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Anche la Sezione Civile del Tribunale di Agrigento affermò che Dario Musso – il giovane di Ravanusa sottoposto a TSO e ricoverato legato mani e piedi per giorni per aver espresso un’opinione sull’assenza della pandemia – fu visitato prima di ricevere il trattamento sanitario forzato. Il riscontro si trova nella convalida dell’ordinanza del sindaco Carmelo D’Angelo, che Rec News è in grado di proporre in esclusiva.

In questa si parla della “visita con la quale (il sanitario) ha certificato di aver visitato il predetto ricoverato, e di aver diagnosticato in capo al medesimo quanto su indicato”, cioè il presunto “scompenso psichico” di cui ci siamo già occupati. Ma di quale visita si parla? Quando sarebbe avvenuta? Quale medico l’avrebbe condotta? Per ora non è dato saperlo, né tantomeno si è riusciti a trovarne traccia nelle discolpe pubbliche del sindaco Carmelo D’Angelo, cui di recente è stato offerto l’ennesimo contraltare mainstream per rimarcare le proprie ragioni. Un “lavoro” giornalistico che lascia il tempo che trova, visto che non è al colpevole dell’omicidio che vado a domandare dove ha nascosto il cadavere.

Nella relazione di convalida del Tribunale di Agrigento, ancora, il giudice continua dichiarando “la circostanza che la persona visitata non accettava di sottoporsi volontariamente ai suddetti interventi terapeutici, nonché l’impossibilità di adottare tempestive ed idonee misure extra-ospedaliere”. Parole di circostanza per un vortice di prestampati, che sono serviti a fare muro sulla vicenda di Dario Musso e che sono stati sottoscritti dal medico che ha proposto il TSO – la dottoressa Maria Grazia Migliore – dal sindaco Carmelo D’Angelo e infine dallo stesso giudice tutelare. Stesse, identiche, burocratiche parole per dire qualcosa che a detta del fratello e legale del giovane al centro del fatto di cronaca, non sarebbe mai avvenuta: la visita dei sanitari che, magari, avrebbe potuto rappresentare il pretesto per permettere al giovane di scrollarsi di dosso l’arrabbiatura, magari con qualche buona parola prima che con punture di anestetico e ricoveri coatti.

Invece no. Dario Musso dopo l’arresto è diventato un numero su un documento, quel “701”/TSO 2020 che forse racconta più di quello che dovrebbe raccontare. Il 5 maggio il cancelliere ci mette la sua firma e, stando a quanto riportato, il documento lo stesso giorno viene consegnato nelle mani di Dario, che però nel frattempo – stando a quanto riportato dal fratello Lillo Massimiliano – è da tre giorni con le mani e i piedi legati, con un catetere, fermo in un unico posto dove fa i bisogni e dove viene imboccato. Un audio con un parente, lo coglierà del resto quasi impossibilitato a parlare, annullato dalla permanenza ospedaliera forzata e dagli strumenti di coercizione.

Contro quello che è stato definito “abuso”, il legale e fratello ha presentato ricorso lo stesso 5 maggio, lamentando l’inutilità del TSO (che secondo l’avvocato doveva essere sostituito al massimo con una sanzione amministrativa) e affermando con sicurezza che Dario Musso non soffrisse di alcun scompenso psichico. Del resto, scrive Musso senior, “Nel caso di specie, non è stata indicata alcuna psicosi o altra forma di apprensione morbosa legittimante il Trattamento”.

In altre parole: nessun comportamento compulsivo, nessuna fobia, nessuna turba mentale di quelle descritte nella manualistica, sarebbe stata presente. E, a conti fatti, niente avrebbe giustificato un Trattamento sanitario obbligatorio. Dopo l’inchiesta aperta dal Tribunale di Agrigento, il 7 maggio è stata fissata la data dell’Udienza che dovrebbe servire a delineare ulteriormente le responsabilità. Salvo cambiamenti, avverrà il 4 giugno in modalità telematica. Una storia talmente inquietante, da approdare perfino in Parlamento tramite un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Lamorgese.

