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La plastic tax entrerà in vigore il prossimo anno a luglio e stando a quanto reso noto graverà sul consumatore per 49 centesimi a chilo di rifiuto prodotto. Un po’ tassa sull’acqua minerale (e quella del rubinetto spesso non è potabile) un po’ misura che impatterà più sul portafoglio degli italiani che sul benessere del pianeta (è l’intoccato sud-est asiatico il massimo produttore di rifiuti di questo genere), l’accisa non è salutata con favore dai produttori di imballaggio e dagli utilizzatori industriali.

Lo studio: il 97 per cento boicotterà una misura che ritiene inefficace e ingiusta

L’ingegner Sergio Ferraris, autore del manuale sull’Imballaggio talentuoso, ha sondato gli umori di migliaia di loro per comprendere se la plastic tax secondo loro avrà effetti positivi. “Quello che emerge – scrive l’autore del report – è un secco “no”. Più del 97% ha infatti confermato che non cambierà sistema di imballaggio, anche a fronte dell’approvazione di una tassa sulla plastica. Secondo gli intervistati infatti in quasi l’80% dei casi il costo della tassa andrà a pesare sui consumatori, alzando il prezzo di vendita. Il 15% pensa invece ad azioni pubblicitarie per aumentare i ricavi e non alzare i prezzi”.

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La spinta verso imballaggi differenti, ma solo nel lungo termine

Per quanto riguarda invece gli effetti della tassa nel prossimo futuro il 65% ritiene che la tassa potrà servire a spingere maggiormente la ricerca verso imballaggi con meno plastica. Però quello che interessa alle aziende utilizzatrici è un imballaggio che protegga il prodotto e le sue caratteristiche (soprattutto nell’alimentare). Una situazone simile a quella che sta interessando l’automotive: la ricerca spinge i modelli elettrici e alzare le tasse sul gasolio non cambia quasi nulla sull’evoluzione futura

La tassa colpisce un settore di cui “l’Italia è leader mondiale

“L’Italia – prosegue lo studio – è leader mondiale nel settore dell’imballaggio. Non è la tassa a creare problemi, ma l’incertezza su come sarà questa tassa, gli annunci e le liti fra le varie componenti del governo. Nel dubbio le industrie utilizzatrici rimandano gli investimenti, e continuano ad usare imballi più inquinanti. E così i produttori di macchinari perdono fatturato e stimolo alla innovazione. Su 14 preventivi di linee di imballaggio innovative, solo 3 saranno avviate nel primo semestre 2020”.

“Il governo ha ignorato esperti, produttori e consumatori”

Secondo i produttori infine il governo avrebbe dovuto preparare un progetto dettagliato di tassazione, differenziato a seconda del tipo di imballo; poi coordinarlo con i contributi Conai per il riciclaggio; infine consultare gli esperti, le associazioni di produttori e consumatori,  i sindacati e presentare una proposta di legge precisa e dettagliata. Con il ricavato della tassa contribuire a ricerca e sviluppo dei produttori di macchinari da imballaggio, garantendo così l’occupazione e il primato tecnologico dell’Italia in questo settore.

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ECONOMIA

Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove

Con la scusa della fantomatica “crisi energetica”, il governo tenta di imporre nuovi divieti e di ottenere nuove privazioni. Le aziende “energifore” festeggiano l’aumento vertiginoso dei ricavi ma, paradossalmente, mandano bollette sempre più salate. Si pensa ad aumentare il debito pubblico regalando miliardi, ma nessuno parla di impianti di produzione di energia ecologici, poco costosi e in grado di generare migliaia di posti di lavoro: quelli che producono biogas

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Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove | Rec News dir. Zaira Bartucca

Metti un conflitto utile, che faccia passare l’idea – sotto l’ombrello dell’Agenda 2030 – che i rincari siano colpa di un presidente estero e che i sacrifici siano “necessari” e anzi inevitabili. Aggiungi miliardi che piovono a iosa sulle aziende in corsa per la transizione energetica e otterrai l’istantanea precisa dell’Italia in questo momento: un Paese dove ai cittadini non si vogliono garantire neppure i beni di prima necessità che servono al sostentamento dell’essere umano e alla sua sopravvivenza (acqua, gas, energia elettrica), e dove si costringono le aziende “energivore” a chiudere bottega perché hanno la colpa di “consumare troppo”.

