorni sono approdati a Lampedusa irregolarmente 2.462 persone. Già durante la scorsa estate erano state numerose le proteste dei cittadini dell’isola, ormai in continua emergenza: oggi l’emergenza non soltanto continua, ma si aggrava sempre più.

Ed è proprio a Lampedusa che il 27 settembre scorso è sbarcato Aouissaoui Brahim, il terrorista tunisino responsabile dell’attentato compiuto a Nizza il 29 ottobre scorso. Intanto, un emendamento della maggioranza giallo-rossa in Commissione alla Camera, sta cercando di cancellare il tetto massimo dell’accoglienza dei migranti, come ha riportato, il 18 novembre scorso, il quotidiano nazionale “La Verità”. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha denunciato, quando era in corso l’esame del decreto Migranti: “mentre l’Italia viene invasa da immigrati, la maggioranza Pd-grillini-renziani approva un emendamento folle che cancella il numero massimo di immigrati che potrebbero entrare in Italia con il decreto flussi”.

Se l’emendamento a firma giallo-rossa dovesse passare, significherebbe che non vi sarebbero più limiti d’ingresso in Italia. Continua ancora il senatore Gasparri: “sono degli irresponsabili che auspicano ancora più ingressi in Italia con numeri illimitati”. E conclude definendo l’emendamento “una follia, un tradimento dell’Italia. Collaborare con i nemici della patria? Il primo dovere è quello di fermarli. Che vergogna”. Infatti il problema degli sbarchi sta assumendo giorno dopo giorno proporzioni sempre più drammatiche, come ha ammesso, il 17 novembre scorso, anche il capo del Viminale Luciana Lamorgese, nel corso dell’audizione in commissione Affari costituzionali della Camera: “Non c’è possibilità di vietare gli sbarchi fantasma”, ha ammesso. 

Secondo gli ultimi dati disponibili, l’hotspot di Lampedusa è stato interessato, nei primi 16 giorni del mese di novembre, dall’arrivo di circa 4.000 migranti irregolari, arrivati sull’isola anche con sbarchi autonomi. L’hotspot, che dispone di una capienza massima di 192 persone, ne ospitava 685 alcuni giorni fa, in condizioni igienico-sanitarie vergognose, assembrati ed alcuni senza mascherina. E’ quanto riportano i parlamentari leghisti Eugenio Zoffili e Stefania Pucciarelli, che hanno visitato a sorpresa l’hotspot di Lampedusa, in contrada Imbriacola. Evidentemente, il CoVID-19 fa paura solo se a riunirsi sono gli Italiani.

Mentre il 19 novembre il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro, ha scritto sulla sua pagina Facebook, dove ha postato anche il video del suo intervento sul tema in commissione Esteri: “Di Maio il 9 novembre, in piena pandemia e mentre gli italiani sono in ginocchio, eroga altri 50 milioni per la cooperazione internazionale. Nello stesso giorno sparivano dal Decreto ristori bis 100 milioni all’agricoltura e 50 milioni agli agenti di commercio e alle partite iva!“. Ha quindi proseguito Delmastro, capogruppo di FdI in commissione Esteri: “Il sottosegretario agli Esteri ha spudoratamente confermato che, mentre ci stiamo indebitando per curare le ferite economiche e sanitarie che il coronavirus ha inferto alla nostra Nazione, il governo ha erogato più di 50 milioni di euro per la cooperazione internazionale”.

E continua: “ciò che è parossistico e indecente è l’inquietante contestualità della deliberazione del 9 novembre con cui il governo ha erogato questi 50 milioni e il decreto Ristori bis che ha la medesima data. Nel decreto Ristori bis, che doveva essere un provvedimento fondamentale per la ripresa economica sono andati 30 milioni di euro ai tamponi, ma sarebbero potuti essere 80 milioni. Sempre il decreto Ristori ha destinato 50 milioni di euro per le indennità alle Forze di polizia, ma potevano essere 100. Così come sono stati tolti 100 milioni di euro alla filiera agricola perché mancavano i soldi, ma lo stesso giorno il governo ne ha trovati 50 sempre per la cooperazione internazionale”.

Prosegue il deputato di FdI: “nel medesimo giorno che il governo trovava 50 milioni per il resto del mondo, dal decreto Ristori bis sparivano 50 milioni per i codici ateco non rientranti fra quelli chiusi, ma di filiera, come gli agenti di commercio”. “Evidentemente – ha concluso infine Delmastro – le priorità di questo governo di sinistra non sono gli italiani ma tutto il resto del mondo“.

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LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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