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Basta una parata per celebrare il 25 aprile e la Liberazione per mettersi al riparo dai rigurgiti fascisti, dalla soppressione delle libertà fondamentali, dalle falsificazioni strumentali e dalla censura imperante? Ovviamente no. Due anni di costruzioni e costrizioni pandemiche hanno reso il 25 aprile una ricorrenza stantìa, logorata e superata. Non c’è nulla da festeggiare, non ancora almeno, perché tra Green Pass, bavagli e colpi bassi a tutto ciò che non è asservito, il fascismo è tornato a galla. Lo si incontra in ogni fiducia schiaffata su provvedimenti che altrimenti non passerebbero, in ogni momento in cui il Parlamento non può fare le veci del popolo, in ogni attacco meschino e vigliacco a chi si permette di raccontare senza manomissioni, di dissentire e di avere un’opinione propria.

Lo si guarda dritto in faccia quando la stampa di regime utilizza determinati termini, trasformando dei nazisti in “difensori” e “nazionalisti”. Perché dopo il covid ora c’è un conflitto dove le parti sono invertite, e dove ci si affanna a trasformare i carnefici in vittime. Accade allora che proprio oggi – anniversario della Liberazione dal nazifascismo – si invochi la libertà per un popolo, quello ucraino, che di quel nazifascismo è ostaggio, ma non per richiamare la presidenza Zelensky alle sue responsabilità, con le sue vicinanze e connivenze. Piuttosto, per gridare contro il bersaglio di turno: non più il “no-vax” contagioso e pericoloso a prescindere, ma il presidente (Putin) colpevole di tutti i mali del pianeta che può permettere alla parte ignara e rabbiosa di popolo di concedersi i due minuti di odio descritti in 1984.

Per anni abbiamo sentito i cosiddetti democratici gridare al fascismo, invocarlo in ogni contesto quasi per il solo gusto di riesumarlo, perché nel ritorno e nel ricordo dell’avversario rintracciavano un fantasma in grado di legittimarli. Per oltre un decennio la Costituzione è stata scomodata solo per definirla “anti-fascista”, fondata sui princìpi che si sono materializzati dal dopoguerra e via discorrendo. Ma quando quel fascismo è tornato attuale con la moda dei dpcm e con l’idea che il diritto alla salute potesse cancellare tutti gli altri, quasi nessuno ha battuto ciglio. Quando la Costituzione è stata vilipesa e martoriata, il popolo della mascherina all’aperto ha pensato che fosse meglio tacere e farsi un’altra dose, così forse ogni dubbio sarebbe passato.

E anche ora che il battaglione Azov in Ucraina imperversa tra le fila dell’esercito regolare, nessun buonista ci vede nulla di allarmante. Anzi. Viva l’Italia, viva la Resistenza, viva i “difensori dei principi europeisti” (sai che bellezza). Basta mettere da parte le croci uncinate e i wolfsangel, darsi una ripulita con la compiacenza dei motori di ricerca come Google che hanno ben altri da far passare per criminali e il gioco è fatto. Occhio non vede (il nazista) e cuore non duole. Non quello dei “democratici”, ma della Democrazia, sì.

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca Twitter: @Zaira_Bartucca www.zairabartucca.it

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  1. Giuseppe Casamassima

    27 Aprile 2022 at 08:20

    Nel giorno simbolico della Liberazione dal nazifascismo gli italiani hanno inneggiato al regime fascista di Zelensky, che ha eletto il super nazista Bandera a proprio Eroe nazionale ! Ma a Milano si è andati anche oltre: alcuni manifestanti hanno sfilato coi simboli del battaglione d’Azov.
    Mi pare evidente che la cultura dell’antifascismo sta a zero. Del resto, in Italia essa fu sconfitta proprio tra il 1945 e il 1947, quando il potere popolare fu cacciato via dalle istituzioni più importanti, la cogestione operaia fu distrutta nelle industrie, i monopoli si ricostituirono, i profitti straordinari di guerra non furono mai tassati e fu boicottato dalla Zecca di Stato (addirittura !) il cambio forzoso della lira, che era stato programmato, tra mille difficoltà, per colpire la fuga all’estero dei capitali fascisti.

