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(Comunicato Stampa)

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«Il morbo di Alzheimer è una patologia assai diffusa ma ancora poco conosciuta e che, forse più di altre, sconvolge gli equilibri della vita individuale e familiare. Il malato è solo, intrappolato nella sua malattia, ma spesso ancora più solo è chi gli sta vicino. È fondamentale pertanto che i familiari dei malati, spesso privi di competenze e riferimenti, siano destinatari di specifici interventi di sostegno». Lo ha detto oggi il Presidente del Senato Elisabetta Casellati nell’intervento di presentazione del libro “Alois Alzheimer e Chiara. La nonna che non c’è” scritto da Giorgio Soffiantini.  

“Riconoscere ruoli e diritti ma anche responsabilità degli accompagnatori”

Il presidente Casellati ha aggiunto: «In Senato, presso le Commissioni competenti, è stata già avviata una riflessione sui cosiddetti “caregiver”, i prestatori di assistenza a un familiare in situazione di necessità e malattia. Si tratta di figure indispensabili per le quali è necessario un intervento che ne riconosca, anche dal punto di vista normativo, ruoli, diritti e responsabilità». «Riconoscere il valore sociale e economico del caregiver è diventato urgente per la famiglia e per la collettività – ha concluso – per la famiglia, perché, nel caso di patologie come l’Alzheimer, solo la famiglia è in grado di offrire solidità e solidarietà. E per la collettività, perché la tutela del caregiver è anche un’innovazione e un investimento per il nostro Welfare»

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POLITICA

Si candida un altro virologo. Crisanti, già consulente del leghista Zaia, in corsa per il Pd

Ebbe un ruolo di primo piano nel “modello” Vo Euganeo, nella diffusione dei tamponi a tappeto e nella creazione delle zanzare OGM dai tratti ambigui. Adesso andrà ad arricchire l’offerta “democratica”. A ottobre del 2020 disse che i positivi vanno “stanati”

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Si candida un altro virologo. Crisanti, già consulente del leghista Zaia, in corsa per il Pd | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Se mi candido alle prossime elezioni? Per il momento non ci penso proprio, è troppo presto per parlarne”. Giugno di quest’anno, appena due mesi fa. Parlava così Andrea Crisanti dai microfoni di Rai Radio 1, ospite di “Un giorno da pecora”. Frasi invecchiate male che non sono durate neppure una stagione, visto che l’ex medico dell’Asl di Padova ha fatto annunciare la sua candidatura tra le fila del Pd come capolista in Europa. Altra virostar che accarezza l’idea di un posto ai piani alti dell’agone politico – dove mettersi al riparo dalle proprie responsabilità – già consulente del governatore leghista Luca Zaia, genetista. Tutti lo ricordano ancora per i fiumi di appelli a mettere la mascherina e a vaccinarsi.

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Promosse la diffusione indiscriminata dei tamponi in tutta Italia e ideò il “modello” Vo Euganeo

Ma il ruolo di Crisanti negli anni della pandemia andò ben oltre le ospitate televisive e i moniti per la massa. Da marzo del 2020 mette mano al “modello” Vo Euganeo, definito dalla stampa commerciale come il più grande studio collettivo per acquisire dati genetici sul coronavirus. Crisanti, con il placet del governatore Luca Zaia, fa sottoporre quasi la totalità della popolazione dei cittadini del paesino di poco più di tremila anime a tamponi ripetuti. Le pratiche sanitarie promosse sono messe nero su bianco in un documento di Azienda Zero e Regione Veneto pubblicato in esclusiva da Rec News a marzo del 2020. Molte le scelte scientificamente inspiegabili, come quella di sottoporre gli abitanti di Vo Euganeo a 728 tamponi il 29 febbraio del 2020 e a zero il 2 marzo, appena due giorni dopo.

Il “teorico” di Zaia

Non è un caso che il medico dell’Asl di Padova grazie a parole e opere abbia trovato pronta collocazione tra le fila del Pd. In passato era definito il “teorico” di Luca Zaia, il governatore dalle idee progressiste tuttora parcheggiato nella Lega che promosse tramite un’ordinanza multe fino a 5000 euro e carcere fino a un anno per i positivi. I due si sono (ufficialmente) allontanati, ma le teorie di Crisanti su lockdown, tamponi su ogni cosa che si muove e vaccinazione indiscriminata, ora potranno andare ad arricchire l’offerta “democratica”.

