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Immagine Jessica Pasqualon (Ansa)

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa è intervenuto nel corso della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” di Rai Radio 1 per parlare di un covid ormai al tramonto. “L’obiettivo – ha detto – è quello di assolutamente non prorogare lo stato di emergenza il 31 marzo e per quel periodo tornare alla normalità”. “In un momento molto prossimo – ha detto ancora il sottosegretario – si arriverà anche a togliere le mascherine, presumibilmente l’11 febbraio. Questo è un obiettivo che possiamo sicuramente darci. Se i dati continueranno a essere positivi – ha aggiunto – si potranno riaprire anche le discoteche”. Anche entro il prossimo weekend? La domanda che gli è stata rivolta. “Non mi sento di escludere – la risposta – che alla fine di questa proroga si possa dare in automatico una risposta anche alle discoteche”.

Affermazioni incoraggianti anche per quanto riguarda il settore dei concerti, devastato da una gestione della pandemia che ha demonizzato le attività all’aperto. Il paradosso: mentre la Cina, dove tutto è iniziato, festeggia con le Olimpiadi Invernali inaugurate oggi, l’Italia patisce la chiusura dei luoghi in cui si praticano attività ludiche e l’assenza degli spettacoli all’aperto, che causa danni incalcolabili agli operatori del settore. Ma tutto potrebbe ben presto finire. “I dati dell’andamento di Covid-19 sono positivi – ha detto ancora Costa – e ci fanno guardare al futuro con fiducia. E’ ragionevole pensare che febbraio possa essere il mese in cui quei settori che non hanno avuto risposte potranno averne”.

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Commenti

3 Comments

  1. Fortebraccio

    5 Febbraio 2022 at 05:19

    Qui in Sicilia ali musu mec i e i 70 ladroni non ci fanno pagare i miliardi dei crediti che avanziamo dal sistema nazionale da 74 anni che si stanno risolvendo in tasse a sangue x altri 50 anni non ne rieleggeremo neanche uno!!

  2. Fortebraccio

    5 Febbraio 2022 at 04:57

    Strategia x alimentare le speranze degli italiani in balia di governanti oppressori rinnegati servi degli straniri

  3. Donatella

    4 Febbraio 2022 at 17:04

    Ipocriti disgustosi, ci prendono per i fondelli (per essere educata) da due anni, anzi da cinquant

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COVID

Che fine ha fatto Trudeau dopo la fuga dalle proteste dei Freedom Convoy

Il primo ministro canadese costretto a darsela a gambe levate dopo il dissenso manifestato da decine di migliaia di camionisti che hanno attraversato il Paese

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Che fine ha fatto Trudeau dopo la fuga dalle proteste di Ottawa contro il regime sanitario | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non è un buon momento per gli autori del regime sanitario globale. Lo sa bene Justin Trudeau, il primo ministro canadese che da giorni tenta di sedare le proteste animate dai Freedom Convoy, i convogli della Libertà. Decine di migliaia i manifestanti che hanno presa di mira i palazzi istituzionali e che hanno attraversato il Paese, di fatto bloccandolo e facendo tremare le stanze del potere. Tutto è partito dal dissenso degli auto-trasportatori, i camionisti, in protesta per le imposizioni legate ai tamponi, al vaccino e al pass vaccinale.

Una protesta inizialmente isolata la loro, che poi però ha radunato attorno a sé fette sempre più crescenti di popolazione, tanto che ai camionisti in viaggio per oltre una settimana verso Ottawa è stato garantito vitto e alloggio gratuito da parte degli aderenti alla protesta. Il risultato è stato praticamente immediato. Ai deputati è stato intimato di serrarsi in casa per preservare la loro sicurezza e Trudeau è stato praticamente esiliato. Si direbbe che chi di lockdown ferisce, di lockdown perisce. E sembra essere solo l’inizio di moti popolari realmente risoluti e motivati che si vanno moltiplicando un po’ ovunque.

Ma che fine ha fatto il primo ministro canadese? Dopo il climax delle proteste e dell’invasione di Ottawa da parte di decine di migliaia di mezzi pesanti, Trudeau ha annunciato subito dopo di essere “positivo al covid” e di essere costretto a lavorare da remoto. Mai “contagio” fu più provvidenziale.

Leggi anche cosa succede intanto in Francia.