    Perciò, non è esatto dire che il fascismo ha rialzato la testa. Perché il fascismo è rimasto sempre vivo in Italia. Cosi come il basso livello salariale, l’emigrazione inarrestabile dei meridionali, le caste sociali protette, la Censura, i privilegi del Vaticano. Sono rimasti in vita anche i Savoia, causa dei mali dell’Italia. Mai processati da una corte marziale. E che sono tornati a mettere piede in Italia grazie al governo Berlusconi. E oggi reclamano la restituzione dei gioielli di famiglia. Domani, forse, arriveranno a chiedere anche un risarcimento per i danni morali ?

    I funzionari statali fascisti, di ogni ordine e grado, sono di fatto rimasti al comando di tutte le articolazioni essenziali dello Stato.

    Intendo dire che il fascismo è rimasto vivo nel livello profondo e nascosto dello Stato, che è quello fondamentale.

    Il senso comune tende a identificare lo Stato col parlamento e col governo. Invece lo Stato non è affatto questo.
    È solo un livello superficiale e visibile che, in quanto tale, assume talvolta anche caratteri circensi proprio per occultare l’esistenza di un livello più profondo, sottratto a qualsiasi controllo democratico da parte dei cittadini.
    E, tuttavia, anche in questo livello visibile, in cui compaiono anche ex bibitari, supermassoni e ciccioline, il fascismo non è mai scomparso.
    Al posto del monopartito del PNF c’è stato per 50 anni un blocco unico a guida DC. Poi 20 anni di berlusconismo. Ora lo specchietto per allodole degli Agenti del Gruppo Bildenberg (Renzi, Letta, Amato ecc) che ci ha riportato al monopartitismo fattuale, in regime bonapartista, a sostegno di un Mario Draghi. E con una legge elettorale antidemocratica e perdipiu’ offensiva per l’intelligenza stessa degli elettori.
    Questo nel livello visibile e superficiale dello Stato, che ne costituisce però solo la patina.

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OPINIONI

La reazione dei “democratici” alla morte di Zhirinovsky è deplorevole

All’anziano da tempo malato sono toccati i necrologi che spettano a tutti coloro che in vita si sono permessi di avere affetto verso la Patria e la bandiera, di avere posizioni Pro-life, di esprimere critiche sulle intoccabili consorterie arcobaleno e di mettere in discussione le ansie colonialiste americane. Ricordato anche per i suoi eccessi, certo, ma questo non scusa chi ha alzato troppo i toni

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La reazione dei "democratici" alla morte di Zhirinovsky è deplorevole | Rec New dir. Zaira Bartucca

Vladimir Zhirinovsky, leader del partito liberal-democratico, l’ha scampata tante volte ma questa volta se n’è andato davvero. Se il Cremlino lo ha – prevedibilmente – ricordato con parole di cordoglio e gratitudine, la reazione dei media “democratici” è stata come al solito esasperata. All’anziano da tempo malato sono toccati i necrologi che spettano a tutti coloro che in vita si sono permessi di avere affetto verso la Patria e la bandiera (in questo caso russa), di avere posizioni Pro-life, di esprimere critiche sulle intoccabili consorterie arcobaleno e di mettere in discussione le ansie colonialiste americane. Zhirinovsky viene ricordato anche per gli eccessi coloriti, certo, per le uscite fin troppo spontanee e a volte controverse, anche per le reazioni iraconde.

Ma questo può scusare frasi che, in Italia, parlano del “peggio che la Russia abbia mai prodotto”, confezionate su chi – ormai – non può più rispondere? E che dire di chi – come Radio Svoboda – lo definisce il “precursore del fascismo” ignorando contemporaneamente i nazisti del battaglione Azov che stanno mettendo a ferro e fuoco l’Ucraina, portando avanti esecuzioni sommarie contro gli ucraini sospettati di essere russi? Se Zhirinovsky – arzillo nonno dalla storia politica solida e coerente (fondò il suo partito assieme a Vladimir Bogačëv nel lontano 1990) è un “clown”, cosa sarà chi siede sullo scranno più alto di Kiev, porta avanti una politica dittatoriale e ha un passato – per alcuni anche un presente – da giullare?

