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Dopo la firma di ieri della richiesta di estradizione negli Stati Uniti da parte del ministro degli interni del Regno Unito Sajid Javid, questa mattina alle 11 presso la terza Corte di Westminster si sono svolti i primi lavori sulla possibilità che il fondatore di Wikileaks Julian Assange (sopra, in una foto di Henry Nicholls – Reuters) possa essere trasferito negli Usa. Stando a quanto previsto, i cinque giorni di udienza si svolgeranno tutti a febbraio del 2020.

E’ la prima volta che l’America decide di chiamare in causa l’Espionage Act per un editore

L’ufficiale di Intelligence in pensione John Kiriakou ha affermato che in caso di estradizione negli Usa, Assange non potrà ricevere un giusto processo (sopra, un tweet di Wikileaks sull’argomento). Kiriakou negli scorsi anni ha scontato due anni di carcere a causa di una fuga di informazioni classificate e si è, quindi, trovato in una situazione simile a quella del giornalista e dell’informatore Manning. E’ tuttavia la prima volta che l’America decide di rifarsi all’Espionage Act per un editore. “Il suo potrebbe essere un caso – ha detto all’emittente inglese Sky – che le future generazioni di studenti di giurisprudenza studieranno”.

CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, il Parlamento europeo promuove una “war room” per censurare la versione dei fatti da parte russa

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino

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La "war room" dell'Ue per censurare la versione dei fatti da parte russa | Rec News dir. Zaira Bartucca

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino. Le premesse sono – apparentemente – buone: “contrastare la disinformazione e i modi per rafforzare le voci di fatto e di libertà di parola”, ma i presupposti dimostrano la politicizzazione dell’iniziativa.

Tutto, infatti – si legge nell’invito inviato ai giornalisti – verrà esaminato “alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”. Perché “è chiaro che c’è uno Stato sovrano attaccato e uno invasore”, è il mantra di un mainstream che si appella di continuo alla sovranità degli Stati sistematicamente ignorata dall’Unione europea e perfino alla terminologia cara al centrodestra in altri contesti bandita.

Ma cosa impareranno i giornalisti che correranno a Bruxelles nella “stanza della guerra” o si collegheranno in streaming per apprendere il giusto scrivere e il giusto parlare? Probabilmente, a riportare pedissequamente quanto proviene da Kiev senza approfondimento e verifica, a ignorare questioni cardine come la presenza documentata di biolaboratori in Ucraina promossi dal Pentagono, a definire i nazisti del battaglione Azov “difensori” e “nazionalisti” e – ovviamente – a forgiare epiteti sempre più dispregiativi per descrivere il presidente della Federazione russa.

Nessuna imposizione, sia chiaro, solo una serie di raccomandazioni. Che succede se i giornalisti non dovessero seguirle? Intanto la censura dei principali social funziona a gonfie vele, e se qualcosa dovesse andare storto sono sempre a disposizione gli squadroni di “fact-checker“, i vari somministratori di olio di ricino digitale e le liste di proscrizione in cui vengono inseriti i comunicatori dissidenti.

L’iniziativa è promossa dal gruppo del PPE, lo stesso del presidente del parlamento europeo Roberto Metsola. I lavori saranno ospitati dall’eurodeputata Eva Maydell e aperti dal presidente del gruppo PPE Manfred Weber.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

“Bomba sull’Ucraina”, smascherato il video fake ripreso dal mainstream

A Mattino 5 il filmato di un’esplosione avvenuta in Cina nel 2015 viene fatto passare per un attacco russo. Il servizio di Striscia la Notizia

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"Bomba sull'Ucraina", smascherato il video fake ripreso dal mainstream | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il filmato di un’esplosione avvenuta in Cina nel 2015 fatto passare per un attacco russo all’Ucraina. E’ successo a Mattino 5, programma di punta di Mediaset specializzato in infotaintment. Lo scivolone è stato svelato da Striscia la Notizia, che ha dedicato all’accaduto un servizio andato in onda ieri sera.

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FREE SPEECH

Da Montagnier ad Assange, le volte che i media online indipendenti hanno anticipato (o superato) il mainstream

Luc Montagnier, dicono i vicini, prima di lasciare la vita terrena avrebbe deciso di dare uno schiaffo sonoro a quel mainstream che – irrispettoso di decenni di carriera – gli aveva fatto pagare il suo scetticismo sui vaccini anti-covid. Del suo decesso sarebbe stata messa a conoscenza un’unica testata, quel…

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Da Montagnier ad Assange, le volte che i media online indipendenti hanno anticipato (o superato) il mainstream | Rec News dir. Zaira Bartucca

Luc Montagnier, dicono i vicini, prima di lasciare la vita terrena avrebbe deciso di dare uno schiaffo sonoro a quel mainstream che – irrispettoso di decenni di carriera – gli aveva fatto pagare il suo scetticismo sui vaccini anti-covid. Del suo decesso sarebbe stata messa a conoscenza un’unica testata, quel France Soir che varie volte lo aveva intervistato e ospitato. Così, l’8 febbraio il sito francese indipendente ha firmato uno scoop mondiale, pubblicando per prima l’esclusiva sul decesso dello scienziato e surclassando dinosauri della comunicazione come Le Monde e Le Figaro, che addirittura sono arrivati sul fatto due giorni dopo. Quasi un caso da (nuova) scuola di giornalismo.

