Le politiche giovanili sono intersettoriali e richiedono puntualità nell’individuazione dei bisogni che non può che partire dall’ascolto dei giovani. È quello che il Consiglio Nazionale dei Giovani fa nella definizione di piani nazionali annuali, in vista delle manovre finanziarie, piani che accanto ad analisi tecniche di impatto, affiancano la raccolta dei bisogni e delle necessità giovanili.
Per questo l’introduzione della valutazione d’impatto generazionale in Italia può essere una novità importante. Le vulnerabilità strutturali del contesto in cui i giovani si trovano a lottare per la propria emancipazione, rendono necessario questo strumento per recuperare anche la fiducia nel futuro.
L’ascolto e l’attenzione verso i bisogni giovanili è proprio il primo necessario passo per riacquisirla e per ricostruire fiducia delle giovani generazioni anche nei confronti delle Istituzioni. I criteri di valutazione della VIG non devono guardare solo al criterio dell’efficienza, ma rispondere soprattutto al criterio di rilevanza, anche sull’esempio delle esperienze degli altri Paesi europei e dell’impegno annunciato anche dalla Commissione Europea, qualche settimana fa, sulla implementazione dello “Youth Check”.
In Austria, ad esempio, tutte le nuove proposte legislative e regolamentari sono valutate per le potenziali conseguenze sulle nuove generazioni attraverso il coinvolgimento del Consiglio nazionale dei giovani austriaco in rappresentanza anche delle organizzazioni giovanili. Ed è anche quello che la Commissione Europee fa, da decenni, nella definizione di una Strategia Europea della Gioventù, costruita grazie all’ascolto dei giovani e all’individuazione di priorità attraverso percorsi strutturati di Dialogo dell’UE con i Giovani che in Italia il CNG coordina in gruppo di lavoro con AIG e Dipartimento politiche giovanili.
L’attività di analisi che abbiamo fatto in questi anni ci ha permesso anche di capire in che modo poter orientare in generale le politiche del nostro Paese, per favorire anche un cambio generazionale. Anche per questo ritengo che serva un approccio complessivo, che vada di pari passo con la Legge quadro per le politiche giovanili. Quando abbiamo iniziato a lavorarci, assieme al Ministro Abodi, l’abbiamo concepita come uno strumento utile a comprendere ed affrontare le criticità vissute da questa generazione e a definire strategie di intervento misurate e pluriennali.
Il nostro Paese presenta il più alto numero di Neet, nonostante un tasso di occupazione giovanile in ripresa, ma caratterizzato da precarietà. Riflettiamo e affrontiamo numerose criticità, dovute soprattutto alla mancanza di valutazione e monitoraggio delle politiche che hanno impatto diretto e indiretto sulle giovani generazioni. Crediamo che sia importante testare questo strumento anche oggi, da una prospettiva generazionale, per affrontare le sfide più immediate. Queste criticità, pur essendo state oggetto di attenzione economica anche a livello internazionale e globale, richiedono un approccio specifico e dettagliato che vada oltre il contributo tecnico, richiedendo una capacità di coinvolgimento giovanile. Questo approccio è fondamentale per affrontare efficacemente le sfide attuali.
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