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Anniversario dell’Unità d’Italia, cosa accadde 161 anni fa e perché oggi c’è ben poco da festeggiare

Dal Regno di Sardegna la legge storica che proclamò la nascita di un altro Regno. Poi i passi che portarono alla nascita dello Stato vero e proprio. La strada da fare, però, è ancora tanta, soprattutto se si pensa ai diritti recentemente negati

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Anniversario dell'Unità d'Italia, cosa accadde 161 anni fa e perché oggi c'è ben poco da festeggiare | Rec News dir. Zaira Bartucca

La data di oggi, il 17 marzo, coincide con l’Anniversario dell’Unità d’Italia (soprattutto dopo i festeggiamenti del centocinquantenario del 2011), ma pochi ricordano quali sono stati gli eventi che hanno portato a quella che si chiama Unità. Messa da parte la controversia strumentale ancora attuale che riguarda il Meridione, dimenticato (ma solo per un attimo) lo sterminio di massa e le ruberie subite dal Sud occultati e mai ammessi dalle Istituzioni (nemmeno dal presidente della Repubblica che è siciliano), è il caso di concentrarsi sulla ricorrenza in sé per sé, quella che coincide con la proclamazione del Regno d’Italia.

Tutto partì dal Regno di Sardegna sabaudo e dalla promulgazione della legge numero 4671 con cui Vittorio Emanuele II assunse la carica di sovrano del Regno d’Italia. Nel 2012 una legge individuerà – paradossalmente – l’evento come simbolo dell’Unità d’Italia, che in quel momento era ancora monarchica. Per l’Unità vera e propria – progetto inizialmente nato sotto la spinta francese e dei potentati occulti dell’epoca (non a caso il Tricolore ricalca quello francese, dove al posto del verde c’è il blu), bisognerà tuttavia aspettare l’annessione di diverse zone (nella cartina, in basso). Il lavoro da fare per giungere allo Stato per come lo conosciamo, anche a quel punto sarà ancora tanto: solo l’istituzione del Paramento e la Costituzione del 1948 nata dallo Statuto Albertino – negli ultimi due anni ignorata, martoriata e vilipesa come non mai – pone formalmente l’Italia al livello del resto delle (cosiddette) democrazie.

Oggi si festeggia anche la Carta Costituzionale, ma il riconoscimento di quanto contiene in termini di diritti garantiti non è mai stato così lontano. Mentre Mattarella si è appellato agli “ideali di libertà e democrazia”, l’Italia è ancora ostaggio di strumenti vessatori e anticostituzionali come il Green Pass, troppo occupata ad identificare la Russia come una dittatura per vedere il regime che vige in casa propria. Troppo risoluta, in poche parole, a guardare alla trave che è nel suo occhio.

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OPINIONI

Nemmeno gli atleti disabili sfuggono alla furia cieca dei democratici e pacifisti a fasi alterne

Gli stessi comitati sportivi che parlano tanto di integrazione e di inclusione hanno chiuso la porta in faccia a degli atleti che hanno un’unica colpa: essere russi

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Paralimpiadi, emmeno gli atleti disabili sfuggono alla furia cieca dei democratici e pacifisti a fasi alterne | Rec News dir. Zaira Bartucca

Dopo i direttori d’orchestra, gli allenatori e i cantanti, alla furia cieca dei democratici e pacifisti a fasi alterne non sono sfuggiti neppure gli atleti disabili che si erano classificati alle Paralimpiadi Invernali di Pechino 2022, esclusi dalle competizioni dal Comitato Paralimpico Internazionale. Anni e anni di duro lavoro cestinati per volontà politiche. Ebbene sì, gli stessi comitati sportivi che parlano tanto di integrazione e di inclusione, hanno chiuso la porta in faccia a degli atleti che hanno un’unica colpa: essere russi. Essere nati a Mosca o a San Pietroburgo, essere sotto una determinata bandiera. Dopo il Green Pass, un altro momento di discriminazione estrema segna il 2022 e lo avvicina ancora di più a uno scenario da seconda guerra mondiale. Una volta il nemico comodo e sempre e comunque era ebreo, oggi è russo.

