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Esce anche in Italia, dopo l’anteprima negli Stati Uniti, il disco della jazzista Irene Jalenti. Dal 18 febbraio esce “Dawn” – alba – l’album interpretato dalla cantante e compositrice umbra da oltre un decennio residente a Baltimora. Irene Jalenti – nipote del cantautore Sergio Endrigo – rivendica un posto di rilievo nel mondo del jazz per il suo talento musicale, apprezzato negli States ma coltivato nella città di Terni, dove è nata e cresciuta. L’album raccoglie quattro brani originali e sei cover, il tutto interpretato insieme a strumentisti di Baltimora, al trombettista Sean Jones e al vibrafonista Warren Wolf. Sebbene “Dawn” sia la sua prima registrazione da solista, Jalenti è stimata da oltre un decennio dalla comunità jazz nelle aree combinate di Baltimora e Washington DC, conosciute localmente come il distretto “DMV”, comprendente Maryland e Virginia.

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IL SACCENTE

“Spacewalker” anticipa Polaris, il nuovo album dei Medusa’s Spite

Nuova prova (superata) per la band electro-pop romana. Il singolo anticipa l’album “Polaris”

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"Spacewalker" anticipa Polaris, il nuovo album dei Medusa's Spite | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si chiama “Spacewalker” il nuovo singolo del Medusa’s Spite. Il brano è stato scritto da Stefano Daniele e arrangiato insieme al fratello Paolo, co-fondatore della  band e responsabile delle parti elettroniche. Il missaggio è stato perfezionato a Londra, agli Abbey Road Studios, da Paul Pritchard. Come per gli album precedenti, la  band si è avvalsa della post produzione e mastering al The Exchange di Mike Marsh.

“Spacewalker” il secondo singolo dopo “Destinations” (120.000 streaming su Spotify) ad aprire l’album in arrivo “Polaris”, il quarto per la band. Spacewalker è una miscela di elettropop che potremmo definire romantic mischiata all’energia di un’elettronica compatta influenzata in parte dal meglio delle costruzioni anni novanta e dall’esperienza dell’ultima generazione di producer: Vitalic, Chemical Brothers, Depeche Mode e Prodigy, ma anche il brit rock di Mansun e Kasabian.

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Stef Daniele, cantante e fondatore insieme al fratello Paolo della band, così disegna il nuovo percorso della band: “Spacewalker dopo Destinations è il secondo di 12 brani che andranno a chiudere il progetto aperto “Polaris”, il nostro quarto album. Abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione su ogni brano e promuoverlo come fosse un album, semplicemente perché pensiamo che ogni brano di Polaris lo meriti come impostazione, costruzione e forza emotiva”.

I Medusa’s Spite nascono nel 1996 e iniziano una ricerca approfondita nel campo della musica elettronica muovendosi verso un misto di generi diversi come electro, techno e hardcore. “Floating Around”, il loro primo album, prende forma tra il 1997 e il 1998 (vanta 36.000 copie vendute tra Italia, Germania, Austria e Svizzera). Dopo Floating Around, la band ha prodotto i due album Morning Doors e Morning Doors (The Glass Path), un concept di due cd dove li troviamo anche come produttori esecutivi. L’intero lavoro è stato registrato e mixato tra Roma (Spite room) e Liverpool (Parr street studios) e masterizzato a Londra presso “The Exchange”, lo stesso luogo in cui il suono di “Floating around” ha ottenuto il suo colore definitivo.

“Life in the year 2001”, “Will hunting”, “Soon” e “Cat Black D” sono i video diretti da Simone Pellegrini con cui la band continua a collaborare attualmente. “Soon” in particolare ha ottenuto 4 nomination e il premio per la migliore regia al MEI 2008 – Independent Italian Video Awards dopo che la musica della band è stata usata più volte come colonna sonora per programmi TV e serie, film ecc. 

