Io, esperto di antimafia, del lavoro di Morra in seno alla Commissione non so nulla

di Vincenzo Musacchio*

Non entro nella polemica “Morra-Santelli” se non dicendo che non l’avrei mai pensata e men che meno detta in quel modo, a maggior ragione se avessi ricoperto quel ruolo. Il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ha gli stessi poteri d’indagine dell’autorità giudiziaria e quindi dovrebbe avere come minimo la prerogativa della neutralità. Diciamo anche, per correttezza, che Morra si trovi lì perché appartenente al M5S ed eletto con i voti della Lega. In trent’anni di studi e ricerche sulle mafie il suo nome non l’ho mai sentito e mai letto se non dopo la sua elezione. Morra sta all’antimafia, sia chiaro, in termini di competenza specifica, come un architetto sta alla medicina.


In un paese normale – dove le competenze sono riconosciute perché ritenute utili alla collettività – nella scelta tra Pietro Grasso – ex procuratore Nazionale Antimafia ed ex procuratore capo di Palermo – e Morra, si sarebbe preferito senza dubbio alcuno chi ha combattuto la mafia in prima linea per una vita. Siamo, però in Italia e allora va bene così. Le dichiarazioni di Morra, a mio parere, hanno evidenziato anche una visione incompleta della situazione attuale della Calabria e del tipo di “azione” antimafia da perseguire sul piano politico e istituzionale.


Il commissario alla sanità calabrese mi sembra lo abbiano indicato proprio i Cinque Stelle circa due anni fa e non mi sembra sia andato a incidere sui rapporti ‘ndrangheta-sanità. La maggioranza che ha eletto Morra quel ruolo, poco o nulla ha fatto in tema di lotta alle mafie, Calabria compresa. Il presidente della Commissione parlamentare Antimafia nell’esercizio delle sue funzioni si dovrebbe occupare anche di queste mancanze. Non si dovrebbe erigere a “paladino” della “lotta” alla mafia. Tantomeno paragonarsi a icona dell’antimafia ingiustamente attaccato e isolato, sostenendo che questo sia il destino che capita a chi combatta le mafie. Se tutto ciò corrispondesse al vero, utilizzerebbe in modo improprio il suo ruolo e le funzioni a esso connesse.


Da Morra vorremmo sapere politicamente, giacché lui è un politico, come intenda contrastare le mafie e cosa voglia fare in concreto in Commissione Antimafia. In due anni di attività, sul sito non ho riscontrato documenti di approfondimento e di analisi scientifica sulle pericolose mutazioni mafiose e sul modo con cui intenda arginarle. Ci sono molti consulenti ma non ho trovato un elenco con i nomi, gli eventuali emolumenti percepiti e le relative competenze. La trasparenza è un obbligo di legge, sia si tratti di consulenze onerose, sia gratuite. A me sfugge del tutto quale sia la strategia di lotta alle mafie perseguita, ma può darsi sia una mia difficoltà rilevarla.


La Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata di Londra, organo di consulenza del Governo inglese di cui mi onoro di far parte, chiede continuamente di approfondire la conoscenza dei nuovi fenomeni e delle nuove evoluzioni del crimine organizzato mediante attività conoscitive, d’indagine scientifica e d’indirizzo strategico, pretendendo che siano al tempo stesso specifiche e innovative. Non ho riscontrato questi aspetti essenziali in nessun atto della Commissione Antimafia italiana. Morra riporti al centro del dibattito politico la “questione mafia” e si occupi meno dell’antimafia teorica e più dell’antimafia concreta, soprattutto, in questo particolare momento storico in cui si potrebbe rischiare addirittura il blocco della Commissione stessa.


*Giurista, già professore di diritto penale e criminologia. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra

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