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COVID

Covid, anche la Francia dice addio a tutte le imposizioni

Via mascherine, telelavoro e distanziamento, come già in Danimarca, Gran Bretagna e altri Paesi. Si entra quasi ovunque senza Green Pass. Intanto l’Italia è ancora ostaggio del regime sanitario globale

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Covid, anche la Francia dice addio a tutte le imposizioni | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il gruppo "I Patrioti" e una dimostrante vestita da "Marianna" protestano contro il pass sanitario - EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Da domani anche la Francia, come già la Danimarca, la Gran Bretagna e numerosi altri Paesi, dirà addio a tutte le imposizioni legate al regime sanitario globale. Via mascherine, telelavoro e distanziamento. Dal 2 febbraio quasi ovunque si entrerà senza Green Pass: i francesi – a differenza dell’Italia che continua a tardare nonostante i numeri più che confortanti – appenderà tutto al chiodo e si lascerà la cosiddetta pandemia alle spalle. Merito, anche, delle proteste che si sono moltiplicate nel corso degli ultimi mesi, che hanno visto una partecipazione sempre più alta da parte di cittadini francesi.

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COVID

“Tempi maturi per mettere da parte Green Pass e mascherine”

Il presidente della Società Italiana di Virologia e direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele Massimo Clementi chiede “l’eliminazione” del certificato verde: “Dati in discesa. Non si tratta di discussione scientifica ma politica. Togliere anche in tempi brevi anche l’obbligo di mascherine”

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"Tempi maturi per mettere da parte Green Pass e mascherine" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Eliminazione del Green Pass e delle mascherine. E’ quanto ha chiesto la SIV-ISV – Società Italiana di Virologia – tramite il suo presidente Massimo Clementi. Il medico (che è anche direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano) ha rilasciato alcune dichiarazioni sul certificato verde su cui si ostina in queste ore l’azione di governo, chiedendone la sospensione. “Siamo più o meno al picco, calcolando i dati sull’intero paese. Se invece scorporiamo quelli di Lombardia e dell’Emilia Romagna, notiamo che i dati stanno già diminuendo: l’apice qui è già stato raggiunto. Ora dovremmo andare verso la generale discesa: la tendenza ci arriva da altri paesi, dove la nuova variante è circolata all’inizio”, ha detto il medico all’Huffington Post.

I dati, insomma, non sono certo quelli di due anni fa, e tra la penalizzazione del diritto al lavoro e alle cure ai veti a fruire di servizi anche essenziali, comincia ad esplodere – prevedibilmente – la rabbia sociale. “Vediamo file interminabili di persone che hanno bisogno del tampone per lavorare. Bisognerebbe snellire questo percorso: se sei vaccinato e infetto, come negli Stati Uniti, resti 5 giorni a casa e poi con una mascherina FFp2 puoi uscire, senza bisogno di tampone”. Del resto, anche l’OMS inizia a parlare di auto-osservazione al posto di quarantena, i test rapidi (anche fai-da-te) prendono il posto di quelli molecolari e Paesi che sono stati interessati dalla variante Omicron come la Gran Bretagna hanno già detto addio a tutte le restrizioni.

E’ quello che si dovrebbe fare anche in Italia secondo Clementi, che non è certo l’unico ad appellarsi alla fine di tutte le imposizioni. Quella sul Green Pass, chiosa il presidente della Società Italiana di Virologia, più che una discussione scientifica è diventata per molti versi una discussione politica. C’entrano i rapporti tra controllo della pandemia e attività economiche. Per quello che mi riguarda, il Green Pass può essere considerato utile se considerato straordinario, da utilizzare nei periodi in cui non se ne può fare a meno. Se dovessero scendere i contagi, considerando che stiamo andando verso una stagione primaverile e dunque più avversa al virus, bisognerebbe a piano a piano eliminarlo”. Discorso analogo per le mascherine: “sarebbe auspicabile che venisse tolto l’obbligo in tempi brevi se i contagi scendessero. Tra le misure è quella meno utile”. Senza contare, verrebbe da aggiungere, le vere leggi in vigore, che obbligano a non “travisarsi” quando si entra in un luogo pubblico.