Nel frattempo, quel che è certo è che la vicenda di Musso ha scoperchiato l’orrendo contenuto di un vaso di pandora che fine a qualche tempo fa nascondeva le storie di chi ha dovuto subire TSO ingiusti. Dopo le tante segnalazioni che abbiamo ricevuto, abbiamo decido di dedicare una sezione apposita del sito per documentarli. Negli scorsi giorni abbiamo riportato la vicenda di Giampiero Decicco, e presto usciremo con nuovi riscontri.

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LETTERE

Il protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo va fermato

di CCDU

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TSO, CCDU: "Il protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo va fermato" | Rec News dir. Zaira Bartucca
Comunicato stampa

La Convenzione sui Diritti Umani e le Biomedicine è stata firmata a Oviedo (Spagna) nel 1997 su iniziativa del Consiglio d’Europa. Quest’ultimo, da non confondere con l’Unione Europea, è un organismo internazionale composto da 47 stati membri, fondato nel dopoguerra per impedire il ripetersi di quella tragedia. Il Consiglio si occupa di questioni relative a diritti umani, democrazia e stato di diritto. Uno dei punti cardine della Convenzione di Oviedo, completamente allineato con la Convenzione ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità è il consenso informato, visto come presupposto imprescindibile per qualsiasi intervento sanitario.  

Nel 2014 il Consiglio d’Europa ha incaricato un gruppo di esperti (il Comitato Bioetico) di elaborare un cosiddetto “Protocollo Aggiuntivo” – una specie di annesso alla Convenzione di Oviedo dedicato all’ambito psichiatrico. La bozza attualmente in discussione, se approvata, avrebbe l’effetto di azzerare i diritti dei pazienti psichiatrici. Secondo Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). “Il protocollo, così come è stato concepito, giustifica i trattamenti di contenzione, prevede un ricovero in ogni TSO, non chiarisce se i TSO siano indirizzati soltanto alla cura e al miglioramento delle condizioni di salute e … in questo modo, rischia di aumentare la coercizione”.   

La bozza, ignorando completamente le raccomandazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e del Relatore Speciale ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, attribuisce maggior potere discrezionale allo psichiatra in tema di TSO, non pone limiti temporali al provvedimento, che può dunque essere reiterato all’infinito, non pone limiti alla contenzione e nemmeno all’elettroshock.  

Il Comitato per la Prevenzione della Tortura, un organismo del Consiglio d’Europa, l’anno scorso ha  documentato abusi e violenza in Bulgaria, anche a carico di pazienti che si erano recati volontariamente nel reparto psichiatrico ma vi erano poi stati segretati in maniera coatta – e il CCDU riceve decine di segnalazioni simili ogni anno anche in Italia – in cui il confine tra ingresso volontario nel reparto, ricovero coatto e trattamento coatto sembra non essere ben definito.

Nel frattempo, la cronaca ci mette quotidianamente a confronto con casi di persone che cercano di scappare o addirittura tentano il suicidio pur di sottrarsi a questi cosiddetti trattamenti sanitari, e altri, come Franco Mastrogiovanni, Elena Casetto e Andrea Soldi che muoiono in seguito a un TSO.  

L’odierna prassi è già abbastanza violenta, e il Protocollo Aggiuntivo la peggiorerebbe, promuovendo – anziché scoraggiare – queste pratiche antiquate che sono oggetto di critica perfino all’interno della stessa comunità psichiatrica. L’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani ha ufficialmente chiesto al Consiglio d’Europa di ritirare il Protocollo Aggiuntivo, e diverse organizzazioni e associazioni per i diritti dei pazienti psichiatrici in tutta e Europa si sono unite alla protesta.

In Italia la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), la Società della Ragione e tante altre organizzazioni hanno inviato al Governo una lettera, chiedendo che il nostro Paese si opponga con forza. Il CCDU aderisce con decisione alla protesta, e si attiverà in tutte le sedi per impedire questo imbarbarimento. 

