USA, il business legato all’aborto non è mai stato così fiorente


Così gli attivisti tentano di fare il passo più lungo della gamba. Ecco dove vorrebbero che venissero costruite le cliniche per uccidere i nascituri



Il business americano legato all’aborto non è mai stato così fiorente. Complice l’allarmismo sanitario e la corsa ai vaccini, sono anni d’oro per gli speculatori e per chi è impiegato nelle varie cliniche degli orrori che utilizzano le parti dei nascituri come materia prima. Un giro di affari orrido portato avanti da multinazionali (anche note) del farmaco, della cosmesi e del cibo spazzatura su cui negli anni si è addensata una coltre di silenzio mediatico. A spulciare nella rete si trova ancora traccia di alcuni casi di cronaca, come quello che già dagli anni ’90 ha riguardato una clinica in Russia gestita da occidentali.


Il caso più noto (che è anche e soprattutto giudiziario) è però quello legato a Planned Parenthood, associazione abortista in quota al ticket Harris-Biden che formalmente si occupa dei “diritti riproduttivi”, in realtà coinvolta in vari procedimenti penali che riguardano il commercio di parti umane. Nel 2015 fecero scalpore le parole di Melissa Farrell sui “cadaveri fetali intatti” considerati “esemplari” di minore o maggiore “qualità” a seconda del taglio. Come se si trattasse di parti esposte sul bancone del macellaio. Siano gli affari o le convinzioni ideologiche a smuovere i sostenitori dell’uccisione di chi deve nascere, quel che è certo è che dopo i continui foraggiamenti di Biden alle associazioni di settore gli attivisti si sono sentiti di fare il passo più lungo della gamba, anche grazie all’aiuto implicito dei media mainstream che paragonano l’aborto a un “diritto”.



La proposta: cliniche abortiste nei parchi, nelle riserve indiane e nelle riserve protette

Stando a quanto riporta la testata pro-life Lifenews, sarebbe infatti giunta di recente la proposta – sostenuta da “un paio di professori di legge”, di “costruire cliniche per l’aborto nei parchi nazionali e nelle riserve indiane” e addirittura in riserve protette come il Parco Nazionale di Yellowstone. Questi territori, infatti – spiega Lifenews – sono accomunati dal fatto di essere terreni federali, dunque secondo gli attivisti esonerati dalle leggi di alcuni Stati che continuano a vietare l’aborto. Negli ultimi mesi ha fatto discutere il caso del Texas, ma il dibattito ora è quanto mai attuale, visto che la Corte Suprema è chiamata a decidere su molte delle leggi in vigore, anche alla luce delle speculazioni e di casi di sfruttamento di donne indottrinate o costrette ad abortire per permettere il foraggiamento di determinati interessi opachi.

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