C’è poi la questione spinosissima dell’abbandono dei pazienti non covid che devono essere operati o visitati. Un dramma umano e sociale che sta toccando centinaia di migliaia di italiani, tanto è vero che il caso di Pregliasco e del Galeazzi non è che la punta dell’iceberg di una situazione molto più radicata. “Una vera criticità – ha detto ancora Clementi – è rendere fruibile l’ospedale per tutti le specialità che in questi anni pandemici hanno sofferto, offuscati dalla pandemia. Gran parte delle politiche di prevenzione di malattie importanti sono state rallentate nel periodo Covid”.

Fonte: “Intravediamo la discesa, iniziare a ragionare sull’addio al Green Pass”

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Covid, fioccano denunce e querele per Draghi e per Figliuolo

Il generale accusato di omicidio colposo, crimini contro l’Umanità, abuso di autorità, violenza privata, procurato allarme e diffusione di notizie false. Premier e governo denunciati a Messina, a Biella e nel Varesotto per sequestro di persona e per la discriminazione dei non vaccinati. La querela di ALI – Avvocati Liberi per i “delitti commessi contro la personalità dello Stato”

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Covid, fioccano denunce e querele per Draghi e per Figliuolo | Rec News dir. Zaira Bartucca

Fioccano denunce e querele per il presidente del Consiglio Mario Draghi e per il commissario all’Emergenza sanitaria Francesco Paolo Figliuolo. Provengono da tutta Italia e sembra si moltiplichino a ogni passo (falso), a ogni acuirsi delle restrizioni e a ogni protrarsi di provvedimenti anticostituzionali. Una bella gatta da pelare per i due, tanto che all’ex “generalissimo” prontamente è stato tolto il comando della Logistica dell’Esercito in salsa emergenziale. Il potentino che voleva “vaccinare chiunque passa“, tuttavia, continua a conservare l’incarico istituzionale all’interno del Comando Operativo di Vertice Interforze, senza rossore alcuno per il ministero della Difesa. Passando a Draghi, secondo gli osservatori mainstream dopo l’uscita di scena di Berlusconi (che avevamo anticipato e che non abbiamo mai considerato come opzione), si prospetterebbe la corsa al Colle, ma anche qui potrebbe trattarsi del solito bluff per spianare la strada al vero candidato che metterebbe tutti d’accordo. Insomma, messa da parte la politica, a restare sul tavolo sono le migliaia di pagine presentate all’attenzione delle Procure di tutta Italia, che comunque potrebbero avere ovvie ripercussioni anche sulle scelte di partiti che non intendono rimanere imbrigliati in affari giudiziari.

Il generale accusato di omicidio colposo, crimini contro l’Umanità, abuso di autorità, violenza privata, procurato allarme e diffusione di notizie false

Per quanto riguarda Figliuolo, sono pesantissime le accuse formulate dall’ingegnere Giuseppe Reda, il ricercatore dell’Unical che ha denunciato l’operato del militare alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia. Sotto la lente degli inquirenti finirà il papello di riferimenti alle misure controverse che secondo Reda ha reso colpevole Figliuolo dei reati di abuso di autorità, violenza privata, diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico, procurato allarme, omicidio colposo, crimini contro l’umanità, violazione della Costituzione Italiana agli art. 2, 32, 54, 76, 78. Di più: Figliuolo ha ammesso candidamente di essere stato al servizio della sperimentazione umana in Italia dei preparati cosiddetti anti-covid: “Mai nella storia dell’uomo – sono le dichiarazioni gravi fatte dal militare in Piemonte alla presenza di Alberto Cirio – si è iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l’esito. Se non quello sperimentale che ha portato all’approvazione da parte della comunità scientifica”.

In fila per denunciare Draghi

A Biella, addirittura, pur di denunciare Mario Draghi e il suo operato ci si mette in fila. Nel mirino, la gestione della pandemia alla Conte, con un Dpcm dietro l’altro con il fine di introdurre una sorta di obbligo vaccinale di fatto e di estorcere la vaccinazione anche in chi – in realtà – non avrebbe voluto sottoporvisi. Una condotta che per i denuncianti avrebbe comportato la violazione dell’articolo 610 del codice penale, che recita che chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni”. E non è vero, come riporta La Stampa, che si tratta di istanze senza futuro, perché “dal 20 non si potrà più agire in giudizio per la propria tutela personale, in quanto per potervi accedere bisognerà esibire l’infame tessera verde”: perfino il decreto del 7 gennaio – nei fatti – specifica che denuncianti, testimoni e accusati sono esentati dalla presentazione del Green Pass. A Messina, Draghi e il governo sono stati denunciati per sequestro di persona e violenza privata, per aver impedito ai siciliani – perfino a chi doveva spostarsi per necessità chirurgiche – di raggiungere la Penisola in forza dei blocchi imposti all’imbarco dei traghetti tramite l’introduzione del Green Pass. A Varese, ancora, pioggia di denunce per le discriminazioni compiute dall’esecutivo e dal premier ai danni di chi non si è voluto o potuto vaccinare, ma la lista sembra essere più lunga e alimentarsi di ora in ora.

