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E’ un Paese sul baratro – senza che la politica in eterna campagna elettorale se ne occupi minimamente – quello fotografato dagli ultimi dati Eurostat. Aumenta il tasso di persone ridotte in povertà, con redditi bassi, bassissimi o assenti, impossibilitati a far fronte a necessità primarie: secondo l’Istituto di Statistica in seno alla Commissione Europea sono 11,84 milioni.

La cifra lievita a 14,83 milioni – puntualizza Eurostat – se si includono nel conteggio i nuovi poveri, cioè quelle persone che già “non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali” o vivono in famiglie con un alto tasso di disoccupazione (in neolingua ufficiale, “bassa intensità lavorativa”). Sono i dati peggiori mai registrati dal 1995.

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   Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

   

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ECONOMIA

Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove

Con la scusa della fantomatica “crisi energetica”, il governo tenta di imporre nuovi divieti e di ottenere nuove privazioni. Le aziende “energifore” festeggiano l’aumento vertiginoso dei ricavi ma, paradossalmente, mandano bollette sempre più salate. Si pensa ad aumentare il debito pubblico regalando miliardi, ma nessuno parla di impianti di produzione di energia ecologici, poco costosi e in grado di generare migliaia di posti di lavoro: quelli che producono biogas

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Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove | Rec News dir. Zaira Bartucca

Metti un conflitto utile, che faccia passare l’idea – sotto l’ombrello dell’Agenda 2030 – che i rincari siano colpa di un presidente estero e che i sacrifici siano “necessari” e anzi inevitabili. Aggiungi miliardi che piovono a iosa sulle aziende in corsa per la transizione energetica e otterrai l’istantanea precisa dell’Italia in questo momento: un Paese dove ai cittadini non si vogliono garantire neppure i beni di prima necessità che servono al sostentamento dell’essere umano e alla sua sopravvivenza (acqua, gas, energia elettrica), e dove si costringono le aziende “energivore” a chiudere bottega perché hanno la colpa di “consumare troppo”.

Una narrazione, c’è da dire, tutta italiana, perché all’estero i governi non stanno utilizzando le guerre come una scusa per educare i cittadini alla povertà, al non avere a conti fatti nulla e a esserne pure soddisfatti. Vogliono che in Italia si impari – zitti e anzi contenti – a fare a meno di tutto. Ieri era in nome del covid, oggi del clima e dell’ambiente, domani chissà. Ma se guardiamo al pratico e mettiamo da parte la narrazione dei tg, scopriamo che il gas tradizionale non manca affatto (sono solo cambiate le rotte commerciali) e, soprattutto, le aziende “energifore” con la scusa della “crisi” stanno facendo affari d’oro. Enel nel primo semestre del 2022 ha aumentato i ricavi di oltre l’80%, Eni ha più che quintuplicato gli utili. Ma allora cosa sono questi nuovi costi in bolletta che vengono addossati a famiglie e a imprese? Mica qualcuno starà di nuovo speculando su crisi artefatte, mentre l’Antitrust dorme sonni tranquilli?

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Bisogna salvare il Paese dalla “crisi energetica” – quella reale, risolvibile accendendo il cervello e non facendo ulteriore debito pubblico – e anche da chi ci specula sopra. Basta caricare tutto sul groppone delle famiglie e delle imprese. Se si sta rischiando di passare un inverno più freddo del solito, non è colpa di Putin o di Zelensky, della Russia, dell’Ucraina, degli Usa o di Taiwan, ma – a limite – della mancanza di programmazione di questo governo e dell’incompetenza di molti politici.

E visto che a conti fatti non è cambiato quasi nulla a livello di approvvigionamento (perché la situazione non è come viene raccontata) se un’azienda ti fa pagare il triplo o il quadruplo di bolletta di luce e gas senza motivo, devi partecipare a una class action in cui chiedi di essere rimborsato o risarcito, non pagare e stare zitto nella convinzione che le tue tasse aumentate siano il riflesso di situazioni internazionali. Perché non è affatto così. E perché, poi, si dovrebbero regalare miliardi alle aziende per fare in modo che le speculazioni continuino, abbiano motivo di esistere e i cittadini si trovino sempre di fronte a costi insostenibili?

Se esiste un partito che non ha ancora interessi e azioni con le aziende energetiche, faccia il suo dovere e supporti i cittadini. Non servono altri 30 miliardi di debito pubblico, il progetto per aiutare l’Italia nel lungo periodo c’è già. Paesi europei come la Germania, la Francia e la Spagna utilizzano impianti con poco impatto ambientale per produrre gas biologico (biogas). Trasformano l’umido e gli scarti in energia a tariffa verde, che poi viene portata in migliaia di case e di aziende. La Germania ha più di 10mila fabbriche di questo tipo, in Italia aziende come la Tim o Sofidel e perfino o ospedali come il Niguarda e il San Raffaele hanno i loro impianti a biomassa che permettono loro grandi risparmi. Perché non estendere questo modello anziché piangere e cercare scuse per imporre ai cittadini nuove privazioni?

