Se l'Italia fosse un Paese razzista, il personaggio di Egonu non esisterebbe
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Se l'Italia fosse un Paese razzista, il personaggio di Egonu non esisterebbe | Rec News dir. Zaira Bartucca Se l'Italia fosse un Paese razzista, il personaggio di Egonu non esisterebbe | Rec News dir. Zaira Bartucca

OPINIONI

Se l’Italia fosse un Paese razzista, il personaggio di Egonu non esisterebbe

In un’Italia “razzista”, popolata da razzisti, la signora Enogu non avrebbe mai potuto fare la carriera sportiva che tutti le riconoscono. Semplicemente, se l’Italia fosse stata il Paese che lei dice, sarebbe rimasta una raccattapalle e non sarebbe diventata certo una campionessa di fama mondiale. Non parliamo poi della maglia Azzurra, quella della Nazionale, che in questo Paese di sovranisti, xenofobi e suprematisti (perché non aggiungerlo, visto che è il sottotesto?) le è stata concessa senza problemi, senza neppure chiederle due parole di riconoscenza in cambio.

L’Italia è un Paese che accoglie ed è fin troppo tollerante, se persone come Egonu possono offenderlo dal podio di una trasmissione che da più di un decennio più che canzoni fa politica. Molti italiani (non tutti, ma solo perché ognuno ha i suoi beniamini) seguono questa giovane donna, la apprezzano, la sostengono per quello che è e anche per quello che rappresenta: ha senso seppellire il loro affetto per la pubblicità di una giornata o per un punto di share in più? E’ giusto – per dirla molto più semplicemente – sputare nel piatto in cui si mangia? Che poi, a questo punto, gli italiani “razzisti” ma intelligenti Sanremo non lo guarderebbero neppure, perché non avrebbe senso contribuire all’aumento dei ricchi caché di chi si sforza di costruire un’immagine distorta di un Paese che non sente suo.

Evidentemente, l’Italia non appartiene a Egonu ed Egonu non appartiene all’Italia, perché questo Paese – fragile e meraviglioso al contempo – non è solo un luogo fisico e ideale, ma un vero e proprio stato d’animo. Sull’Italia è stato detto e scritto davvero di tutto, e ormai è quasi uno sport internazionale vilipenderla, offenderla, ridicolizzarla. Semplicemente perché, dopo millenni di storia fulgida, continua a suscitare l’invidia di chi non si reputa alla sua altezza. Di chi si sente sempre come un corpo estraneo e potrebbe, quindi, farsi il regalo di lasciarla andare.

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