Il padre delle zanzare OGM che sviluppano tratti ambigui

Scorrendo il curriculum ideale di Crisanti (quello reale contiene 65 milioni di finanziamenti per la ricerca ottenuti nell’arco di sette anni, in alto) ci si imbatte nel progetto doublesex sulle zanzare, che secondo Qui Finanza è stato foraggiato dalla Bill&Melinda Gates Foundation. In sostanza si tratta di un progetto di genetica che va a modificare il DNA degli insetti, e che apre a scenari piuttosto inquietanti. Lo stesso Crisanti lo descrive così: “Si chiama doublesex e potrebbe essere il tallone d’Achille di tutti gli insetti nocivi. Colpendo questo punto (intervenendo su una caratteristica genetica, nda) i maschi restano sani, ma le femmine sviluppano tratti ambigui e perdono il pungiglione. Senza femmine fertili, la riproduzione si ferma e addio malaria”.

Si candida un altro virologo. Crisanti, già consulente del leghista Zaia, in corsa per il Pd | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il governatore del Veneto Luca Zaia e Andrea Crisanti
La coronazione dell’attività divulgativa e scientifica

Per quanto si affretti a dire di “non aver preso un euro dalle ospitate”, Crisanti ha comunque brillantemente coronato gli sforzi divulgativi del periodo covid con l’ottenimento di una dimora di tutto rispetto. A inizio 2022 viene pubblicata la notizia dell’acquisto della Villa palladiana Priuli Custoza. Un salto indietro nel tempo fino al ‘600, tra ambienti spaziosi (oltre 2400 mq), un parco rigoglioso da 1.2 ettari e un ingresso a forma di tempio. Prezzo fissato dall’agenzia Lionard luxury real estate: due milioni. “I risparmi miei e di mia moglie”, ha sostenuto il medico dell’Asl di Padova, che nel 2022 decide di non rinnovargli l’incarico. Ma tanto il tempo per fare il dottore, ormai, potrebbe essere poco.

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POLITICA

Così i virostar (e i finti “anti-sistema”) si contendono un posto in Parlamento cavalcando il covid

Il covid è ormai un virus estinto, ma c’è ancora chi – giocoforza – ha interesse a riesumarlo. Da chi è formato il partito del coronavirus, che da destra a sinistra conta su numero crescente di rappresentanti

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Così i virostar (e i finti "anti-sistema") si contendono un posto in Parlamento cavalcando il covid | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il covid è ormai un virus estinto, ma c’è ancora chi – giocoforza – ha interesse a riesumarlo. Di sicuro una spolverata sull’argomento fa comodo all’Unione europea, che di recente ha annunciato l’acquisto di 15 milioni di dosi di vaccino. Ma non è l’unica. Sulle ceneri della pandemia sta infatti proliferando un fiume di candidature per le Politiche tra chi ha intasato il tubo catodico a suon di allarmismi. Non mancano nemmeno le personalità formalmente anti-sistema, che dopo aver raccolto capitale proprio grazie al covid tramite donazioni e consulenze di natura medica o legale, ora hanno modo di finanziare una campagna elettorale pagata da sostenitori che in alcuni casi erano ignari dei loro obiettivi politici. Non che ci sia niente di male, per carità, ma forse un po’ di chiarezza avrebbe contribuito a dare fiducia a chi ora sta voltando le spalle.

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I virostar e gli uomini di Speranza

Sul fronte virostar, fresca di giornata è la candidatura di Carlo Cottarelli, che va ad allargare le fila di Pd/+Europa. Oltre che per i temi economici, molti lo ricorderanno per le prese di posizione a favore della somministrazione di massa dei vaccini. E come dimenticare i moniti ansiogeni di Pierluigi Lopalco, che – premiato per la sua fedeltà alla causa – si candiderà direttamente nel partito del ministro bersaniano Speranza, Articolo 1? In corsa nel Pd ci sarebbe anche Walter Ricciardi, attore poi passato al ramo sanitario, all’OMS e al tricolore francese. Tra i nomi che circolano in queste ore c’è anche quello di Matteo Bassetti, l’infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova che ha sempre mantenuto una posizione ambigua sul covid e sui vaccini e che ora è vezzeggiato dal centrodestra e dai renziani. Un segno diretto, se mai ce ne fosse bisogno, che la comunione di intenti tra partiti apparentemente diversi è ai massimi storici.

