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C’è una società che sta cambiando. Non è solo quella del post-covid19, tristemente più avvezza all’asocialità, alla distanza, abitata da malati immaginari. E’ una caratterizzata da un “malessere profondo”, abilmente delineata dal poliedrico Armando Siri. Conosciuto per proposte economiche che si sono imposte nel dibattito, il senatore ha di recente raccolto una sfida di natura sociologica.

Lo ha fatto con un libro, quel “Dipende da te – Pensieri e appunti su una nuova società” che disegna uno spaccato di crisi, che però lascia al lettore uno spiraglio: quello che riguarda la libertà di decidere del proprio futuro. L’autore guarda attraverso fenomeni come l’ansia, la preoccupazione, l’accidia tipici dei nostri tempi. Nella narrazione non si riscontra la volontà di lamentarsi o di fotografare uno spaccato in maniera sterile, ma quella di trovare soluzioni. “Dipende da te” diventa, allora, quasi un invito all’azione, a riprendere le redini del proprio destino.

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“Se da tempo – riflette l’autore – abbiamo la sensazione che “il sistema” sia inadeguato o in certi casi aberrato, cosa stiamo facendo davvero per cambiarlo? E, soprattutto, chi è “il sistema”? Ciascuno di noi lo è. Senza questa assunzione di responsabilità il cambiamento che tutti invochiamo è solo un’illusione. La democrazia – prosegue Siri – è in crisi, perché ormai da tempo accettiamo che popolo e potere siano solo parole”.

La politica? “E’ debole – chiosa l’autore del libro – perché, orfana delle ideologie del passato, non trova nel presente la forza di fecondare il futuro. Le religioni, strette nelle loro contraddizioni, faticano sempre più a nutrire lo spirito. Ogni punto di riferimento personale e sociale sembra in bilico tra la nostalgia di un mondo che non c’è più e uno nuovo che stenta a nascere. Eppure, mai come adesso ciascuno di noi può fare un passo decisivo verso il futuro. C’è solo un’ostacolo da superare: la paura di sentirsi diversi. Ti senti pronto? Tutto dipende da te”.

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COME FARE PER

Diventare “creatori di business in 7 shot”

Nasce dalla penna di un “imprenditore seriale” la guida che contiene molte dritte per destreggiarsi in un periodo di crisi atipico come questo

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Diventare "creatori di business in 7 shot" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nasce dalla penna di un “imprenditore seriale” il libro “7 shot per creatori di business”. Enrico Pisani – già libero professionista del mondo delle Tlc che gravita nel mondo delle startup digitali – lo ha scritto pensando “alle paure e ai blocchi che si hanno all’inizio di una carriera”. Il risultato è una guida, un manuale scorrevole dove si trovano molte dritte per destreggiarsi in un periodo di crisi atipico come questo. Il segreto secondo Pisani è abbandonare l’idea del “monobusiness”, reinventandosi di continuo e tentando di capire le dinamiche del mercato.

“Per l’imprenditore che non è abituato a rischiare o che non ha mai iniziato a creare il proprio business – avverte l’autore – sarà dura mandare giù questi problemi.  Il libro è per tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno detto o si sono sentiti dire queste frasiMi mancano i capitali, Non ho tempo, Non voglio correre rischi, Non conosco le persone giuste, Non so concretamente che fare,  Non ho le competenze, È troppo tardi, non so se è il momento adatto“.

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Il pensiero corre, nelle pagine del testo, a tutti quei titolari di impresa e liberi professionisti che “vedevano i loro sogni arenati in una SRL o una Partita Iva in fase di stallo. Anche io – racconta Pisani – sono stato giovane, impaurito, senza soldi da investire e con tante idee, ma credo che se avessi avuto questo libro nelle mani, avrei iniziato a fare business molto prima e senza troppe preoccupazioni. Vorrei davvero poter vedere meno persone disilluse, e più persone animate dai loro sogni. Magari questo libro riuscirà a “risvegliare” qualcuno, sarebbe bellissimo.” 

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COVID

Il grande “equivoco”. Il volume che spiega come si è arrivati (sbagliando) a chiudere il Paese

“La sovranità del diritto tiranno – L’illusione del lockdown” è il volume dell’avvocato edito da Albatros

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Il grande "equivoco". Di Lorenzo racconta come si è arrivati (sbagliando) ad adottare il lockdown | Rec News direttore Zaira Bartucca

E’ un saggio ricco di spunti di riflessione e di riferimenti precisi quello che Angelo Di Lorenzo – avvocato penalista – ha pubblicato per Albatros. “La sovranità del diritto tiranno – L’illusione del lockdown” inizia con una originale metafora calcistica – che è un po’ la summa dell’azione di governo di “Mister Conte” – per approdare a “quel sabato notte di coprifuoco del 14 novembre”, quando l’autore ha avvertito “l’urgenza di dar sfogo al dubbio maturato dopo mesi di isolamento”. “A cosa è servito tutto questo? E soprattutto, ha funzionato?”