La pietra tombale su tg e “giornaloni”

Se ne può certamente trarre la conclusione che il mainstream – chiuso nel circolo dei comunicati stampa istituzionali e delle telefonate per ottenere il via libera sulla pubblicazione – si stia via via accartocciando su se stesso, perdendo sempre più la fiducia dei lettori e degli spettatori. Non ha fatto una bella figura con tutti i dispacci allarmanti relativi al virus, men che meno con l’atto di ignorare i deceduti e danneggiati a causa dei preparati sperimentali anti-covid. Adesso, con la morte di Montagnier, è stata calata la pietra tombale definitiva sui tg e sui “giornaloni“. Il caso non è prettamente francese, ovviamente, perché a voler guardare all’Italia la situazione è disastrosa.

Si affermano sempre più i siti indipendenti, ma anche quelli che fingono di esserlo

Fortuna che si va affermando sempre più una galassia di siti indipendenti, per quanto anche il settore dell’anti-mainstream – in alcuni casi presunto tale – non sia immune da problemi. Parallelamente alle testate realmente libere, si affermano infatti sempre più network che imitano l’impostazione dei media anti-sistema, ma in realtà sono foraggiati da partiti o da organismi tramite i più svariati sistemi, donazioni comprese. C’è invece del buono in chi – coerentemente – non nasconde la propria appartenenza: è il caso del network russo stanziale in Germania Ruptly, che nel 2019 firmava immagini andate in rotazione su tutti i tg del mondo: era l’11 aprile e Julian Assange veniva arrestato a Londra, portato fuori di peso dall’ambasciata dell’Ecuador che fino a quel momento gli aveva dato ospitalità.

Nel 2018 nasce Rec News, il sito italiano “lontano dal mainstream”

Proprio sulla scia dei limiti del mainstream è nato – nel 2018 – il sito che state leggendo. Non con la presunzione di fare meglio degli altri, ma con la certezza di portare avanti il lavoro giornalistico con adesione ai fatti e ai documenti (citati e riportati), con onestà e con la dose maggiore possibile di imparzialità. Da queste colonne abbiamo svelato – unici – tutte le pieghe del sistema Riace, e pubblicato – soli – la mappa del mainstream al servizio delle Procure. Abbiamo raccontato – trasversalmente – le manovre di tutti i partiti, senza raccontare massimi sistemi ma delineando precise responsabilità. La lista è piuttosto lunga ma lungi da questo sito il tentativo di autocelebrarsi, anche perché c’è ancora molto da fare e tanto da imparare. La strada da fare è ancora tanta. Però l’esempio di Rec News è forse buono per comprendere che per fare un’informazione corretta e realmente indipendente – oggi – non servono né grandi network, né grandi finanziamenti e né grandi donazioni.

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FREE SPEECH

“Accedono solo gli Host Broadcaster”, così il governo istituisce la stampa di regime

Il 28 giugno si terrà la Ministeriale della Coalizione Anti-Daesh, che vedrà anche la partecipazione del Segretario di Stato americano Blinken. Un evento atteso da molti giornalisti, che però dovranno farsi bastare la versione ufficiale di RAI e ANSA e la conferenza lampo

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"Accedono solo gli Host Broadcaster", così il governo istituisce la stampa di regime | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il 28 giugno presso la Nuova Fiera di Roma si terrà la Ministeriale della Coalizione Anti-Daesh, che vedrà la partecipazione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, del Segretario di Stato americano Antony L. Blinken e delle delegazioni di 83 Paesi. Un evento atteso da molti giornalisti, che però dovranno farsi da parte e farsi bastare la versione ufficiale che sarà diramata dall’ANSA e dalla RAI. I cronisti dovranno infatti fare fideisticamente riferimento ai partner privilegiati del governo, che oltre alle riprese e alle fotografie distribuiranno e gestiranno monopolisticamente la fruizione degli interventi. I lavori inizieranno alle 10.00 con l’arrivo delle delegazioni, e andranno avanti oltre le 15 con la conferenza stampa – ad accesso limitato – sulla Siria. Oltre 5 ore di confronti ad accesso sbarrato per i cronisti che non sono stipendiati dall’esecutivo, fatta eccezione per una conferenza stampa lampo di appena mezz’ora che, visti i tempi, sarà caratterizzata da poche domande debitamente preparate. Per accedervi, inoltre, servirà il solito tampone obbligatorio: dopo lo schiaffo in faccia ai giornalisti e alle testate accreditate trattate come se fossero di serie B, quello all’articolo 32 della Costituzione.