La querela di ALI contro Draghi, Conte Speranza per i delitti commessi contro la personalità dello Stato, tra cui eversione dell’ordine democratico, cospirazione, attentato contro la Costituzione e gli organi costituzionali

C’è poi – per ultima ma non da ultima – l’azione promossa dal team di legali che si sono uniti sotto la sigla ALI – Avvocati Liberi – che ha querelato il presidente del Consiglio Mario Draghi, il suo predecessore Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza per diversi e gravi delitti “contro la personalità dello Stato”. Gli avvocati hanno presentato una querela di oltre 30 pagine, in cui si fa riferimento al reato di associazione con finalità di eversione dell’ordine democratico (articolo 270 bis c.p.), cospirazione politica mediante accordo (Art. 304 c.p.), Attentato contro la Costituzione dello Stato (Art. 283 c.p.), Attentato e atti violenti contro gli organi costituzionali e contro le Assemblee Regionali (Art. 289 c.p.), Attentato per finalità terroristiche o di eversione (Art. 280 c.p.), pubblica estorsione.

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Gli avvocati contro le storture del decreto legge che estende il Green Pass: “Superato il limite del giuridicamente accettabile”

L’Associazione Avvocati Liberi (ALI) esprime forti riserve sul D.L. del 7 gennaio, che tra le altre cose pregiudica agli avvocati la possibilità di accedere liberamente agli uffici giudiziari. La lettera aperta, l’appello e l’annuncio: “Useremo l’autocertificazione”

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Gli avvocati contro le storture del decreto legge che estende il Green Pass: "Superato il limite del giuridicamente accettabile" | Rec News dir. Zaira Bartucca

AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI ROMA
AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA
AL PRESIDENTE DELL’UNIONE DELLE CAMERE CIVILI
AL PRESIDENTE DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI
AL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA
AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

LETTERA APERTA – APPELLO


Alle Signorie Vostre Illustrissime, ciascuno per le proprie competenze, per un immediato ripristino della legalità giuridica e giudiziaria, e per la salvaguardia delle funzioni difensive nei processi avverso:

  • L’eversione dell’ordinamento costituzionale; delle fonti del diritto e della legalità sostanziale;
  • La violazione dei diritti fondamentali della persona umana;
  • La limitazione della funzione difensiva, della libertà e dell’autonomia della professione forense;

Premesso:

il biennio trascorso in condizione di eccezione, di tolleranza e sopportazione, il decreto legge n. 1 del 7 gennaio 2022 ha superato il limite del giuridicamente accettabile, introducendo una normativa che incide in maniera insostenibile sullo svolgimento pratico delle attività assistenziali e difensive prestate quotidianamente da ogni avvocato. A prescindere dalle varie posizioni di carattere etico o ideologico, non può ignorarsi quale e quanta irragionevolezza pervada la disposizione di cui all’art. 9 sexies comma 4 DL 52/2021 come modificato dal DL 1/2022, laddove prevede che nei luoghi della giustizia possano accedere esclusivamente avvocati muniti di certificazione verde covid-19 (c.d. green pass), causando il rischio che una parte processuale venga deprivata del proprio difensore di fiducia mentre, invece, il comma 8 dell’art. 9 sexies cit., nel prevedere che parti e testimoni non siano soggetti a green pass o a screening, lascia impregiudicato il pericolo che possano contagiare gli altri presenti in aula, nei corridoi o nelle cancellerie.

Sul punto così si è appena (09/01/2021) espresso il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano Avv. Vinicio Nardo: «Comunque la si pensi su vaccini, contagi, varianti e tamponi, non si può sentire una legge che sostanzialmente dice “il legittimo impedimento non vale come legittimo impedimento”. E’ successo in passato con una poco gloriosa sentenza della cassazione, ma lì il tema era l’abuso del diritto. Qui invece parliamo di “esercizio” di un diritto. Ed il problema non è come sostituire il difensore senza pass. Il problema (ben più grave perché va alla radice dell’art. 24 della Costituzione) è privare il cittadino del diritto di scegliersi l’avvocato».