Di Lorenzo se lo domandava negli scorsi mesi mettendo in guardia dal pericolo di “staccare la spina alla Repubblica” a causa delle misure illogiche e soprattutto incostituzionali che hanno caratterizzato la gestione della fantomatica emergenza, e oggi non smette di farsi domande, di tentare di mettere insieme i pezzi e di ricordare i mesi in cui “sono spariti dal piatto della bilancia i diritti primari e fondamentali della persona umana attraverso i quali esprimere e realizzare, sia individualmente sia in seno alle formazioni sociali cui appartiene, la sua personalità”.

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Non c’è – spiega Di Lorenzo passando in rassegna i capisaldi della giurisprudenza – un diritto che può annullare tutti gli altri, neppure se questo diritto è quello alla salute. Con questi presupposti il lockdown non poteva che fondarsi su un “equivoco”, trattandosi di “un istituto sconosciuto (…) che non trova alcuna definizione nel nostro ordinamento” e che pure ha congelato la produttività, le attività, la vita sociale, la cultura e le possibilità di svago di un’intera nazione. Serviva? Era davvero necessario? L’avvocato cerca la risposta attraverso cenni storici, dati e grafici, considerando le misure assunte dal governo e dal Comitato tecnico scientifico.

Lapidarie e definitive le risultanze che riguardano i “decessi per covid”: “L’incertezza sull’acquisizione dei tassi di mortalità – ricorda l’autore del saggio – è ben lontana dall’essere precisa. Esso non distingue, almeno in Italia e almeno nella rilevazione della prima ondata, tra le vittime della malattia e quelle legate a fattori paralleli alla pandemia, come ad esempio le difficoltà di accesso alla normale assistenza sanitaria od alle condizioni preesistenti di comorbidità: si comprendono così le profonde incertezze rispetto ai numeri indicati come “decessi per Covid”, rendendo di fatto impossibile capire se i numeri si riferiscono a persone decedute per coronavirus o per altre cause ad esso indirettamente collegate”. “Speriamo – è l’auspicio che Di Lorenzo affida alla conclusione del volume agile e scorrevole – che questa volta almeno conteremo un numero di morti di gran lunga inferiore grazie alle cure e alle terapie che i nostri eroici medici hanno imparato a somministrare”.

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LIBRI

L’Ufficio Guardiani, la “curva” e il coprifuoco, cosa si è già avverato di “Noi” di Zamjatin

A volte la realtà supera l’immaginazione. E’ il caso del capolavoro distopico russo che ha preceduto 1984 di 26 anni

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L'Ufficio Guardiani, la "curva" e il coprifuoco, cosa si è già avverato di "Noi" di Zamjatin | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Sì: integrare la la grandiosa equazione universale. Sì: raddrizzare la selvaggia curva, raddrizzarla secondo la tangente – asintote – seguendo la linea retta. Perché la linea dello Stato Unico è quella retta”. Sembra di essere ai giorni nostri e alla curva del virus o a quella del clima, quando tutto è incentrato alla ricerca dello “zero”: lo zero economico, il contagio zero, le emissioni zero. Sembra di sentire parlare un funzionario di un comitato scientifico dei giorni nostri, e invece no.

Siamo nel 1922, idealmente, ma in realtà molto più avanti. Negli anni ’20 Evgenij Zamjatin immagina una società distopica quanto mai – oggi – attuale, fondata sul culto dell’Integrale, una macchina avvenieristica che assorbe i pensieri di chiunque. Non persone, ma lettere assegnate in base ai difetti fisici (“O” è grassa”, “I” troppo magra e via discorrendo). Icone svampite che si muovono in uno scenario in cui i sentimenti sono dimenticati, e dove sono le decisioni che piovono dall’alto a decidere di ogni aspetto della quotidianità di quello che una volta era l’individuo.

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“Sì: integrare la la grandiosa equazione universale. Sì: raddrizzare la selvaggia curva, raddrizzarla secondo la tangente – asintote – seguendo la linea retta. Perché la linea dello Stato Unico”

“Mi raffreddai. Sapevo cosa significasse mostrarsi sulla strada dopo le 22.30”. A leggere queste frasi e a soffermarsi sull’Ufficio dei Guardiani, non si pensa solo ai lockdown e ai coprifuoco confezionati dai politici europei, ma viene anche in mente una considerazione ovvia: che, cioè, la realtà ha già superato la finzione. Zamjatin, l’ingegnere navale russo prestato alla letteratura, ci è arrivato prima di tutti, e anche prima di quell’Orwell che solo 26 anni dopo pubblicherà il più celebre 1984, che della narrativa distopica presente in “Noi” ha risentito eccome.

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