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Poco più di quindici anni fa, nell’ottobre del 2005, a distanza di circa sei mesi dalla morte di papa Giovanni Paolo II – avvenuta il 2 aprile dello stesso anno – feci un sogno, che forse oggi merita di essere raccontato. Inizia come un incubo, uno dei peggiori: i ricordi si sfumano, ma quel che appare chiaramente è il fatto che, in un ambiente ostile e buio, sono sola ed in possesso di alcuni preziosissimi documenti che, per nessun motivo, devono finire nelle mani dei molti nemici che mi stanno spietatamente dando la caccia. Il fatto che colpisce, è che non temo per la mia vita, come spesso accade negli incubi: tuttavia la mia preoccupazione rimane enorme, perché non posso assolutamente permettere che quei documenti cadano nelle loro mani. Dopo una fuga lunga e affannosa, sono ormai alle mie calcagna e non mi rimane più molto da fare: in quei documenti sembra esservi racchiuso – in ultimo – ciò che ho di più caro in questo mondo e sto per perderlo per sempre; mentre fuori è notte fonda. 

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All’improvviso, con mia enorme sorpresa, l’atmosfera cambia rapidamente: la luce disperde del tutto l’oscurità e diventa giorno pieno, posso ammirare il sole splendere alto nel cielo terso e azzurro. E in quella luce scorgo davanti a me – vicino a me – una figura cara: è Giovanni Paolo II, giovane come lo ricordavo bene quando a tredici anni – era il 16 ottobre 1978 – assistetti alle immagini, trasmesse in mondovisione, del celebre discorso che egli pronunciò affacciandosi dalla loggia che sovrasta l’ingresso della Basilica di San Pietro, subito dopo la sua elezione a pontefice. Con sguardo intenso e rassicurante si rivolge a me, dicendomi: “Non ti preoccupare, nessuno te li potrà togliere!”.

Malgrado siano trascorsi ormai quindici anni, ricordo infatti esattamente ogni parola che egli pronunciò, che qui riporto fedelmente. In quel momento prendo coscienza di ciò che forse avevo saputo fin dall’inizio della mia lunga fuga: non si tratta infatti soltanto di meri oggetti da proteggere, ma di molto di più: quei documenti sono in realtà immagine, figura di tutti coloro che amo più intensamente, ed insieme a loro, anche di quelli che accidentalmente ho incontrato sul mio cammino e a cui pure ho voluto bene. Karol Wojtyla continua quindi con decisione, mostrandomi la parte interna del suo braccio destro, piegato all’altezza del gomito e nudo, come il suo torace: “Guarda! Sono nella mia carne. Nessuno te li potrà togliere, ormai!”. Capisco che le sue parole sono assolutamente vere: infatti, chi mai potrebbe strapparli dalla sua carne? La sua persona emana una tale forza da sembrare invincibile e, al contempo, rassicurante. Non posso non provare che un senso di serenità: e mi sento felice, come forse mai prima di allora.  

Mi sarei svegliata all’improvviso qualche istante dopo, e la presenza di Karol Wojtyla era talmente concreta e reale nella mia memoria da ricordare bene ogni particolare, anche a distanza di molti mesi, addirittura di molti anni. Una sensazione di pace, di gioia, avrebbe continuato a tenermi compagnia durante tutto l’arco della giornata e nei giorni successivi, mentre iniziavo a riflettere: mi trovavo allora in uno dei momenti più difficili della mia vita, e quindi necessariamente proiettata su me stessa: sembrava insolita, dunque, tanta preoccupazione per gli altri, che apparentemente non stavano correndo alcun pericolo in quel momento.

Eppure non era la mia vita ad essere in gioco, in quell’incubo. Le parole pronunciate da Giovanni Paolo II: “Nessuno te li potrà togliere!”, sembravano riecheggiare molto da vicino il Vangelo di Giovanni: “Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio” (Gv 10,29); mentre il corpo del papa polacco sembrava rimandare a quello di Cristo, di cui la Chiesa è il Corpo mistico: “Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri” (Rm 12, 4-5).  

Tuttavia, per lungo tempo, questo sogno sarebbe rimasto per me enigmatico ed insieme bellissimo: un pezzetto di Cielo da ricordare. E con il trascorrere degli anni, sarebbe scivolato in parte nel dimenticatoio: ma da parecchi mesi le parole pronunciate da Karol Wojtyla sono ritornate più volte con forza nella mia mente, come se stessero acquistando sempre più significato. Forse perché i gravissimi fatti che si sono susseguiti a partire dall’emergenza CoVID-19, con il conseguente crescere della preoccupazione, mi hanno fatto sentire sempre più intensamente il vuoto lasciato dalla scomparsa di papa Giovanni Paolo II: la gerarchia della Chiesa Cattolica che deciderà di arrestare la sua perenne Liturgia a causa del propagarsi di un virus, avvenimento mai accaduto prima nella sua storia; le libertà e i diritti costituzionali che verranno sospesi e quindi di fatto negati; l’ormai evidentissima censura ed il totale annichilimento di chi vorrebbe proporre un’interpretazione diversa dei fatti, non coincidente con il pensiero unico dominante.