Quelli “contro il sistema”

Nel marasma post-covid e pre-elettorale proliferano, come accennato, anche le sigle nate sotto la buona stella della pandemia. Sono popolate da personaggi che prima del covid erano dei perfetti sconosciuti, oppure avevano già impegni di loggia, direttamente politici o legati alla comunicazione dei partiti: ex grillini, grillo-berlusconiani, ex democristiani, vicini a partiti di ispirazione fascista. Perfino ex deputati del Pd che hanno dimenticato le loro origini. Oggi si sentono tutti, indistintamente, “anti-sistema”. Al netto di divisioni costruite e strumentali alla campagna elettorale, rimangono tutti sotto lo stesso ombrello, impegnati come sono con simboli che furbescamente indicano il loro presunto no al Green Pass e alle imposizioni sanitarie.

Il rapporto con i media mainstream, i “fact checker” e gli squadroni punitivi

Interessante notare come i rappresentanti di questi partiti che si dicono anti-sistema non siano attaccati né dai media mainstream – che anzi garantiscono ad alcuni di loro visibilità – né dagli squadroni punitivi pagati per infangare la reputazione di chi è realmente indipendente.

Programmi, promesse e paradossi

Passando ai programmi, questi nuovi partiti-meteora propongono le stesse identiche cose dei partiti più in vista (per esempio pensioni a 1000 euro, flat tax, educazione sanitaria a scuola, blocco navale) con l’aggiunta di alcune idee interessanti ma purtroppo irrealizzabili nell’arco di una legislatura, come l’uscita dell’Italia da determinati organismi o la cancellazione degli ordini professionali.

Un altro capitolo riguarda le libertà costituzionali, perché proprio alcuni tra i partiti che si dicono avversi al regime di controllo sono stati – per assurdo – i più attivi nella raccolta di dati personali, anche tramite l’opera di convincimento a inviare mail di massa a questo o quel ministero o a questo o quell’organismo. Spesso chi ha aderito a queste azioni collettive si è auto-segnalato (inconsapevolmente) come critico verso le mascherine, i vaccini, il Green Pass, con tutto quello che ne è potuto conseguire in termini di schedature e creazione di elenchi (per esempio quelli degli over 50 da multare per il vaccino). Fatto di proposito o per sbaglio, un bel regalo al “Sistema”.

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POLITICA

Spunta “il piano B” della Meloni (che Rec News aveva già anticipato)

Un patto di ferro tra la leader di Fratelli di’Italia Giorgia Meloni e l’attuale leader del Pd Enrico Letta. Rec News ne ha parlato in esclusiva lo scorso 15 luglio, quando ha rivelato le “prove tecniche di intese larghe o per meglio dire innaturali”. Oggi, quasi un mese dopo, sul Giornale d’Italia è spuntato un interessante “insight riservato” – in realtà noto a chi ha referenti nel partito – a firma di Marco Antonellis, che in sostanza conferma ben tre anticipazioni del sito che state leggendo

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Spunta "il piano B" della Meloni (che Rec News aveva già anticipato) | Rec News dir. Zaira Bartucca

Un patto tra la leader di Fratelli di’Italia Giorgia Meloni e l’attuale leader del Pd Enrico Letta. Rec News ne ha parlato in esclusiva lo scorso 15 luglio, quando ha rivelato le “prove tecniche di intese larghe o per meglio dire innaturali”. Oggi, quasi un mese dopo, sul Giornale d’Italia è spuntato un interessante “insight riservato” – in realtà noto a chi ha referenti nel partito – a firma di Marco Antonellis, che in sostanza conferma ben tre anticipazioni del sito che state leggendo: l’unione di intenti tra le due figure politiche solo apparentemente agli antipodi, la volontà di Meloni di desalvinizzare il futuro governo e la possibilità di un Draghi bis, attorno a cui si svilupperebbe l’alleanza della strana coppia.

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“Io e Enrico Letta siamo un po’ come Sandra e Raimondo della politica italiana”, commentava qualche mese fa Giorgia Meloni a latere della presentazione del libro “Pedagogia e politica, costruire comunità pensanti” di Luciano Violante, Pietrangelo Buttafuoco ed Emiliana Mannese.