Allo stesso modo, avendo la norma affidato il fine di tutelare la “salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza” ad un certificato amministrativo rilasciato sulla base dell’esito negativo di un test di screening, il nuovo comma 4 dell’art. 9 sexies DL 52/21 pone una limitazione non solo irrazionale e discriminatoria, ma addirittura pericolosa per la salute altrui in ragione dell’ingresso nei tribunali consentito a soggetti (anche colleghi avvocati) contagiati e contagiosi muniti di un certificato verde a lunga scadenza – che quindi non effettuano alcuno screening – posto che è riconosciuto dalle autorità sanitarie che i sieri vaccinali non garantiscono né l’immunità né la sterilità.

Ciò ovviamente sarebbe di lampante evidenza per chiunque si ponga nella prospettiva della efficacia di una misura preventiva di natura sanitaria che tale non è, e questa nuova disciplina “emergenziale” lo dimostra. Anche la gestazione del testo normativo è stato malcelato da bozze che annunciavano un giusto periodo di adeguamento (come peraltro fatto nei precedenti decreti legge), senza considerare le note difficoltà delle farmacie e dei centri vaccinali per la elevata domanda di tamponi – oggi pure riservata a categorie prioritarie indicate dal Ministero della Salute – il tutto ignorato dall’adozione nottetempo di una disciplina che nuovamente ha tradito la fiducia nel patto sociale con l’imposizione di un obbligo deciso il venerdì 7 gennaio per farlo entrare in vigore il lunedì 10 gennaio.

Ma l’aggressione che la disciplina fa ai principi fondanti l’esercizio della professione forense è data dal nuovo comma 8 bis dell’art. 9 sexies del DL 52/21 introdotto dall’art. 3 DL 1/22 laddove dispone che “l’assenza del difensore conseguente al mancato possesso o alla mancata esibizione della certificazione verde COVID-19 di cui al comma 1 non costituisce impossibilità di comparire per legittimo impedimento.” In altri termini, non solo si priva il giudice dello ius dicere, della facoltà di stabilire la natura di un fatto concreto, giuridicamente rilevante e parte di un rapporto processuale, ma si limita gravemente l’avvocato nell’esercizio autonomo, libero e indipendente della propria funzione, che pertanto viene sottoposto ad un obbligo di trattamento tanto inutile (per come concepito) quanto gravoso (per l’attuale contesto sociale).

Impedire all’avvocato o al difensore di accedere agli uffici giudiziari comporta che la parte assistita in giudizio incorrerà in preclusioni processuali, delle quali risponderà, disciplinarmente e civilmente, lo stesso difensore, nonostante l’assenza sia riconducibile ad un fatto ad esso non imputabile. L’avvocato, dunque, in virtù di questa normativa, se non esibirà il certificato verde perderà il cliente e sarà esposto a responsabilità professionale, oltre che ricevere un danno alla propria reputazione che è alla base della professione forense.

Tale normativa colloca l’avvocato senza certificazione verde in posizione diseguale e peggiorativa rispetto agli altri lavoratori assoggettati allo stesso controllo per lavorare, atteso che essi, per espressa previsione normativa, non sono soggetti a provvedimento disciplinare e non perdono il posto di lavoro: è evidente, infatti, l’illegittimità dell’art. 3, comma 1, lett. b), del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1, che, oltre a comportare una violazione del diritto di difesa, arrecherà un pregiudizio irreparabile alla Avvocatura tutta. La novella normativa, in questo modo, divide in due la categoria degli avvocati, assegnando solo a coloro in possesso di un certificato amministrativo la possibilità di poter accedere negli uffici giudiziari, di presenziare alle udienze e di esercitare doverosamente e liberamente la professione forense.

