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Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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LETTERE

Cinquantenario dei Bronzi, bene appoggio della Regione Calabria ma serve progettualità

di Antonio Trifoli*

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Cinquantenario dal ritrovamento dei Bronzi, bene appoggio della Regione Calabria ma serve progettualità | Rec News dir. Zaira Bartucca

di Antonio Trifoli – sindaco di Riace
Intendiamo manifestare il nostro pieno compiacimento e plauso alla Regione Calabria, al Presidente, al Vicepresidente ed alla Giunta tutta, per l’importante stanziamento di 3 milioni di euro che hanno deciso di destinare al programma nazionale e internazionale in occasione del 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace per le importanti celebrazioni e progettualità. La Regione manifesta attenzione verso una delle nostre meraviglie artistiche, archeologiche, storiche culturali e, insieme, lungimiranza strategica volendo connotare un programma ambizioso, di ampio respiro che possa offrire alla dimensione dei Bronzi un giusto profilo mondiale. Tale scelta concreta costituisce una grande occasione di visibilità per l’intero territorio, un’ampia opportunità di sviluppo e di valore occupazionale, un investimento turistico-culturale di primissimo livello.

Ci pare assai saggia anche l’idea di riunire un Comitato di coordinamento interistituzionale per le linee programmatiche. La sola problematica che vediamo all’orizzonte di questa magnifica iniziativa è il fattore tempo. Da Istituzione deputata, congiuntamente con la Fondazione Italiani, da oltre un anno siamo partiti nell’ideazione e attuazione di un programma da mettere in piedi in occasione del 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, coinvolgendo anche una serie di partner e soggetti pubblici e privati di alto spessore. Tale attività ha richiesto tempo e la maturazione di dati percorsi che intendiamo mettere a disposizione del Comitato di coordinamento. Siamo certi che la Regione Calabria vorrà avvalersi di tutto il lavoro da noi faticosamente prodotto e delle alte professionalità che vi stanno dedicando impegno, abnegazione e amore.

Le attività che abbiamo previsto e che potranno certamente arricchirsi dei meritori contributi del Comitato di coordinamento, in assoluta sinergia e cooperazione, consentiranno di realizzare un progetto di insieme con una visione che sconfina i confini della nostra terra, e concretizza un progetto mai visto prima della Calabria per l’Italia e della Calabria per il mondo. Siamo da subito a disposizione perché il poco tempo che ci divide dalla ricorrenza possa essere ottimizzato. Il nostro Coordinamento scientifico, tecnico e artistico, è pronto sin da ora a farsi carico delle attività organizzative e realizzative fianco a fianco con la Regione Calabria.

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LETTERE

L’Esenzione dal vaccino diventa digitale (quasi un pass parallelo). Come evitare di perderla e come richiedere la delibazione

di Roberto Martina*

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L'Esenzione diventa digitale. Come evitare di perderla e come richiedere la delibazione | Rec News dir. Zaira Bartucca
di Roberto Martina
*Avvocato ALI

Il DPCM 4 febbraio 2022, pubblicato sulla G.U. del 7/02/2022, ha previsto l’onere per coloro che sono in possesso di certificati di esenzione o differimento già rilasciati, di chiedere al “medico certificatore” il caricamento dei dati del certificato di esenzione sulla piattaforma TS al fine di trasformare quel certificato cartaceo in uno digitale. La richiesta dovrà essere fatta dall’interessato entro 20 (venti) giorni dalla pubblicazione, ossia entro il 27 febbraio 2022, a pena di perdita di efficacia dell’esenzione.

Si è creato in tal modo un nuovo “green pass”, denominato CUEV, che funziona con lo stesso meccanismo del certificato verde covid-19, il cui scopo avrà un triplice beneficio (solo per lo Stato) di censire gli italiani e la loro condizione sanitaria, di scremare la platea degli over 50 cui irrogare le sanzioni per la violazione dell’obbligo vaccinale e di contrastare le esenzioni.

E’ necessario ripeterlo: se non si richiede la delibazione l’immissione del vecchio certificato nel nuovo sistema digitalizzato – o la si richiede oltre i 20 giorni – la sua efficacia verrà meno.

Avvocati Liberi ha predisposto un modello di richiesta che ciascun interessato dovrà inviare ai destinatari (medico certificatore e medico di base) al fine interrompere il termine dimostrando di aver comunque effettuato la richiesta di registrazione entro il 27 febbraio. In ogni modo si consiglia di recarsi personalmente presso il proprio medico di famiglia o da quello che ha certificato (anche ASL o hub) cui richiedere di provvedere all’adempimento.

Il modello di richiesta è scaricabile attraverso il seguente link.

