POLITICA
Cosa si nasconde (davvero) dietro gli attriti tra Meloni e Berlusconi
Nessuna Ronzulli ministro e nessun foglio delle discordie spiattellato (volutamente?) all’indirizzo dei fotografi. Ad alimentare le recenti tensioni tra Berlusconi e Meloni ci sarebbe ben altro, e risiederebbe nel mancato riconoscimento di Meloni premier in pectore da parte di molte anime forziste
Nessuna Ronzulli ministro e nessun foglio delle discordie spiattellato (volutamente?) all’indirizzo dei fotografi. Ad alimentare le recenti tensioni tra Berlusconi e Meloni ci sarebbe ben altro, e risiederebbe nel mancato riconoscimento di Giorgia premier in pectore da parte di molte anime forziste. E’ il vento che spira in Piazza San Lorenzo in Lucina, dove qualche sottosegretario si sbottona e ripercorre le ultime settimane infuocate della politica italiana. Per farla breve: Meloni è piombata sui palazzi come una meteora, convinta di poter fare tutto da sola e di vantare una sorta di diritto bizantino su Palazzo Chigi, che vuole riformare in senso presidenzialista. Di potersi sedere, in parole povere, sullo scranno più alto del governo (senza passare dalle canoniche consultazioni e dalla mediazione con il resto della coalizione) e di rimanerci – pronosticano i critici – con un potere aumentato.
In questa sofisticata operazione è aiutata dai media di sistema, che dal primo giorno hanno dato per certa la nomina di lady Aspen, arrivando a scavalcare anche il ruolo del presidente Mattarella. Un qualcosa che per assurdo è digerito a sinistra – dove Meloni è leader riconosciuta e stampella politica di Letta – ma non da certo centrodestra che continua a non specchiarsi in una leader passata con troppa disinvoltura da un partito all’altro che continua a considerare opzioni di bandiera o troppo divisive, come La Russa alla presidenza del Senato o Nordio alla Giustizia.
Che non si fa scrupoli – scandiscono dai palazzi – a mettere in ombra un profilo come Casellati o come lo stesso Tajani, che Forza Italia continua a volere come minimo vicepremier e che – non a caso – negli ultimi giorni sfugge con risolutezza a quei cronisti che danno la nomina di Meloni a Palazzo Chigi come assodata. Dimenticando l’esistenza di una sorta di accordo tacito all’interno del centrodestra, che in caso di vittoria alle elezioni avrebbe dovuto garantire un posto di rilievo a ogni partito: Fratelli d’Italia e Lega hanno già preso la loro fetta e Forza Italia adesso reclamerebbe, in pratica, la sua. Pur non avendo, a conti fatti, i numeri.
Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it
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