Solo l’idea dovrebbe far inorridire un giurista, figurarsi un avvocato del libero foro ed a fortiori l’ente rappresentativo della categoria forense, circondariale e nazionale, che non possono rimanere silenti innanzi all’asservimento della professione forense al possesso di una certificazione amministrativa posta quale condizione legittimante per l’accesso ai luoghi di giustizia ove si svolge il servizio costituzionale della tutela dei diritti dei cittadini. Invero, la menzionata disposizione normativa si pone in netto contrasto con gli artt. 111, 24 e 3 della Costituzione, come pure con il diritto sovranazionale. Impedire l’accesso agli uffici giudiziari agli avvocati e agli altri difensori sprovvisti della certificazione verde COVID – 19 si risolve, di fatto, in una violazione del diritto di difesa, definito dall’art. 24 della Costituzione “inviolabile”, e quindi non sottoponibile a condizione, nonché del principio del giusto processo espresso dall’art. 111 della Costituzione.

La difesa tecnica, che altro non è che estrinsecazione del diritto di difesa, non può essere in alcun modo impedita, proprio in virtù del principio di inviolabilità sancito dal citato art. 24 della Costituzione. L’art. 3, comma 1, lett. b) del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1, ha come inesorabile effetto quello di privare i cittadini assistiti da un difensore, che per disparate ragioni potrebbe non essere in possesso della certificazione verde COVID – 19, della difesa tecnica in giudizio. È inutile qui menzionare le gravissime ripercussioni che siffatta privazione avrà sul diritto di difesa, essendo notorio il pregiudizio che deriverebbe dall’assenza del difensore in giudizio (decadenza, inammissibilità, improcedibilità e altre
preclusioni processuali relative alla difesa in giudizio).

CONSIDERATO CHE: Il D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 meglio noto come “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di documentazione amministrativa” stabilisce che tutti i cittadini che entrano in contatto con le pubbliche amministrazioni possono sostituire o, meglio, costituire i tradizionali certificati amministrativi o, comunque, i documenti concernenti stati, qualità personali e fatti, con dichiarazioni sostitutive dei certificati o documenti medesimi, che hanno la stessa efficacia e validità temporale dell’atto che vanno a sostituire.

Con le modifiche apportate dall’art. 15 Legge 12.11.2011 n. 183 all’art .40 del D.P.R. 445/2000 si è stabilito che “Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati”, tant’è che sui certificati amministrativi è prevista, a pena di nullità dell’atto, l’apposizione della seguente formula “Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai gestori di pubblici servizi” e che nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e con i gestori di pubblici servizi, invece, “i certificati
amministrativi e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47”.

L’art. 47 del D.P.R. 445/2000, al terzo comma, stabilisce che “fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell’articolo 46 sono comprovati dall’interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà“. L’art. 74 DPR 445/2000 qualifica il rifiuto del pubblico funzionario di ricevere l’autocertificazione come una violazione dei doveri d’ufficio. La c.d. autocertificazione, infine, è stata già ampiamente richiesta ed utilizzata nel contesto e dalla normativa emergenziale per l’attestazione di stati e condizioni personali – anche di natura sanitaria – e che la nuova disciplina introdotta con il DL 1/22 non pone alcun limite espresso o esclusione o abrogazione del T.U. 445/2000

Per premesso e considerato, AVVOCATI LIBERI COMUNICANO: Alle SS.LL. che dall’entrata in vigore dell’obbligo di possesso del c.d. green pass per l’accesso ai luoghi della giustizia, il possesso e l’esibizione del detto certificato sarà sostituito da un’autocertificazione di cui all’art. 47 D.P.R. 445/2000 con cui, previa auto-somministrazione di un test antigenico rapido, si attesterà, sotto la propria responsabilità penale, la condizione e lo stato di salute dell’avvocato (positività o negatività all’infezione da sars-cov-2). Si chiede pertanto ai capi degli uffici giudiziari in intestazione di informare adeguatamente il personale deputato al controllo all’ingresso dell’obbligo giuridico di accettare l’autocertificazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 47 e 74 DPR 445/2000, e che il rifiuto consuma un illecito disciplinare, peraltro aggravato da ulteriore violazione se al rifiuto si aggiunga la pretesa dell’esibizione del certificato amministrativo sostituito.

CHIEDONO: se, come previsto dalla RU 953, chi sarà addetto ai controlli della certificazione verde e/o dell’autocertificazione sopra menzionata, abbia la qualifica di funzionario USMEF prevista da circolari del Ministero della Salute e facciano parte del NAS o siano in altro modo autorizzati dal Ministero. se, relativamente a tali incombenze, i soggetti delegati al controllo abbiano svolto i previsti corsi di aggiornamento del Ministero della Salute per le letture dei Q-code, per l’acquisizione ed il trattamento dei dati personali sensibilissimi presenti nel green pass o nell’autocertificazione, nonché sulla base di quale documento di delega siano incaricati del presente servizio.