Il biogas si estrae dai rifiuti umidi, dalle erbacce, dagli scarti grassi e dai reflui animali, dai fanghi di depurazione (non solo dal mais, come dice, mentendo, qualcuno). Un solo impianto può alimentare anche 3000 abitazioni, può essere dotato di filtri che non fanno percepire cattivi odori dovuti al trattamento di liquami e può utilizzare i residui finali come concimi. Il costo per singolo impianto è di circa 20-30 milioni di euro. Quanti se ne farebbero con 30 miliardi? Quanto si risolverebbe, invece di creare ulteriore debito pubblico? Lo Stato guadagnerebbe autonomia energetica, creerebbe nuovi posti di lavoro e potrebbe contare su gas ed energia verde, come chiede l’Europa e anche un’Agenda applicata per favorire il depopolamento anziché un miglioramento ambientale e umano. Più impianti costruisci, meno dipendi dagli altri Paesi.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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ECONOMIA

Indici di investimento: che cosa sono e quale funzione svolgono

Nasdaq, Ftse Mib, Dow Jones, sono solo alcuni dei principali indici di mercato di cui si sente parlare, spesso senza che molti sappiano di cosa si tratti. Eppure colmare questa lacuna, soprattutto per chi investe, è importante

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Indici di investimento: che cosa sono e quale funzione svolgono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nasdaq, Ftse Mib, Dow Jones, sono solo alcuni dei principali indici di mercato di cui si sente parlare anche al telegiornale, senza che l’ascoltatore sappia, molto spesso, di cosa si tratti. Anche alcuni novelli investitori potrebbero non avere ben chiaro che cosa siano realmente gli indici di mercato. Colmare questa lacuna, soprattutto per chi investe, è importante, in quanto non si può operare sul mercato finanziario senza conoscere alla perfezione i significati dei termini e l’utilizzo specifico che viene fatto dei vari strumenti.

Che cosa sono gli indici di mercato

Gli indici di mercato sono dei panieri di titoli che vengono utilizzati per valutare l’andamento dei prezzi del mercato secondario di riferimento e che possono essere utilizzati come benchmark per Fondi di Investimento ed ETF. Per sapere che cosa sono gli ETF, potete leggere l’interessante articolo presente a questa pagina.

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La selezione dei titoli che vengono inseriti all’interno dello pseudo portafoglio costituente un particolare indice non avviene in modo casuale, ma secondo regole prestabilite da chi lo crea, solitamente un intermediario finanziario. Regole e criteri afferenti la selezione, ma anche il peso di ogni titolo all’interno del paniere, devono essere resi noti pubblicamente al fine di permettere agli investitori di comprendere al meglio le dinamiche del mercato a cui fa riferimento.

Selezione dei titoli e peso nella composizione dell’indice

Quando un intermediario finanziario o altra figura preposta crea un indice, deve adottare un sistema che permetta di determinare in modo chiaro e univoco:

  • la composizione: il paniere può essere composto da titoli selezionati in base all’asset class, alla capitalizzazione o ad altre caratteristiche del titolo stesso o dell’emittente, come il settore di attività, il luogo in cui opera e via dicendo;
  • il peso di ogni titolo: a seconda dell’indice, i titoli possono avere tutti lo stesso peso oppure pesi proporzionali alla capitalizzazione, alla flottazione o al prezzo di mercato.
Indici di investimento: che cosa sono e quale funzione svolgono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Indici di mercato: come funzionano

Gli indici forniscono agli investitori utili informazioni per quanto riguarda l’andamento dei prezzi e le fluttuazioni di un particolare mercato secondario di riferimento.

A seconda dei casi e delle finalità, possono essere utilizzati come semplici strumenti informativi che permettono di prendere visione dell’andamento generale del mercato, oppure come benchmark, ossia strumenti utilizzati per valutare le performance di portafogli, fondi di investimento, ma anche singoli titoli.

Utilizzando gli indici, gli investitori o i gestori dei fondi hanno la possibilità di rendersi subito conto se titoli e panieri performano meglio o peggio rispetto all’andamento generale indicato dall’indice. Questa valutazione permette ai professionisti, quando ritenuto necessario, di apportare delle modifiche al portafoglio al fine di migliorarne il rendimento oppure di crearne uno ad hoc, tarato sull’andamento dell’indice di mercato scelto come benchmark.

