Periodico di Inchieste

Golden Visas, lo scandalo dei “visti d’oro” approda in europarlamento


Decise misure nei riguardi di Cipro e Malta. Il PPE: “Tutelare il giornalismo investigativo indipendente che ha permesso di svelare minacce alla sicurezza come questa”



L’inchiesta “Golden Visas” di un gruppo di giornalisti investigativi provenienti tutto il mondo – tra cui Daphne Caruana Galizia – non è nuova, ma è in questi giorni che l’europarlamento ha deciso di mettere mano alla vicenda sottesa, nel tentativo di porre rimedio alle “minacce alla sicurezza” che si sono verificate e che si possono verificare tutt’oggi. A essere interessati dal fenomeno, gli Stati membri dell’Ue, come Bulgaria, Cipro, Ungheria, Malta e Portogallo.


Nel pratico, quando si parla di “Visti d’oro” ci si riferisce all’acquisto di permessi di soggiorno o della stessa cittadinanza europea da parte di extra-comunitari anche facoltosi, che – spiegano dall’ufficio stampa del PPE, “partecipano a determinati regimi di investimento” per giungere a tale mercato illegale. “Dopo anni di ritardo – chiosano i popolari – la Commissione europea è ora pronta a intensificare e ad agire contro questi regimi nel caso di Cipro e Malta. Offrire la cittadinanza in cambio di denaro sta minando la base stessa della nostra democrazia, e tali pratiche in uno Stato membro stanno interessando tutti i 27 membri dell’Ue”.


Il Gruppo ha sottolineato inoltre “l’importanza del giornalismo investigativo” perché – è stato rilevato – gli sforzi veramente internazionali per fermare i regimi di citizen-for-cash sono diventati possibili grazie agli sforzi di un gran numero di giornalisti investigativi dedicati e coraggiosi, provenienti da un certo numero di Paesi. Siamo veramente grati per il loro lavoro. Hanno rivelato come le persone a cui è stato permesso di rimanere all’interno dell’Ue stavano causando una minaccia alla sicurezza. Molti dei beneficiari di questi regimi hanno accumulato la loro ricchezza attraverso il riciclaggio di denaro e la corruzione o sono membri chiave di dittature oppressive”.


Un sistema alimentato da chi non aveva remore a “pagare un extra” con il fine si saltare la filiera dei controlli, rappresentando in tal modo una minaccia alla sicurezza degli Stati che si va ad aggiungere alle altre. I canali scelti erano quelli burocratici, in grado di passare inosservati e maggiormente blindati, ma non per questo invisibili al team di giornalisti investigativi che sono stati in grado di far emergere la problematica. I membri trasversali del gruppo di lavoro sui Media, hanno inoltre richiamato l’attenzione della Commissione Europea per assicurarsi che “dia seguito a tutte le rivelazioni dei giornalisti”.


“E’ nostro dovere – è stato detto – sostenere i giornalisti che sono stati in grado di rivelare i fatti su questa minaccia alla nostra democrazia. La democrazia ha bisogno di protezione e di giornalismo investigativo indipendente“.


beenhere

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