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Premio Troisi 2023 a Luca Barbareschi, che rimarca: "L'Italia ha bisogno di un giornalismo e di una magistratura sani" | Rec News dir. Zaira Bartucca Premio Troisi 2023 a Luca Barbareschi, che rimarca: "L'Italia ha bisogno di un giornalismo e di una magistratura sani" | Rec News dir. Zaira Bartucca

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Premio Troisi 2023 a Luca Barbareschi, che rimarca: “L’Italia ha bisogno di un giornalismo e di una magistratura sani”

A Luca Barbareschi, attore, regista, sceneggiatore, produttore, conduttore di programmi tv, va il Premio Troisi 2023, con la motivazione di aver “costruito una grande carriera grazie alla poliedricità del suo talento”. Barbareschi è un artista molto impegnato anche sui temi sociali: sua la presidenza di una fondazione che porta il suo nome, che negli anni si è occupata del reato di pedofilia. Anche se, racconterà Barbareschi con amarezza, l’attività portata avanti è stata censurata da tutti i media mainstream, grandi quotidiani compresi. Cacciato da Mediaset negli anni ’90 e dalla Rai nel 2023 (a chi aveva un approccio da Tele Pechino non è piaciuta la critica a chi si finge molestata per ottenere visibilità), oggi l’attenzione è tutta per il cinema.

Ma, anche lì, torna inevitabilmente l’impegno, la voglia di dire le cose come stanno, senza censura, e di esprimere le proprie idee, siamo esse convenzionali o no, facciano il paio con quello che dicono tutti in coro o meno. Da questo punto di vista, il suo “The Penitent” (prodotto da Eliseo Entertainment) è quasi un’autobiografia, perché racconta la storia di uno psichiatra che in tempi di uniformità assoluta di pensiero osa dire “no”. Rifiuta infatti di testimoniare in Tribunale a favore di un esponente del mondo lgbt che è colpevole di aver commesso una strage, ma è scusato e iper-protetto a prescindere per il solo fatto di essere omosessuale. Si apre, a quel punto, la prevedibile gogna mediatica, con il professionista perseguitato e accusato di omofobia. Un po’ quello che accade ogni giorno sotto i nostri occhi.

Una produzione, un modo di vedere, sicuramente inediti rispetto a un panorama culturale assolutamente appiattito, dove gli artisti per ottenere visibilità sui media mainstream devono idealmente giurare fedeltà alle ideologie che vengono loro imposte. Nonostante le difficoltà, per Barbareschi sono comunque sempre arrivati anche i riconoscimenti. Quest’anno come accennato è la volta del Premio Troisi, che l’artista ha ritirato con una mise estiva – infradito e camicia di lino – presentandosi con la sua solita verve dirompente.

L’occasione è stata buona per raccontarsi per quello che è, anche con i piccoli difetti che tutti hanno. “Sono pigro”, ha ammesso. “Io bleffo, ma è l’unica maniera per fare cose che diversamente non farei mai. Starei a piedi nudi a fare niente, ma se dichiaro che farò quella cosa, poi sono costretto a farla. Fare il produttore ha appagato la mia curiosità di lavorare con tanti talenti come Polanski, per esempio.” E’ intervenuto poi anche sulla salute del nostro Paese: “L’Italia – le sue parole – ha bisogno di un giornalismo e di una magistratura sana, ma al momento purtroppo non è così. Il problema è la narrazione che spesso non è corretta. Dedichiamo attenzione a chi fa del male, amplificandone il rumore, troppo poco a tutto il resto, perché? Perché se hai paura, sei manipolabile”.

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