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LETTERE

Sanremo, come ogni anno si rinnova squallore abissale

Comunicato stampa congiunto della Chiesa Ortodossa Italiana e della Chiesa Anglicana del Caribe e della Nuova Granada*

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Sanremo, come ogni anno si rinnova squallore abissale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Comunicato stampa congiunto della Chiesa Ortodossa Italiana e della Chiesa Anglicana del Caribe e della Nuova Granada*

Come ogni anno, tutta Italia è spettatrice di uno squallore abissale del Festival di Sanremo. Il Festival della “Canzone Italiana” deve servire in un certo senso a promuovere la cultura della nostra nazione, ma negli ultimi anni è accaduto che gli autori di questo “Festival” in concerto con la dirigenza Rai promuovono un fortissimo odio per la religione soprattutto per il Cristianesimo in generale. Non contenti della corona di spine di Fiorello della scorsa edizione, anche quest’anno il dirigenti Rai superano se stessi autorizzando il cantante Achille Lauro a mettere su una sceneggiata oscena e disgustosa nei confronti di tutti i credenti Cristiani. La dirigenza della Rai con gli autori del Festival di Sanremo non sono mai contenti del poco, anzi, si spingono sempre sul molto. Non contenti di aver pubblicizzato lo sballo stupefacente in una delle scorse edizioni del festival, adesso cosa vediamo, la dissacrazione del più importante sacramento della cristianità al quale credono miliardi di persone in tutto il mondo, il Battesimo.

La “penosa esibizione” e “indecoroso scempio” come ha denunciato il vescovo Cattolico Romano di Sanremo mons. Antonio Suetta è un’offesa alla maggioranza  del popolo italiano che nella cultura cristiana è nato e si riconosce. E’ una vergogna che la RAI, al cui sostentamento anche noi cristiani contribuiamo pagando il canone, si faccia sempre più spesso portatrice di istanze offensive per la nostra fede. Noi tutti ci siamo rattristati molto nel vedere tutto questo, e ci ha profondamente offeso questo spettacolo blasfemo, stupido e fuori luogo al quale non possiamo stare “zitti e buoni”. La Chiesa Ortodossa Italiana e la Chiesa Anglicana del Caribe e della Nuova Granada ritiene che, non debba assolutamente essere permesso di offendere pubblicamente la cultura religiosa di una Popolazione Cristiana come lo è l’Italia per una questione di sensibilità e rispetto di tutti.

Ci chiediamo: perché sull’argomento Dio ognuno si sente libero di fare e di dire quel che vuole? Perché nessuno pensa che al di là dello schermo televisivo c’è gente che vede in quei simboli il senso della sua vita? Perché nessuno pensa che esiste anche una sensibilità religiosa? La fede non è una tessera di partito, è vita! E se si offende la fede stai offendendo la vita di tantissimi anziani, bambini e famiglie che trovano nella fede in Cristo il senso della propria esistenza. Chiediamo che, almeno nelle prossime puntate ci siano risparmiate delle manifestazioni disgustose da parte di chi vuole offendere la religione oppure ne vuole fare un motivo di “pubblicità” promuovendo culture che sono lontane “anni luce” dalla cultura della nostra nazione e dalla cultura nobile della Canzone italiana.

*Mons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

*Mons. Damiano Ercole Di Lernia
Arcivescovo Titolare della Diocesi Anglicana Italiana
della Chiesa Anglicana del Caribe e della Nuova Granada

*Mons. Richard Marty de Melans
Vescovo ortodosso di Nizza, Monaco e Ventimiglia

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LETTERE

Sul Referendum della Giustizia

di Vincenzo Musacchio*

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Sul Referendum della Giustizia | Rec News dir. Zaira Bartucca

I quesiti referendari depositati presso la Corte di Cassazione sono sei e toccano diversi aspetti dell’ordinamento giudiziario vigente. Il primo quesito riguarda la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura. Il quesito ha lo scopo di modificare le candidature e le nomine dei magistrati che fanno parte del CSM. In sostanza si vuole abrogare l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto, di trovare da venticinque a cinquanta firme per presentare la candidatura. Secondo i promotori, infatti, l’attuale sistema imporrebbe a coloro che si vogliano candidare di dover ottenere la benedizione delle correnti o, il più delle volte, di essere a esse iscritti. Diciamo un quesito pressoché inutile e superfluo che non cambierebbe nulla dell’attuale assetto correntizio. Il secondo quesito tocca la responsabilità civile dei magistrati.

Oggi la responsabilità civile dei magistrati è regolata dalla legge del 13 aprile 1988 n. 117 (c.d. legge Vassalli), poi modificata nel 2015, che nella sostanza non sancisce una responsabilità diretta del magistrato, bensì dello Stato. Conseguentemente, qualora un soggetto ritenga di aver subito un danno, può agire solo nei confronti dello Stato, salvo l’eccezione prevista dall’art. 13, comma 1 della legge Vassalli, ai sensi del quale se il magistrato ha causato un danno commettendo un reato, è possibile procedere con l’azione civile per il risarcimento nei confronti del magistrato e dello Stato. Il risarcimento è comunque sempre a carico dello Stato, nel senso che non è possibile fare causa solo e direttamente al magistrato. Per sommi capi questa è la regolamentazione attuale.