Cosa dovrebbero essere gli Host Broadcaster e qual è il pericolo legato alla loro applicazione in ambito istituzionale

Il sistema degli Host Broadcaster non è certo nuovo, ma fino a questo momento veniva applicato in prevalenza per gli eventi sportivi e per le grandi manifestazione di carattere non politico. In pratica una emittente “padrona di casa”, si occupa dell’acquisizione delle immagini e delle riprese, e poi le gira agli altri organi televisivi e di stampa. Un sistema che crea uniformità e se vogliamo appiattimento, che però si rivela utile per seguire da remoto un avvenimento. E’ così, per esempio, un canale televisivo può dare conto delle partite degli Europei trasmessi in esclusiva da altri, o un’emittente dal budget ridotto può avere il suo occhio sulle Olimpiadi senza inviare degli operatori. Ma che succede se questo sistema prende piede anche per gli eventi istituzionali e politici? Che si dà un colpo secco e definitivo al pluralismo dell’informazione, e perfino alla libertà dei giornalisti di fare il loro lavoro. Ad uscirne frantumato, ovviamente, sarà il diritto del lettore e del telespettatore ad essere informato e a farsi un’idea personale e soggettiva, visto che ad essere disponibile sarà solo la versione ufficiale. Il passato coinvolgimento – in epoca pre-covid – di tutta la stampa accreditata, ha fatto in modo che Rec News potesse per esempio documentare l’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e il suo omologo russo Sergej Lavrov a Villa Madama, a Roma. Anche in quel caso si parlava di Siria, e il nostro sito ha potuto raccontare ai propri lettori tutto lo svolgimento dei lavori. Questa volta non potrà farlo, e sarà perché le testate che non dipendono dal governo sono state escluse dalla parte rilevante della Ministeriale.

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FREE SPEECH

Gayburg, Odg e Garante per la Privacy rispondono: “Ambito penale”

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Verna: “Fatti così come descritti sarebbero deplorevoli”. Il Garante: doglianze riguardano contenuti lesivi del diritto alla reputazione e del diritto all’immagine”

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Gayburg, Odg e Garante per la Privacy rispondono: "Ambito penale" | RN dir Zaira Bartucca

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha risposto alla richiesta di parere che il direttore di Rec News Zaira Bartucca ha inviato in data 19 marzo 2021, in cui si chiedeva all’organismo un ragguaglio su Gayburg. Il sito dal 2018 colpisce con cadenza quotidiana o pressoché quotidiana la giornalista tramite articoli falsi, calunniatori e diffamatori. Scrive il presidente dell’Odg Carlo Verna: “Con riferimento alla sua in oggetto, rappresentiamo che le competenze del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti sono stabilite dalla legge istitutiva n.69/1963 e in particolare dagli artt. 20 e 21-bis. Non rientra tra queste quanto da Lei richiesto”. Il direttore di Rec News, in particolare, chiedeva lumi circa i criteri di notiziabilità che i contenuti definiti di informazione devono avere, in considerazione del fatto che le invettive di Gayburg appaiano prive della forma, dei requisiti e della sostanza per essere definiti “notizie”. Allo stesso modo, si chiedeva la verifica della presenza dei titoli necessari per esercitare attività giornalistica da parte dell’autore di Gayburg, che continua a nascondersi dietro un comodo e strumentale anonimato e che presenta il prodotto delle sue farneticazioni come “informazione, attualità, cultura e notizie”.

“Pertanto – prosegue il presidente Verna – la invitiamo a rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per gli accertamenti di competenza sui fatti che così come da Lei descritti sarebbero deplorevoli (…) Spiacenti di non poterLe essere maggiormente d’aiuto, le porgiamo distinti saluti”. Indirizzando l’iscritta verso l’ordine regionale di competenza per l’esercizio di tutte le tutele necessarie, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha parlato dunque di “Autorità Giudiziaria”, allineandosi in tal modo alle considerazioni del Garante per la Privacy, destinatario, oltre che della richiesta di parere, di un reclamo inviato negli scorsi mesi.

Scrive il Dipartimento Libertà di Manifestazione dei Pensiero e Cyberbullismo del Garante per la Privacy: “Con riferimento alla segnalazione trasmessa dalla S.V. in data 10 gennaio 2021 ed alle successive integrazioni, si rappresenta che, sulla base degli elementi forniti, la questione rappresentata appare più propriamente riconducibile all’ambito penale, tenuto conto che le doglianze manifestate riguardano essenzialmente contenuti lesivi del diritto alla reputazione e del diritto all’immagine”. Proprio per tutelare la propria immagine e reputazione e quella della sito che dirige, il direttore di Rec News in data 2 aprile 2021 ha personalmente sporto un’altra querela presso un Comando della Legione Carabinieri contro il sito Gayburg e contro il sig. Pietro Bruno, in qualità di intestatario accertato del dominio al 2020. I contenuti violenti, in grado di incitare all’odio di genere, falsi, diffamatori e calunniatori caratterizzati anche dall’utilizzo di immagini controverse rimessi alle disponibilità delle Forze dell’Ordine (e in parte richiamati anche tramite le precedenti querele depositate presso la Procura della Repubblica di Roma), sono fino a questo momento 207. Per ogni singolo articolo, in apportuna sede, si provvederà a chiedere il risarcimento per i danni causati.

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