Destinations è stato il primo di una serie di singoli che insieme a Spacewalker verranno raccolti nel progetto aperto Polaris. I brani prodotti dalla band vengono mixati negli Abbey Road Studios da Paul Pritchard e masterizzati a Exmouth al The Exchange sempre da Mike Marsh. Onirica è l’etichetta che cura la produzione sonora e video dai fratelli Stefano e Paolo Daniele, fondatori del gruppo. I Medusa’s Spite sono attualmente formati da Stefano Daniele, Paolo Daniele, Axel Donnini e Guido Cascone.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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METAVERSO

Il videoclip che otto anni fa prospettava l’uso del metaverso come fuga da una realtà catastrofica

Si può quasi dire che “Human Sadness” di Julian Casablancas e dei The Voidz abbia quasi anticipato i piani commerciali di Mark Zuckerberg. Un viaggio lungo tredici minuti, un vero e proprio cortometraggio dove realtà vera e artefatta si mischiano inducendo alla riflessione

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Il videoclip che otto anni fa prospettava l'uso del metaverso come fuga da una realtà catastrofica | Rec News dir. Zaira Bartucca

Un mondo piegato dai bombardamenti e dalla guerra climatica, deserto, disabitato e senza vita. Nessuna compagnia, se non quella dei propri ricordi e del proprio vissuto con i suoi pregi e i suoi difetti, cui si “accede” – illusoriamente, è chiaro – tramite un visore digitale, qui rappresentato con degli occhiali bianchi che impediscono di vedere la realtà circostante. E’ lo scenario distopico e catastrofico raccontato nel video di “Human Sadness” di Julian Casablancas (oggi di nuovo in quota The Strokes) e dei The Voidz. Il singolo fa parte dell’album dal titolo emblematico Tiranny (2014). Un viaggio a tratti angosciante lungo 13 minuti, un vero e proprio cortometraggio dove gli attori sono gli stessi componenti della band americana. Di scena c’è il metaverso che oggi – dopo più di un lustro – prende forma con il disvelamento dei piani commerciali di Mark Zuckerberg.

Lo scorso ottobre il fondatore di Facebook annunciava la nascita di un luogo di negazione della realtà circostante dove i soggetti propensi a costruirsi un alterego (avatar) si possono rifugiare per fare acquisti utilizzando monete digitali (le cosiddette crypto valute) per fare tele-conferenze immersive e per fare tutta una serie di esperienze che Zuckerberg paragona per qualità a quelle fatte nel mondo reale. Visori, sensori e impulsi artefatti, secondo il Ceo di Facebook-Meta nel futuro dovrebbero sostituire il contatto umano, quello con la natura e l’aria aperta e la possibilità concreta di recarsi di persona in un luogo. Certo la “pandemia” con la sue chiusure, i suoi divieti e i suoi lockdown ha tentato di indirizzare l’opinione comune verso il fatto che questa possa essere una “realtà” possibile e tutto sommato accettabile: nel metaverso non esiste il problema di “contagiarsi” e a detta dei promotori si può fare praticamente tutto.

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Premesse altisonanti che nascondono in realtà la commercializzazione massiva dei dati personali e dell’identità digitale, quell’ID su cui i governi stanno concentrando i loro sforzi con sempre più insistenza: il Green Pass o certificato covid ne è l’esempio più lampante. Tuttavia, la risposta generale non è buona, e neppure quella degli investitori: in questi giorni Facebook ha bruciato 250 miliardi in borsa – pari a un quarto del suo valore – sconfitto dall’omologo orientale Tik Tok. Ovviamente, la prospettiva futura di chiudersi in casa, di esiliarsi in un lockdown perenne facendo tutto online tramite Meta, non entusiasma praticamente nessuno, se non chi ha deciso – criticato – di celebrare addirittura un “matrimonio” nei meandri messi a disposizione dal controverso colosso digitale.

Per il resto, nonostante i tentativi rimane roba buona per film di fantascienza e, appunto, per videoclip: in quello di Human Sadness si vede, certo, la “tristezza umana” di un lavoro ripetitivo, di rapporti non sempre cristallini e dei propri limiti personali, ma il tutto viene preferito a un mondo circostante ormai cancellato nella sua essenza. I protagonisti tornano lì, agli abbracci, alle lattine da inserire nel distributore e a vecchie passioni e difetti non per il piacere di indossare un visore, ma per quello di ritrovare se stessi e la propria vita. Casablancas e gli altri vorrebbero quasi convincersi del contrario con il conclusivo “Essere non è essere, essere non è il modo in cui essere” che scompagina il dubbio amletico e, forse, finalmente gli restituisce una risposta plausibile.

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