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OPINIONI

Negoziati tra Ucraina e Russia, la soluzione che metterebbe tutti d’accordo

La Crimea ceduta alla Russia, ma smilitarizzata. L’Ucraina che diventa la Svizzera dell’Est e dimentica ogni intromissione esterna. La via d’uscita c’è, finché siamo ancora in tempo

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Negoziati tra Ucraina e Russia, la soluzione che metterebbe tutti d'accordo | Rec News dir. Zaira Bartucca

Portare la Pace in Ucraina e non la guerra, finché il mondo è ancora intero. Spero che questo messaggio arrivi a voi governanti, Amici e Fratelli. La guerra non la fanno i politici ma le famiglie, i padri, i figli. Nessun Paese la vuole. La guerra si fa per le risorse, per creare una crisi economica o per affermare la supremazia di un organismo o di uno Stato sull’altro. Quando passa, rimane solo dolore e odio. Macerie e disperazione. Tutto quello che è stato fatto con sudore e intelligenza viene distrutto. L’Ucraina è in condizione di difficoltà: Putin rivendica parti di territorio e vuole evitare l’intromissione della NATO. Il rischio concreto è però che a farne le spese siano come sempre i civili. Questo fa in modo che sia difficile, oggi, per gli ucraini pensare ai russi come un popolo fratello e amico.

Ma gli ucraini sono un popolo forte e intelligente, da sempre, che sa considerare nel giusto modo le pressioni che provengono dalla Russia e dalla stessa Ue. Un popolo fiero, che rivendica il proprio diritto a essere libero da ogni pressione esterna e a ottenere la propria completa neutralità. L’Ucraina non deve essere più una corda da tirare in attesa che si spezzi, ma deve diventare la Svizzera dell’Est. Se la Russia lavora all’autonomia ucraina, avanzi proposte e rimedi ai propri recenti errori, senza cedere alle provocazioni di un’Unione europea che mette ora l’ingresso dell’Ucraina sul tavolo per allontanare i negoziati e le trattative.

Gli interventisti lodano l’invio di armi a Kiev e trattano le notizie come se raccontassero la trama di un film, con le immagini degli sfollati e le dichiarazioni sui bombardamenti a tappeto, senza rassicurazioni, senza dare spazio a resoconti seri sui negoziati. Qualcuno ha idea di quale isteria sta provocando questa narrazione in Ucraina e quali preoccupazioni sta creando nella comunità ucraina presente in tutto il mondo? Cosa succederà se si parla continuamente e impropriamente di bombe e di bombe atomiche? Chi si sente costantemente minacciato, farà partire davvero la bomba. Non bisogna fare l’errore di mettere qualcuno all’angolo, come se non ci fosse via d’uscita, perché le cose non stanno così. Ci sono dei negoziati avviati e c’è, per ora, la possibilità di conservare la propria integrità e di fermare una guerra che diventerebbe europea e mondiale.

Non ci sono vincitori e vinti in momenti come questi, ma solo la volontà di preservare la Pace nel mondo, anche se questo significa rinunciare a qualche territorio conteso. Se la Russia vuole la Crimea se la prenda, assumendo però l’impegno scritto che nessuna arma deve essere presente sul suo territorio. E’ una soluzione bilanciata che ha vantaggi reciproci. E’ una buona soluzione di compromesso. L’Ucraina staccherebbe i legami con la Crimea, e la Russia dal canto suo consentirebbe il transito delle persone, considerandolo un territorio di frontiera.