AVVISANO: le pubbliche amministrazioni in indirizzo che verrà richiesto dall’avvocato, al momento dell’ingresso nei luoghi della giustizia, l’esibizione da parte del soggetto controllore della documentazione anzidetta e che, in caso di rifiuto, verrà proposto il relativo esposto/denuncia. Le pubbliche amministrazioni interessate che, sin da subito, eventuali ritardi o inadempimenti alle prestazioni professionali per cui gli avvocati sono tenuti ad accedere agli Uffici giudiziari, saranno posti a carico civilmente e penalmente di coloro che, eventualmente senza titolo, porranno in essere i comportamenti di ostacolo alla prestazione professionale forense.

DIFFIDANO: Le pubbliche amministrazioni in indirizzo a garantire la sicurezza sul lavoro a tutti gli operatori della giustizia, compresi gli avvocati, e compresi quelli non vaccinati per l’esposizione dei rischi da contagio con soggetti che, pur se vaccinati, siano portatori del virus senza che ciò venga rilevato all’ingresso con gli appositi test di screening obbligatorio solo per coloro che non si sono vaccinati, attuando in maniera efficiente e prudente ogni misura idonea a salvaguardare le finalità di cui al D.Lvo 81/08. In caso che a causa della acritica – irragionevole e pericolosa – applicazione della normativa introdotta aumenti il rischio e conduca al contagio l’avvocato non vaccinato per fatto od in occasione della sua vicinanza nelle aule di giustizia con soggetto infetto e contagioso ma non monitorato, si chiederanno i danni economici e materiali all’Autorità tenuta al controllo.

INVITANO: il Consiglio Dell’Ordine degli Avvocati di Roma ed il Consiglio Nazionale Forense a promuovere nei confronti dell’Autorità Giudiziaria e delle Pubbliche Amministrazioni il rispetto della legalità, della giustizia e dei principi fondanti l’attività forense, garantendo ad ogni avvocato la possibilità di esercitare liberamente – senza discriminazioni di sorta – la professione in conformità alla Costituzione, alla legge in vigore, al codice deontologico forense, alla proporzionalità ed adeguatezza delle misure emergenziali e, al contempo, l’equo bilanciamento della tutela della salute collettiva, di quella individuale e delle prerogative difensive, con l’avvertenza che, nell’eventualità che si persista nell’esigere una prestazione impossibile o eccessivamente onerosa, si adirà qualsiasi autorità giudiziaria nazionale o sovranazionale, civile e penale, cui denunciare i responsabili della violenza privata, dell’abuso d’ufficio e dell’interruzione di pubblico servizio che si verrà a consumare impedendo ad un avvocato l’accesso in Tribunale in condizioni personali di buona salute e di sicurezza sanitaria.

Con riserva di maggiore approfondimento della legittimità della normativa in questione.
firmatari: Avv. Angelo Di Lorenzo, Avv. Roberto Martina, Avv. Giorgia Tripoli; Avv. Giovanni Calapaj; Avv. Elena Feresin, Avv. Federica Fantauzzo; Avv. Emilia Caruso; Avv. Antonietta Veneziano; Avv. Angela Coviello; Avv. Emilio De Stefano; Avv. Clorinda Ricci; Avv. Giovanni Carmagnola; Avv. Monica Ghiloni; Dr. Luca Mondelli; Avv. Maria Rosaria Faggiano; Avv. Nicolina Bellardita; Avv. Deborah Valent; Avv. Massimo Agerli; Avv. Vincenzo Nicoletti; Avv. Emanuele Di Martino; Avv. Eleonora Borelli; Avv. David D’Agostini; Avv. Silvia Pieroni; Avv. Francesca Villa; Avv. Grazia Porro; Avv. Rosa Di Dato; Avv. Teresa Rocco; Avv. Andrea Castellarin; Avv. Manuela Romano; Avv. Alessandra Zampini; Avv. Denise Serena Albano; Avv. Domenico Piccolo; Avv. Andrea Viel; Avv. Carmela Chicchinelli; Avv. Stefano Stochino; Avv. Stefano Galeani; Avv. Laura Barberio; Avv. Aldo Minghelli; Avv. Erica F. Filippini; Avv. Claudia Cova.

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