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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenuto al vertice del G20 che si è tenuto in Argentina, ha esternato il suo pensiero sugli accordi di Parigi che riguardano il cambiamento climatico. Il Premier si è detto totalmente d’accordo col documento che ha iniziato a prendere forma a partire dal 2015 e che è stato arricchito nel corso di diversi appuntamenti istituzionali. Tra questi, i lavori di Marrakech cui Conte ha partecipato a novembre, quelli polacchi aperti oggi e la conclusione che avrà luogo proprio in Italia il 14 dicembre con l’Italian Climate Network. La 24esima edizione dell’United Nations framework convention on climate change (Cop24), di Katowice rappresenta una delle opportunità finali per suggellare l’adesione o la contro-adesione ai controversi accordi che già sono stati rifiutati da Washington e da Mosca. La posizione ufficiale del governo rimane, tuttavia, da stabilire.

I motivi del “niet” di Putin. I motivi del diniego del presidente della Federazione Russa sono presto detti. Ne ha dato conto l’agenzia di stampa Таss. “Non voglio usare temi importanti per l’umanità per farne un pretesto di lotta politica”, aveva detto. “Il cambiamento climatico non si può impedire. Non è possibile, perché è dovuto ai cicli globali della terra. Bisogna solo trovare il modo di adattarsi a questo”. Putin riporta l’esempio di un territorio italiano di proprietà regale che nel giro di qualche decennio è stato interessato dallo scioglimento dei ghiacciai. “Il riscaldamento globale – ha detto ancora a Таss – è iniziato già nel secolo scorso, anche se oggi si aggiungono fattori antropologici e legati alle emissioni nell’atmosfera che, tuttavia, non sono da drammatizzare in quanto la loro quantità è paragonabile a quella delle emissioni vulcaniche”.

Anche Trump contrario. Analoga la posizione espressa da Donald Trump: “Non sono un fan degli accordi di Parigi”, ha detto. Intanto il presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha annullato il Cop25 che avrebbe dovuto avere luogo a Rio De Janeiro.

LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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