Una narrazione, c’è da dire, tutta italiana, perché all’estero i governi non stanno utilizzando le guerre come una scusa per educare i cittadini alla povertà, al non avere a conti fatti nulla e a esserne pure soddisfatti. Vogliono che in Italia si impari – zitti e anzi contenti – a fare a meno di tutto. Ieri era in nome del covid, oggi del clima e dell’ambiente, domani chissà. Ma se guardiamo al pratico e mettiamo da parte la narrazione dei tg, scopriamo che il gas tradizionale non manca affatto (sono solo cambiate le rotte commerciali) e, soprattutto, le aziende “energifore” con la scusa della “crisi” stanno facendo affari d’oro. Enel nel primo semestre del 2022 ha aumentato i ricavi di oltre l’80%, Eni ha più che quintuplicato gli utili. Ma allora cosa sono questi nuovi costi in bolletta che vengono addossati a famiglie e a imprese? Mica qualcuno starà di nuovo speculando su crisi artefatte, mentre l’Antitrust dorme sonni tranquilli?

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Bisogna salvare il Paese dalla “crisi energetica” – quella reale, risolvibile accendendo il cervello e non facendo ulteriore debito pubblico – e anche da chi ci specula sopra. Basta caricare tutto sul groppone delle famiglie e delle imprese. Se si sta rischiando di passare un inverno più freddo del solito, non è colpa di Putin o di Zelensky, della Russia, dell’Ucraina, degli Usa o di Taiwan, ma – a limite – della mancanza di programmazione di questo governo e dell’incompetenza di molti politici.

E visto che a conti fatti non è cambiato quasi nulla a livello di approvvigionamento (perché la situazione non è come viene raccontata) se un’azienda ti fa pagare il triplo o il quadruplo di bolletta di luce e gas senza motivo, devi partecipare a una class action in cui chiedi di essere rimborsato o risarcito, non pagare e stare zitto nella convinzione che le tue tasse aumentate siano il riflesso di situazioni internazionali. Perché non è affatto così. E perché, poi, si dovrebbero regalare miliardi alle aziende per fare in modo che le speculazioni continuino, abbiano motivo di esistere e i cittadini si trovino sempre di fronte a costi insostenibili?

Se esiste un partito che non ha ancora interessi e azioni con le aziende energetiche, faccia il suo dovere e supporti i cittadini. Non servono altri 30 miliardi di debito pubblico, il progetto per aiutare l’Italia nel lungo periodo c’è già. Paesi europei come la Germania, la Francia e la Spagna utilizzano impianti con poco impatto ambientale per produrre gas biologico (biogas). Trasformano l’umido e gli scarti in energia a tariffa verde, che poi viene portata in migliaia di case e di aziende. La Germania ha più di 10mila fabbriche di questo tipo, in Italia aziende come la Tim o Sofidel e perfino o ospedali come il Niguarda e il San Raffaele hanno i loro impianti a biomassa che permettono loro grandi risparmi. Perché non estendere questo modello anziché piangere e cercare scuse per imporre ai cittadini nuove privazioni?

Il biogas si estrae dai rifiuti umidi, dalle erbacce, dagli scarti grassi e dai reflui animali, dai fanghi di depurazione (non solo dal mais, come dice, mentendo, qualcuno). Un solo impianto può alimentare anche 3000 abitazioni, può essere dotato di filtri che non fanno percepire cattivi odori dovuti al trattamento di liquami e può utilizzare i residui finali come concimi. Il costo per singolo impianto è di circa 20-30 milioni di euro. Quanti se ne farebbero con 30 miliardi? Quanto si risolverebbe, invece di creare ulteriore debito pubblico? Lo Stato guadagnerebbe autonomia energetica, creerebbe nuovi posti di lavoro e potrebbe contare su gas ed energia verde, come chiede l’Europa e anche un’Agenda applicata per favorire il depopolamento anziché un miglioramento ambientale e umano. Più impianti costruisci, meno dipendi dagli altri Paesi.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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ECONOMIA

Indici di investimento: che cosa sono e quale funzione svolgono

Nasdaq, Ftse Mib, Dow Jones, sono solo alcuni dei principali indici di mercato di cui si sente parlare, spesso senza che molti sappiano di cosa si tratti. Eppure colmare questa lacuna, soprattutto per chi investe, è importante

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Indici di investimento: che cosa sono e quale funzione svolgono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nasdaq, Ftse Mib, Dow Jones, sono solo alcuni dei principali indici di mercato di cui si sente parlare anche al telegiornale, senza che l’ascoltatore sappia, molto spesso, di cosa si tratti. Anche alcuni novelli investitori potrebbero non avere ben chiaro che cosa siano realmente gli indici di mercato. Colmare questa lacuna, soprattutto per chi investe, è importante, in quanto non si può operare sul mercato finanziario senza conoscere alla perfezione i significati dei termini e l’utilizzo specifico che viene fatto dei vari strumenti.

Che cosa sono gli indici di mercato

Gli indici di mercato sono dei panieri di titoli che vengono utilizzati per valutare l’andamento dei prezzi del mercato secondario di riferimento e che possono essere utilizzati come benchmark per Fondi di Investimento ed ETF. Per sapere che cosa sono gli ETF, potete leggere l’interessante articolo presente a questa pagina.

