Seguici

OPINIONI

Festeggiare la democrazia quando non ce n’è

Mentre si fanno le parate, il fascismo è tornato a galla. Lo si incontra in ogni fiducia schiaffata su provvedimenti che altrimenti non passerebbero, in ogni momento in cui il Parlamento non può fare le veci del popolo, in ogni attacco meschino e vigliacco a chi si permette di raccontare senza manomissioni. Per non parlare della ripulita mediatica del battaglione neo-nazista Azov

25 aprile e Liberazione, festeggiare la democrazia quando non ce n'è | Rec News dir. Zaira Bartucca

Basta una parata per celebrare il 25 aprile e la Liberazione per mettersi al riparo dai rigurgiti fascisti, dalla soppressione delle libertà fondamentali, dalle falsificazioni strumentali e dalla censura imperante? Ovviamente no. Due anni di costruzioni e costrizioni pandemiche hanno reso il 25 aprile una ricorrenza stantìa, logorata e superata. Non c’è nulla da festeggiare, non ancora almeno, perché tra Green Pass, bavagli e colpi bassi a tutto ciò che non è asservito, il fascismo è tornato a galla. Lo si incontra in ogni fiducia schiaffata su provvedimenti che altrimenti non passerebbero, in ogni momento in cui il Parlamento non può fare le veci del popolo, in ogni attacco meschino e vigliacco a chi si permette di raccontare senza manomissioni, di dissentire e di avere un’opinione propria.

Lo si guarda dritto in faccia quando la stampa di regime utilizza determinati termini, trasformando dei nazisti in “difensori” e “nazionalisti”. Perché dopo il covid ora c’è un conflitto dove le parti sono invertite, e dove ci si affanna a trasformare i carnefici in vittime. Accade allora che proprio oggi – anniversario della Liberazione dal nazifascismo – si invochi la libertà per un popolo, quello ucraino, che di quel nazifascismo è ostaggio, ma non per richiamare la presidenza Zelensky alle sue responsabilità, con le sue vicinanze e connivenze. Piuttosto, per gridare contro il bersaglio di turno: non più il “no-vax” contagioso e pericoloso a prescindere, ma il presidente (Putin) colpevole di tutti i mali del pianeta che può permettere alla parte ignara e rabbiosa di popolo di concedersi i due minuti di odio descritti in 1984.

Per anni abbiamo sentito i cosiddetti democratici gridare al fascismo, invocarlo in ogni contesto quasi per il solo gusto di riesumarlo, perché nel ritorno e nel ricordo dell’avversario rintracciavano un fantasma in grado di legittimarli. Per oltre un decennio la Costituzione è stata scomodata solo per definirla “anti-fascista”, fondata sui princìpi che si sono materializzati dal dopoguerra e via discorrendo. Ma quando quel fascismo è tornato attuale con la moda dei dpcm e con l’idea che il diritto alla salute potesse cancellare tutti gli altri, quasi nessuno ha battuto ciglio. Quando la Costituzione è stata vilipesa e martoriata, il popolo della mascherina all’aperto ha pensato che fosse meglio tacere e farsi un’altra dose, così forse ogni dubbio sarebbe passato.

E anche ora che il battaglione Azov in Ucraina imperversa tra le fila dell’esercito regolare, nessun buonista ci vede nulla di allarmante. Anzi. Viva l’Italia, viva la Resistenza, viva i “difensori dei principi europeisti” (sai che bellezza). Basta mettere da parte le croci uncinate e i wolfsangel, darsi una ripulita con la compiacenza dei motori di ricerca come Google che hanno ben altri da far passare per criminali e il gioco è fatto. Occhio non vede (il nazista) e cuore non duole. Non quello dei “democratici”, ma della Democrazia, sì.

Adv

Ora di tendenza