Tutto ciò non poteva non riavvicinarmi a Karol Wojtyla, l’uomo ed il pontefice profeticamente e lucidamente cosciente degli enormi ed imminenti pericoli che avrebbero insidiato la Chiesa Cattolica insieme al mondo intero, pericoli ai quali tentò di frapporre tutta la sua persona per fermare quello che l’apostolo Paolo definisce: “il mistero dell’iniquità” (2Ts 2,3-10). La scomparsa di papa Giovanni Paolo II aprirà di fatto la strada all’evolversi dei tristi accadimenti odierni: oggi è infatti la sopravvivenza stessa della vera Chiesa di Cristo ad essere in gioco. Ma è in gioco anche quella dell’umanità intera. Se quei documenti rappresentavano davvero coloro che avevo amato, oggi, per estensione, rappresentano tutti i credenti insieme a tutti gli uomini di buona volontà. Credenti e non credenti, purché – e questa costituisce una discriminante essenziale – non abbiano acconsentito al “mistero dell’iniquità”.

A tutti loro, a tutti coloro che oggi sono sull’orlo della disperazione a causa della crisi, a tutti coloro che oggi stanno per essere costretti a chiudere le loro attività, a tutti coloro che non sanno più cosa li attenderà domani e cosa potranno dar da mangiare ai propri figli, a tutti gli uomini che si sentono lacerati e divisi dalle mille nuove barriere di questo tempo, e a tutti coloro che si sentono impotenti di fronte a tutto questo, malgrado vorrebbero soltanto poterlo fermare; a loro, vorrei “regalare” – se mai può essermi possibile – un “pezzetto di Cielo”, ricevuto intatto da un vecchio sogno ora divenuto incredibilmente attuale. Perché si sentano forse un po’ meno soli, perché continuino a resistere con dignità, e, in particolare per chi crede, perché non smarriscano l’integrità della fede: certi che nessuno potrà in ultimo strapparli dalle mani di Colui che ha il potere su tutte le cose, poiché – come recita anche il Salmo 121 – “non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele” (Sal 121,4). 

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LETTERE

Lo studio che getta una nuova luce sulle diagnosi psichiatriche

di CCDU*

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Lo studio che getta una nuova luce sulle diagnosi psichiatriche

Un nuovo studio, pubblicato da Psychiatry Research, ha concluso che le diagnosi psichiatriche sono prive di valore scientifico nell’identificare specifici disturbi mentali. Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Liverpool, ha compreso una dettagliata analisi di cinque capitoli chiave dell’ultima edizione del DSM – il manuale dei disturbi mentali – e precisamente: schizofrenia, disturbo bipolare, disturbo depressivo, disturbo da ansia e disturbo dovuto a trauma. I manuali diagnostici come il DSM furono creati con lo scopo di fornire un linguaggio diagnostico comune ai professionisti della salute mentale, tentando di sviluppare un elenco definitivo dei problemi mentali, incluso i loro sintomi. 

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Il risultato dello studio si riassume in questi punti: 

  • Tutte le diagnosi psichiatriche portano a prendere decisioni seguendo regole diverse 
  • C’è un enorme grado di sovrapposizione di sintomi tra le diverse diagnosi 
  • Quasi tutte le diagnosi mascherano il ruolo giocato da eventi traumatici e negativi 
  • Le diagnosi dicono molto poco sul singolo paziente e sul trattamento che necessiterebbe 

Gli autori concludono che l’etichetta diagnostica rappresenta un sistema categorico falso. Nelle parole del Dr. Kate Allsopp, coordinatrice del gruppo di ricerca: “Sebbene le etichette diagnostiche creino l’illusione di una spiegazione, esse sono prive di significato scientifico e possono creare stigma e pregiudizio. Spero che questo studio possa incoraggiare i professionisti della salute mentale a pensare al di là delle diagnosi e prendere in considerazione spiegazioni per il malessere mentale, come ad esempio traumi e altre esperienze di vita negative.” 

Secondo il Prof. Peter Kinderman, dell’Università di Liverpool: “Lo studio fornisce ulteriore evidenza sull’inadeguatezza dell’approccio diagnostico biomedicale in psichiatria. Le diagnosi, citate spesso e in maniera acritica come “vere malattie” sono di fatto costruite sulla base di criteri assai arbitrari, derivati da schemi incoerenti, confusi e contraddittori. Il sistema diagnostico parte dal presupposto erroneo secondo cui tutta la sofferenza derivi dai disturbi, e si affida a giudizi soggettivi sul cosa sia normale.” 

Rincara la dose il Prof. John Read, dell’Università di East London: “È forse ora di smettere di far finta che queste etichette pseudomediche contribuiscano alla nostra comprensione delle complesse cause del disagio umano, o del tipo di aiuto che ci serve quando ne soffriamo.” 

*Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

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Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

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Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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