Quali fattori influenzano l’andamento di un indice

Gli indici di mercato non sono stabili, in quanto i prezzi dei singoli titoli tendono a subire oscillazioni costanti dovute ai seguenti fattori:

  • andamento finanziario della società emittente;
  • notizie, come fusioni o cambiamenti nella leadership, rilasciate dalla medesima società;
  • nel caso delle azioni relative a materie prime, la fluttuazione dei prezzi delle stesse;
  • notizie economiche e politiche di vario genere;
  • sentiment degli investitori.

Oltre che dalle oscillazioni dei prezzi dei singoli titoli, il valore dell’indice può essere influenzato anche dalle modifiche apportate alla composizione.

Quali sono gli indici di mercato più importanti

Nonostante gli indici di mercato siano numerosi, quelli principali sono relativamente pochi. In particolare, i più noti e utilizzati sono:

  • NASDAQ Composite: questo indice include tutte le società Americane ad oggi quotate nella Borsa Nasdaq
  • NASDAQ 100: a differenza del precedente, include le principali 100 società statunitensi non-finanziarie, il cui peso all’interno dell’indice è calcolato in base alla capitalizzazione di mercato
  • FTSE MIB: si tratta di un indice della Borsa di Milano e include le 40 società principali della Borsa Italiana, il cui peso, anche in questo caso, è calcolato in base alla capitalizzazione di mercato.

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ECONOMIA

La piattaforma online Semrush: sempre più italiani costretti a ricorrere ai prestiti per andare in vacanza. I rischi

Le ricerche online sui bonus vacanze aumentano del 50% in un mese, quelle per i prestiti veloci dell’85% rispetto all’anno scorso. Ma ci sono insidie per chi ricorre ai prestiti per attività che non hanno come obiettivo quello di generare capitale

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La piattaforma online Semrush: sempre più italiani costretti a ricorrere ai prestiti per andare in vacanza. I rischi | Rec News dir. Zaira Bartucca

Secondo i dati Confturismo Confcommercio, 28 milioni di italiani andranno o sono andati in vacanza in questa estate 2022. La crisi economica è dunque alle spalle? In realtà, no. Sempre più italiani ricorrono ad un prestito per poter pagare le vacanze. Un fenomeno che, a dirla tutta, era già stato denunciato negli anni passati da realtà che aiutano persone e aziende ad uscire da situazioni di sovraindebitamento, fenomeno che oggi, con una nuova crisi economica in corso, preoccupa ancora di più.

Secondo quanto rilevato da Semrush, da maggio a giugno 2022 sono aumentate del 50% le ricerche online riguardo il bonus vacanze, e le modalità per farne richiesta. Ma ciò che sorprende maggiormente è che a maggio 2022 le ricerche relative ai “prestiti veloci” sono aumentate di quasi l’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Guardando alle digitazioni fatte sui motori di ricerca in Italia, notiamo subito come la parola chiave ‘prestito’ sia digitata molto frequentemente, e da giugno 2020, anche se ancora in misura contenuta, inizia ad essere associata alla parola ‘vacanza’ nelle ricerche. – Commenta Chiara Clemente, Marketing Manager Italia di Semrush – Un chiaro segnale di come sempre più persone per andare in vacanza chiedano un prestito o valutino la possibilità di farlo”.

Ricorrere a prestiti per attività che non hanno come obiettivo quello di generare capitale in un momento in cui si è già in difficoltà e lo scenario economico è caratterizzato da una generale sofferenza ed una grande incertezza, può essere molto pericoloso.

Appare evidente come in Italia scarseggi la cultura finanziaria, e questo può portare a fare scelte azzardate, che quasi sempre hanno conseguenze nefaste. – Spiega Gianmario Bertollo, fondatore di Legge 3 – Negli ultimi due anni tra settembre e ottobre abbiamo registrato un aumento tra il 30 ed il 40% di richieste di aiuto da parte di persone che avevano chiesto prestiti per andare in vacanza, per poi rendersi conto che quelle piccole rate, andandosi a sommare a mutuo o affitto, bollette, spesa e altri prestiti, erano tutt’altro che sostenibili. Anche per il 2022 stimiamo dati molto simili, se non anche più alti. Quest’anno, inoltre, si è verificata una cosa ancora più preoccupante: decine di persone che sono consapevoli di avere già una situazione economica precaria, e chiedono se sia davvero così semplice uscire dal sovraindebitamento con la Legge 3 del 2012 migliorata dal 15 luglio con l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, per continuare a chiedere prestiti e andare in vacanza. In realtà, questi strumenti normativi aiutano chi si trova oppresso dai debiti suo malgrado, non i furbetti.” 

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