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La selezione dei titoli che vengono inseriti all’interno dello pseudo portafoglio costituente un particolare indice non avviene in modo casuale, ma secondo regole prestabilite da chi lo crea, solitamente un intermediario finanziario. Regole e criteri afferenti la selezione, ma anche il peso di ogni titolo all’interno del paniere, devono essere resi noti pubblicamente al fine di permettere agli investitori di comprendere al meglio le dinamiche del mercato a cui fa riferimento.

Selezione dei titoli e peso nella composizione dell’indice

Quando un intermediario finanziario o altra figura preposta crea un indice, deve adottare un sistema che permetta di determinare in modo chiaro e univoco:

  • la composizione: il paniere può essere composto da titoli selezionati in base all’asset class, alla capitalizzazione o ad altre caratteristiche del titolo stesso o dell’emittente, come il settore di attività, il luogo in cui opera e via dicendo;
  • il peso di ogni titolo: a seconda dell’indice, i titoli possono avere tutti lo stesso peso oppure pesi proporzionali alla capitalizzazione, alla flottazione o al prezzo di mercato.
Indici di investimento: che cosa sono e quale funzione svolgono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Indici di mercato: come funzionano

Gli indici forniscono agli investitori utili informazioni per quanto riguarda l’andamento dei prezzi e le fluttuazioni di un particolare mercato secondario di riferimento.

A seconda dei casi e delle finalità, possono essere utilizzati come semplici strumenti informativi che permettono di prendere visione dell’andamento generale del mercato, oppure come benchmark, ossia strumenti utilizzati per valutare le performance di portafogli, fondi di investimento, ma anche singoli titoli.

Utilizzando gli indici, gli investitori o i gestori dei fondi hanno la possibilità di rendersi subito conto se titoli e panieri performano meglio o peggio rispetto all’andamento generale indicato dall’indice. Questa valutazione permette ai professionisti, quando ritenuto necessario, di apportare delle modifiche al portafoglio al fine di migliorarne il rendimento oppure di crearne uno ad hoc, tarato sull’andamento dell’indice di mercato scelto come benchmark.

Quali fattori influenzano l’andamento di un indice

Gli indici di mercato non sono stabili, in quanto i prezzi dei singoli titoli tendono a subire oscillazioni costanti dovute ai seguenti fattori:

  • andamento finanziario della società emittente;
  • notizie, come fusioni o cambiamenti nella leadership, rilasciate dalla medesima società;
  • nel caso delle azioni relative a materie prime, la fluttuazione dei prezzi delle stesse;
  • notizie economiche e politiche di vario genere;
  • sentiment degli investitori.

Oltre che dalle oscillazioni dei prezzi dei singoli titoli, il valore dell’indice può essere influenzato anche dalle modifiche apportate alla composizione.

Quali sono gli indici di mercato più importanti

Nonostante gli indici di mercato siano numerosi, quelli principali sono relativamente pochi. In particolare, i più noti e utilizzati sono:

  • NASDAQ Composite: questo indice include tutte le società Americane ad oggi quotate nella Borsa Nasdaq
  • NASDAQ 100: a differenza del precedente, include le principali 100 società statunitensi non-finanziarie, il cui peso all’interno dell’indice è calcolato in base alla capitalizzazione di mercato
  • FTSE MIB: si tratta di un indice della Borsa di Milano e include le 40 società principali della Borsa Italiana, il cui peso, anche in questo caso, è calcolato in base alla capitalizzazione di mercato.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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ECONOMIA

Dati Eurostat, in Italia aumenta la percentuale di persone ridotte in povertà

Sono quasi 15 milioni le persone ridotte in povertà con redditi bassi, bassissimi o assenti, impossibilitati a far fronte a necessità primarie e ad accedere ad attività sociali

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Dati Eurostat, in Italia aumenta la percentuale di persone ridotte in povertà | Rec News dir. Zaira Bartucca

E’ un Paese sul baratro – senza che la politica in eterna campagna elettorale se ne occupi minimamente – quello fotografato dagli ultimi dati Eurostat. Aumenta il tasso di persone ridotte in povertà, con redditi bassi, bassissimi o assenti, impossibilitati a far fronte a necessità primarie: secondo l’Istituto di Statistica in seno alla Commissione Europea sono 11,84 milioni.

La cifra lievita a 14,83 milioni – puntualizza Eurostat – se si includono nel conteggio i nuovi poveri, cioè quelle persone che già “non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali” o vivono in famiglie con un alto tasso di disoccupazione (in neolingua ufficiale, “bassa intensità lavorativa”). Sono i dati peggiori mai registrati dal 1995.

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   Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

   

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