Le foibe e la fatica di uscire dal dimenticatoio

E’ il Giorno del Ricordo per i numerosi istriani, giuliani, fiumani e dalmati italiani morti nel corso dell’eccidio. La vicenda scomodata dalla politica solo tre volte nell’ultimo quarantennio 

Un giorno amaro quello del 10 febbraio, ma non per questo da dimenticare. Su a Basovizza, comune del Triestino che ha pagato un tributo altissimo in termini di vite, non sanno e non possono dimenticare cosa voglia dire foibe. Non è possibile cancellare – nemmeno quando tutto intorno si tenta un’operazione di censura e occultamento – la memoria storica legata all’occupazione jugoslava e le sorti di migliaia di persone inghiottite in cavità senza ritorno.


Ma la memoria legata alle foibe ha fasi alterne. Non conosce la “fortuna” dei lager tedeschi, anzi è uno degli eccidi che si devono dimenticare. Capita, quando le vicende storiche si prestano alla propaganda politica. O la danneggiano, secondo il pensiero di chi pensa ad occultare e negare, più che tramandare affinché episodi così spiacevoli non si ripetano. E così la questione foibe nell’ultimo quarantennio è stata scomodata appena tre volte. Nel 1980 il riconoscimento di Basovizza come monumento di interesse nazionale. Nel ’92, il riconoscimento ufficiale per decreto. Nel 2007, l’inaugurazione del sacrario in onore dei martiri delle foibe.



Il resto, è nulla. Perché se il reato di negazionismo esiste per le “pasciute” vittime ebree (qui una testimonianza storica di un console italiano che fa riflettere), non esiste per quelli delle foibe. E’, quindi, l’anno uno o zero, che dir si voglia, per la Memoria legata al triste evento. Ma il dimenticatoio, al cambiar del vento politico, è sempre in agguato. Per quest’anno non sono mancate le commemorazioni, cui hanno preso parte diverse figure istituzionali.


Per la presidente del Senato Elisabetta Casellati «il tentativo di far cadere per anni nell’oblio la tragedia delle foibe è una pagina nera della nostra storia politica e della storiografia. La verità storica non può essere nascosta, è più forte di qualsiasi ideologia, di qualsiasi negazionismo. Non dimenticare tragedie come queste è un imperativo per ogni democrazia che si rispetti. Affinché esse non si ripetano, è doveroso tramandare alle future generazioni tutte le pagine della storia nazionale, anche le più difficili, le più tristi, le più inspiegabili».


«La mancanza di una memoria universale e condivisa ci espone al rischio di dimenticare o sottovalutare il rischio che la logica della violenza e della sopraffazione possa tornare a prevalere sulla convivenza pacifica dei popoli», ha concluso.



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