Carne avariata dalla Polonia, l’Italia tra gli importatori

E’ allarme soprattutto in Francia, dove sono stati importati 795 chili. Le precauzioni da adottare per il consumatore

Sono almeno dieci le tonnellate di carne avariata (fonti europee riportano “provenienti da mucche malate”) che sono state immesse in diversi impianti di trasformazione europei. Paesi interessati sono l’Estonia, la Finlandia, la Francia, la Lituania, il Portogallo, la Romania, la Spagna, la Svezia e l’Ungheria. Anche l’Italia, tuttavia, risulta essere tra i Paesi importatori di carne polacca quindi, per quanto non siano ancora giunte evidenze in merito, non è da escludersi che delle partite possano essere state immesse anche sul nostro mercato.


In Francia finiti 795 chili – Le reazioni
Nella vicina Francia, da cui l’Italia importa spesso carne a causa dei costi insostenibili legati alla macellazione nostrana, sono finiti quasi 800 chili. Finora è stata riscontrata in nove aziende francesi. Non sono tardate le reazioni di diversi partiti politici tra cui il Rassemblement National di Marine Le Pen, che ha attribuito la problematica alla “mondializzazione e al commercio fuori controllo. L’Unione europea – ha detto – nuoce gravemente alla salute”. Le ha fatto eco Jordan Bardella, che ha parlato di “scandalo sanitario causato dai dogmi del libero scambio.



L’Ue opta per gli ispettori
Il rischio per i consumatori è, dunque, alto. Tanto che la commissione europea ha valutato l’invio di alcuni ispettori in Polonia per comprendere quali attività siano state messe in campo per scongiurare i pericoli legati alla distribuzione e al possibile consumo. Una misura davvero soft se si considera che la Polonia importa quasi il 90 per cento della carne prodotta, che si aggira intorno alle 600mila tonnellate. Mancando i controlli “in partenza” e “all’arrivo”, non si capisce dunque in che modo gli esperti inviati da Bruxelles possano arginare il problema.


Le precauzioni per i consumatori
Tanto, come al solito (mucca pazza docet) è demandato all’informazione e alla sensibilità del consumatore. Il fatto che l’Italia non risulti per il momento ufficialmente tra i Paesi interessati non deve far rilassare più di tanto. Buona norma è prendersi un minuto per leggere le etichette e assicurarsi che la carne acquistata provenga dall’Italia, Paese sottoposto a molte più norme di sicurezza interna rispetto agli altri.



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