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POLITICA

Tso e manicomi, cosa potrebbero nascondere le ultime dichiarazioni di Salvini sulle malattie mentali

Prima hanno creato nuove psicosi con la detenzione domestica e con l’asocialità forzata, adesso vogliono risolverle. Poi c’è il vaccino e quell’appellarsi continuo a metodi coatti. Il lavorìo…

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Tso e manicomi, cosa potrebbero nascondere le ultime dichiarazioni di Salvini sulle malattie mentali | Rec News dir. Zaira Bartucca

Prima hanno creato nuove psicosi con la detenzione domestica e con l’asocialità forzata, adesso vogliono risolverle. Poi c’è il vaccino (che non tutti vogliono farsi somministrare) e quell’appellarsi continuo a metodi coatti. Chi non si vuole fare vaccinare è un “latitante”, va “stanato”, è “contagioso”, se intende esercitare la propria libertà di scelta è perché ha “scompensi mentali”. Lo dice un test con domande a risposta multipla, lo rimarca l’OMS, lo sostiene una qualche rivista scientifica a fasi alterne.

Il lavorìo per estendere il campo di applicazione dei Trattamenti sanitari obbligatori e per riaprire le strutture chiuse dalla Legge Basaglia è praticamente continuo. Politicamente, si fa fatica a metterci la faccia, ma le dichiarazioni di oggi del leader della Lega Matteo Salvini più che aprire una finestra (di Overton) sfondano un portone. Fino a questo momento le teste d’ariete erano stati i “Garanti” (e meno male) delle persone private delle libertà, gli psichiatri e, perfino, qualche associazione interessata a far passare l’idea di stare dalla parte dei danneggiati da trattamenti sanitari. Un clima torbido e ipocrita, dove “pandemia” e “malattia” mentale viaggiano su doppio binario, l’una funzionale all’altra, protagoniste indiscusse di un piano machiavellico che per il governo deve essere portato a termine in autunno. Rec News tenta di far conoscere questo clima da oltre un anno, quando ancora non si discuteva abbastanza di trattamenti sanitari obbligatori: si veda la sezione TSO e (In)giustizie. Ora che il tempo stringe, il governo cambia le sue priorità: non si parla più solo di covid, ma – con sempre più frequenza – di disagio mentale. Negli scorsi giorni il convegno in pompa magna sulla Salute Mentale, cui hanno preso parte anche il ministro Roberto Speranza e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Adesso, provvidenziali, arrivano le dichiarazioni di Salvini rilasciate e Radio 24, con il capo della Lega che si appella a una revisione della Legge di settore e alla riapertura degli istituti di cura. “Dopo un anno di lockdown e di paura – ha detto nel corso della trasmissione 24 Mattino – con aumento vertiginoso dell’utilizzo di psicofarmaci e non solo, le malattie psichiatriche meritano massima attenzione: la Lega propone a tutta la politica di unirsi per rivedere la legge e non lasciare sole le famiglie, che dopo la chiusura degli istituti di cura sono state troppo spesso abbandonate. Solo nelle carceri italiane sono 800 i detenuti con problemi psichiatrici che non trovano posto in strutture di cura che non ci sono, una situazione che rischia di esplodere dentro le mura e per le strade. (testo delle dichiarazioni fornito dall’ufficio stampa di Radio 24).

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COVID

Lo studente di Fano costretto al ricovero è stato dimesso

Risolutiva la mobilitazione dei cittadini e degli attivisti che hanno chiesto spiegazioni e sollecitato le istituzioni

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Lo studente di Fano costretto al ricovero è stato dimesso | Rec News dir. Zaira Bartucca

Valerio – il ragazzo 18enne di Fano che è stato costretto a un ricovero per essersi rifiutato di indossare la mascherina in classe – è stato dimesso alle 13 di oggi dall’Ospedale San Savatore di Muraglia (Pesaro). La conferma arriva da fonti vicine a un senatore che ha visitato il ragazzo nella giornata di ieri. Risolutiva la mobilitazione dei cittadini che hanno chiesto spiegazioni e sollecitato le istituzioni. Le dimissioni dal nosocomio erano previste per mercoledì 12 maggio. Tuttora da accertare le responsabilità in seno al plesso scolastico e quelle del sindaco Massimo Seri, che ha firmato per autorizzare il ricovero forzato e dunque il TSO. Sulla vicenda sono state annunciate interrogazioni parlamentari.

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