La casa popolare? A Rosarno è solo per stranieri

Il sindaco Idà chiamato a risolvere il pasticciaccio compiuto dall’ex amministrazione, che ha pensato bene di destinare le unità abitative unicamente agli stranieri

Rosarno capofila dell’accoglienza? Certamente lo è della dimenticanza verso gli stessi rosarnesi. Per chiosare quanto disposto dall’ex sindaco del Pd Elisabetta Tripodi, se – pur essendo economicamente disagiato – non fai parte delle sei etnie e minoranze straniere censite dall’Istat nel territorio in questione, puoi dimenticarti della casa popolare. Se, cioè, non sei romeno (i più presenti nel territorio rosarnese secondo l’Istituto nazionale di statistica), bulgaro, ucraino, marocchino o più in generale africano, moldavo o cinese, puoi dimenticarti dell’aiuto del tuo Comune. Sembra perfino difficile crederci, ma questo ha disposto, in un incredibile guizzo di razzismo anti-italiano, l’uscente “democratica”.


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Una situazione davvero paradossale che adesso, a costruzione conclusa delle trenta palazzine (costate 3 milioni e 800mila euro), si trova a dover gestire il sindaco Giuseppe Idà. Chiamato a risolvere il pasticciaccio compiuto prima del tonfo anticipato dell’amministrazione Tripodi, a seguito del quale è stato disposto il commissariamento di Filippo Romano. Nel corso dell’amministrazione prefettizia, l’appalto è stato aggiudicato alla ditta Scali, mentre rimane in vigore la convenzione “incriminata” che sancirebbe la volontà di favorire i soli migranti. 


La vie d’uscita, nella pur complicata azione riparatrice che Idà è chiamato a fare nell’interesse dei rosarnesi poveri (che non sono pochi) sono dunque due.  La ridiscussione della convenzione (possibile, visto che di mezzo c’è stata un’amministrazione commissariata che si è dimostrata non essere in linea con gli stessi consiglieri di maggioranza dimissionari) e il passaggio della palla alla Regione. Quale possa essere, però, a quel punto, la decisione della Cittadella (già provata dalle indagini relative all’inchiesta Lande desolate a carico del “lucaniano” Mario Oliverio) rimane un’incognita. Succede, quando gli interessi degli italiani, in terra loro, vengono dopo quelli degli ospiti.


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