L’Italia regala un miliardo al Nord Africa

Altro che prima gli italiani, il ministro dell’Interno porta avanti una politica strutturata di rafforzamento del continente che ci costerà cifre a nove zeri e che avvantaggerà l’agricoltura, la pesca e il commercio africani

Mentre agli italiani (ormai alla canna del gas) si parla di numerini e della faticata quadra sulla Legge di Bilancio, altrove il Belpaese si comporta da investitore. I miliardi per gli indigenti e per i disoccupati, solo per ricordare due delle categorie maggiormente sul lastrico, si contano uno per uno. Si correggono per difetto e nel dibattito pubblico diventano pesanti come macigni. L’agricoltura e la pesca italiana sono allo stremo dopo le pesanti limitazioni giunte dall’Europa? Non è un problema, almeno finché esistono quelle africane.


A questi settori il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha pensato bene di devolvere “almeno un miliardo di euro” per risollevare le sorti del ceto medio dell’Africa del Nord. Ne dà notizia Gabriela Galindo su Politico. Il tentativo sarebbe quello di “arginare i flussi migratori controllando le frontiere meridionali”. Un’operazione che si tradurrà in “un progetto che prevede almeno un un miliardo di euro in investimenti per sostenere l’economia e il lavoro di centinaia di migliaia di persone in difficoltà”. Gli “investimenti”, ha fatto sapere il ministro, si concentreranno anche sul commercio. Misure che, ancora una volta, non riguarderanno gli scheletrini ma il ceto medio africano, e che tanto avrebbero fatto bene all’Italia dei senza tetto, dei senza lavoro e dei cinque milioni di poveri. Quale sia il ritorno per le casse dello Stato, visto che la spesa viene etichettata come “investimento”, è un altro aspetto su cui l’onnipresente Salvini non ha ancora fornito lumi.



“Non è sufficiente – ha detto ancora Salvini – chiudere le porte e inviare i migranti a casa”. E infatti, messe da parte le promesse elettorali, non l’ha fatto. “E’ necessario creare crescita e sviluppo in questi paesi”. L’intento, se da un lato potrebbe rappresentare il tentativo di inserirsi nella corsa all’Africa di cui abbiamo dato conto ieri, dall’altro fa palesare più di un’incoerenza di base. Salvini è il ministro dell’Interno, ma fa anche quello degli Esteri e dell’Agricoltura. Porta avanti, incurante di quanto previsto dal Contratto di governo, politiche che avranno pesanti ricadute sui produttori italiani, perché questo significherà rafforzare l’agricoltura di un paese mediterraneo che si prepara a essere tra i più competitivi dei prossimi cinque anni. Come se Orbàn, noto per la protezione dei confini nazionali e per la lotta alle Ong criminali, avesse investito nelle attività di Soros per non farle esportare in Ungheria.


Per aspetti come questi Salvini avrebbe compiuto negli scorsi mesi un tour che ha toccato la Tunisia, il Marocco e l’Algeria. Rimane tuttavia da chiarire e da ufficializzare quali siano i paesi coinvolti e secondo quali modalità l’Italia finanzierà la cifra in questione.



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