Chi è morto per l’Ucraina, lo ha fatto sognando una terra libera, che usa le sue risorse per la sua ricchezza e la sua crescita, che è in grado di restituire prosperità al suo popolo. Vi racconto l’Ucraina di oggi: mentre centinaia di migliaia di persone scappano verso l’Europa, chi è in Ucraina vive momenti di preoccupazione estrema. Manca il latte per i bambini e le madri sono gettate nella disperazione. Gli aiuti si fermano ai confini, pronti, in alcuni casi, a essere oggetto di speculazioni. Le città sono isolate. Sono le basi giuste per esasperare un popolo, che non farà l’errore di voler trovare un nemico a tutti i costi, ma saprà individuare le responsabilità della politica. L’Ucraina non sarà il cimitero della Russia e dell’Europa, e nemmeno il loro deposito di armi. Pensiamo al futuro, alla vita e alla pace per tutti, conviene a tutti.

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Ieri, oggi e domani

Politicamente non sopravviverà praticamente nessuno. La politica è a pezzi e l’economia è al collasso, ma il governo continua ad aggrapparsi al PNRR, incurante del debito pubblico mostruoso che genererà. Le attività commerciali sono…

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Ieri, oggi e domani | Rec News dir. Zaira Bartucca

Ieri, oggi e domani. Politicamente tra i responsabili delle varie nefandezze non sopravviverà praticamente nessuno, ognuno per un motivo o per l’altro ha perso fiducia e consenso. La politica è a pezzi e l’economia è al collasso, ma il governo continua ad aggrapparsi al PNRR, incurante del debito pubblico mostruoso che genererà. Le attività commerciali sono condannate al fallimento causato dal Green Pass, e chi non lo vuole utilizzare non può accedere a servizi essenziali come quelli postali. Le nuove regole discriminatorie e anticostituzionali, in pratica impediscono di spedire un pacco o di pagare una bolletta se non ci assoggetta agli obblighi del Ministero delle Finanze, che ha bloccato i terminali delle poste pur di ottenere il risultato di lasciare fuori dalla vita sociale ed economica chi non si vuole vaccinare.

Qualcuno, i ministri Franco (MEF) o Giorgetti (MISE), il governo e perfino l’opposizione che resta in silenzio, dovrà pur prendersi la responsabilità per la continua violazione dei Diritti Umani e per le discriminazioni create dal governo. Un’opposizione seria chiederebbe dimissioni immediate di chi si è reso colpevole della rovina della vita degli italiani, invece non si fa che prendere in giro i cittadini con litigi finti a cui non crede nessuno. Quanto può reggere la sicurezza nazionale se le leggi non valgono più nulla? Il governo viene avvertito come “criminale”, e qualcosa vorrà dire. Dov’è finita la Costituzione? Dov’è l’anima dei politici e l’anima del Paese? Il governo non può reggere a lungo con queste premesse, e certo a tenerlo insieme non sarà un centrodestra che in realtà non esiste da parecchio tempo. Il grande centro? Finché ci sono le vecchie facce, la politica sarà sempre condannata al fallimento e a non avere consenso.

La situazione nelle aziende è drammatica. Le bollette per molte famiglie saranno insostenibili, l’aumento di prezzo è praticamente su tutto ma a questo non corrisponde la possibilità di sostenere i rincari: le imprese falliscono o non hanno più clienti (grazie Green Pass). Si viene licenziati o si va in “smartworking” diventando sempre più poveri e precari. Sono questi i veri problemi dei cittadini, non le sedie di fine legislatura. Sono problemi da risolvere, non da creare, ma più che nominarli non c’è la volontà, da parte di chi può, di trovare una soluzione. Quando vedo Salvini e la Meloni che fingono di litigare assieme agli altri penso che sono già il passato, come le pagine di un libro di storia. Finché si darà spazio ai loro battibecchi, si continuerà a danneggiare il presente. Pensare che chiunque sarebbe in grado di fare di meglio.

Abbiate il coraggio di opporvi davvero sul Green Pass, che va tolto subito, da domani, per la sua capacità di far perdere tempo e soldi e per la sua inutilità. Il vaccino deve essere una libera scelta delle persone, non un’imposizione. Il PNRR è un fuoco di paglia, uno strumento che getterà l’Italia in una fornace di debiti da cui potrebbe non risalire mai, ma questo è meglio non dirlo.

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