La mossa dell’Elefante: il colpo di Stato 2.0 ordito dai dem e la trappola dei repubblicani


Intelligence e NSA avrebbero monitorato per anni le conversazioni dei democratici. Mail, telefonate, chat, informazioni operative: nelle mani di Trump ora sembra esserci davvero tutto. Trapela una sorta di colpo di Stato 2.0, contro cui i repubblicani avrebbero agito in anticipo con una trappola degna di una spy-story



Foto BRENDAN SMIALOWSKI/AFP

Nulla sarebbe casuale nel post elezioni americane, nemmeno le attese e quella che solo in apparenza è la caduta del presidente in carica. Trump, del resto, aveva già largamente anticipato fin dalle scorse settimane i brogli elettorali e quella che ha annunciato essere la “truffa” dei dem basata sul voto per posta. Il motivo della sua sicurezza è presto detto: Intelligence e NSA avrebbero monitorato per anni le conversazioni dei democratici. Mail, telefonate, chat, informazioni prettamente operative: nelle mani di Trump e dei vertici della Sicurezza nazionale americana ora sembra esserci davvero tutto, e il malloppo va ben al di là dell’ultima tornata delle presidenziali.


Il sistema che trapela in questo caso è quello che riguarda una sorta di colpo di Stato 2.0., ordito nei minimi dettagli ma con vistose lacune e scivoloni, come quelli che varie volte hanno tradito pubblicamente Biden e Pelosi, tanto che quest’ultima ha dato per scontato – molto prima del 3 novembre – l’elezione del candidato democratico, sventolando un fantomatico insediamento per il 20 gennaio.



Una sicurezza motivata proprio dal sistema che sarebbe stato messo in piedi dai dem tramite il controverso voto per posta: le fughe di notizie provenienti dagli States raccontano di schede contraffatte fabbricate all’estero, che avrebbero fatto lievitare a dismisura la conta a favore di “Sleepy Joe” tramite preferenze fasulle. I dem, tuttavia, sarebbero caduti in una trappola altrettanto ben studiata che ricorda una spy-story: su ogni scheda legale sarebbe infatti stato inserito un particolare segno di riconoscimento nanometrico, invisibile ad occhio nudo, che permetterebbe di rintracciare ovunque le schede elettorali e di stabilire con certezza quali schede siano regolari e quali no.


Quanto detto da Trump qualche ora fa in conferenza stampa (“Contate tutti i voti legali) assumerebbe così tutto un altro sapore: se quanto trapela fosse confermato, ai repubblicani basterebbe scartare i “voti cinesi” contraffatti per far emergere la vittoria schiacciante che secondo gli osservatori diretti in realtà ha permesso a Trump di superare la soglia dei 290 grandi elettori, ben al di là dei 270 necessari.



Zaira Bartucca
Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell’attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l’abilitazione per iscriversi all’Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell’Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l’incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull’affaire Coronavirus e su “Milano come Bibbiano”. Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de “I padroni di Riace – Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato”. Twitter@Zaira_Bartucca

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