I promotori del quesito ritengono che il magistrato debba rispondere personalmente – e non “tramite” lo Stato – per i danni causati alle parti, invocando a sostegno di questa posizione l’art. 28 Cost. ai sensi del quale “i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti”. Non condivido il quesito referendario, ma sono a favore di una modifica dell’attuale legislazione. Si potrebbe rivedere, ad esempio, la modalità di accertamento della responsabilità civile del magistrato e la composizione dell’organo che dovrà decidere.

Per evitare che i magistrati sbaglino, tuttavia, la cura migliore resta la selezione e la valutazione seria delle loro attitudini professionali. Il terzo quesito riguarda il procedimento di valutazione dei magistrati. Chi è del mestiere sa benissimo che la valutazione quadriennale del magistrato è esperita dal CSM in conformità a un parere motivato del Consiglio giudiziario del distretto in cui si presta servizio. Quest’ultimo parere non è vincolante per il Consiglio Superiore, che formula in maniera autonoma il giudizio finale (positivo, non positivo o negativo). Prima della decisione, il Consiglio può, se necessario, compiere nuovi approfondimenti. Su questo quesito la critica più accettabile e quindi condivisibile è senza dubbio quella riguardante il fatto che la procedura sia del tutto “interna”, nel senso che a decidere siano solo soggetti appartenenti alla magistratura.

È evidente una sovrapposizione sconveniente tra “valutatore” e “valutato”. Questo, di fatto, potrebbe rendere poco credibili le valutazioni e favorire non di rado la logica corporativa. Cambiare la modalità di valutazione non sarebbe un male se fatta con spirito costruttivo e non di vendette corporativistiche. Il quarto quesito riguarda la separazione delle carriere dei magistrati. Su questo mi sono più volte espresso. È nota la mia posizione sul tema: sono favorevole alla separazione delle carriere. Non da ora ma dai tempi dell’entrata in vigore del codice Vassalli che peraltro fu mio maestro e con il quale discussi a lungo proprio sul tema. Come Giovanni Falcone, sono favorevole alla separazione delle carriere poiché ritengo che ogni processo si debba svolgere concretamente nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.

Non ritengo sia giusto che i giudici facciano corpo unico con le procure. Questa separazione porterà il giudice ad avere una maggiore autonomia, quella che poi sancisce la nostra Carta Costituzionale. Detta in maniera più elementare: l’accusa deve provare la colpevolezza dell’imputato; la difesa, deve provare la non colpevolezza dell’imputato; il giudice, valuta e decide in maniera imparziale. L’anomalia che andrebbe eliminata, in conformità a quanto poco prima spiegato, è che il giudice per essere imparziale non possa far parte della stessa compagine del pubblico ministero. Il quinto quesito referendario riguarda gli eventuali abusi dell’uso delle misure cautelari. La materia delle misure cautelari è particolarmente complicata. Più che di abuso parlerei di eccessivo ricorso alle misure cautelari privative della libertà personale.  

Le misure cautelari detentive e patrimoniali sono e dovrebbero essere l’extrema ratio, di un sistema, ma negli anni si sono trasformate spesso in un giudizio anticipatorio della sanzione penale. È proprio quest’aspetto che non condivido e che rappresenta una grave violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza. Su questo tema ovviamente ci sarebbe bisogno di un maggior approfondimento che in tal contesto purtroppo non è possibile fare. Il sesto quesito riguarda l’abrogazione del decreto legislativo del 31 dicembre 2012 n. 235 in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190.

Condivido totalmente la normativa che prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna. Concordo in pieno con l’orientamento della Corte Costituzionale quando afferma, in una recente pronuncia del 2021, che la norma censurata, con la previsione di determinati requisiti di onorabilità degli eletti, miri a garantire l’integrità del processo democratico e la trasparenza e la tutela dell’immagine dell’amministrazione. Cosa cambierebbe se dovessero passare tutti o parte dei quesiti referendari dipende da cosa passa e che effetto poi avrà nella pratica attuazione. In Italia siamo abituati a vedere molti referendum passati con votazioni bulgare e poi vanificati nella pratica attuazione (penso al referendum sull’acqua pubblica, ad esempio).

Mi auguro soltanto che qualsiasi cosa passi o sia bocciata, sia unanimemente riconosciuta, senza pregiudizio alcuno, poiché un referendum è e resta sempre un esercizio di democrazia e non una riproposizione dell’inquisizione medievale. Con esso si pone in evidenza un tema degno della valutazione di chi detiene l’esercizio della sovranità popolare. Per questo invito tutti ad andare a votare e a esprimere liberamente la propria opinione secondo scienza e coscienza.

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