Scrive ora Il Giornale d’Italia:

Ai piani alti di Fratelli d’Italia cominciano a fare i piani A e i piani B. Il piano A prevede una vittoria abbondante del centrodestra con il conseguente approdo di Giorgia Meloni a palazzo Chigi. Il piano B è un po’ più complesso ma non meno interessante. Anzi, tra i consiglieri di Fdi se ne comincia a parlare visto che si ritiene che Berlusconi e Salvini possano crollare in campagna elettorale e quindi rendere vani gli sforzi della Meloni di arrivare a palazzo Chigi.

Insomma, se per colpa di Forza Italia e della Lega che stanno riproponendo campagne elettorali vecchie di anni il centrodestra non dovesse ottenere una vittoria degna di questo nome ecco che si sta già pensando ad un’alternativa che certamente troverebbe le orecchie attente di Sergio Mattarella: verificare la possibilità di un’alleanza tra i due partiti che usciranno vincitori dalle prossime elezioni, ovvero Fratelli d’Italia e il PD di Enrico Letta. Da soli potrebbero superare tranquillamente il 45% e con il contorno di qualche centrista (Calenda, Toti, Lupi, Di Maio, Renzi) non avrebbero problemi a rimettere in piedi la grande coalizione, stavolta però tagliando le ali estreme ovvero Salvini e Conte (non Forza Italia perché Silvio Berlusconi farebbe il diavolo a quattro per essere della partita anche dopo aver defenestrato Mario Draghi).

A quel punto sarebbe un gioco da ragazzi per Sergio Mattarella chiedere a Mario Draghi di restare a palazzo Chigi con un doppio vantaggio per Giorgia Meloni ed Enrico Letta: potrebbero ridisegnare le coalizioni di centro-destra e centro-sinistra a loro immagine e somiglianza disfacendosi da un lato di Matteo Salvini (Berlusconi tanto ormai è a fine corsa) e dall’altro di Giuseppe Conte. Ma avrebbero anche un altro grande vantaggio: sarebbe Mario Draghi a togliere le castagne dal fuoco almeno per i prossimi due o tre anni che saranno quelli più duri per la probabile recessione e in attesa che finisca la guerra tra Russia e Ucraina. Successivamente sarebbe molto più facile per la politica tornare a governare il paese da palazzo Chigi. Non senza però aver spedito Mario Draghi al Quirinale.

Già, perché questa è la postilla dell’accordone che si va delineando ai piani alti dei partiti. Il piano B prevederebbe infatti anche delle riforme costituzionali tra cui quella in senso presidenziale (o comunque il rafforzamento dei poteri del governo) tanto cara a Giorgia Meloni. Riforme che una volta approvate manderebbe necessariamente a casa Sergio Mattarella. A quel punto sarebbe Mario Draghi a salire al Colle e Giorgia potrebbe tranquillamente approdare a palazzo Chigi. Ma in una situazione certamente più facile di quella che troverebbe andando al governo in autunno. E magari come “cadeau” troverebbe anche un repubblicano alla Casa Bianca, cosa che gli faciliterebbe non poco il compito.

In sostanza il piano B di Fratelli d’Italia prevede l’epurazione di uno degli alleati di coalizione. Messo Matteo Salvini gentilmente alla porta dopo averlo sfruttato dove serviva in campagna elettorale, Meloni potrebbe finalmente assecondare le sue ambizioni sul presidenzialismo e la premiership. Si presterebbe, a quel punto, a un secondo governo Draghi cui lascerebbe tutte le gatte da pelare (la leader di Fratelli d’Italia tuttora non nasconde il suo appoggio incondizionato al “banchiere centrale senza cuore”) e si accomoderebbe, alla fine del tortuoso percorso politico, sulla poltrona di Palazzo Chigi.

Quello che però non viene considerato nello scenario, è che il passaggio verso il presidenzialismo auspicato proprio dalla leader di Fratelli d’Italia per assecondare le radici missine del partito, non sarebbe così automatico. Di certo non basterebbe il tentativo di accentrare tutto il potere nelle mani del premier, a meno che non ci si voglia prestare a un golpe istituzionale. Ci sarebbe da depennare la figura del presidente della Repubblica e a conti fatti servirebbe una riscrittura completa di tutta una parte della Costituzione, e non è detto che l’iter di per sé molto lungo trovi d’accordo tutti i partiti. Anche se c’è da dire che il Parlamento già depotenziato dai tagli si potrebbe rivelare funzionale alle mire della Meloni.

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