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ARTE & CULTURA

La mostra Magister Raffaello sbarca a Madrid

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La mostra Magister Raffaello arriva nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, dove resterà in esposizione fino al 15 gennaio 2023. Ideata in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello e curata dallo storico dell’arte Claudio Strinati con la co-curatela di Federico Strinati e il supporto di un Comitato Scientifico di respiro internazionale, Magister Raffaello si presenta al pubblico come un inedito romanzo esperienziale che si articola intorno a sei opere chiave del grande artista rinascimentale.

All’interno dei sei spazi dedicati il visitatore avrà modo di ripercorrere la storia e i luoghi dove Raffaello ha vissuto e lavorato e di conoscere il “suo mondo” attraverso opere del maestro, oltre a quelle di artisti, letterati, filosofi che nel tempo hanno interagito con il suo lavoro: attori e comparse che popolano un ideale palcoscenico teatrale trasfigurato nella mostra.

Progettata da Magister Art, Magister Raffaello è un’iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, organizzata a Madrid dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con ENIT sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia a Madrid.

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Cucinotta a Rec News: “Il mio Sud nel nuovo film da protagonista” (Video e Gallery)

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Maria Grazia Cucinotta a Rec News: "Vi racconto il mio Sud nel nuovo film da protagonista" (Gallery) - Gli agnelli possono pascolare in pace anteprima
Foto ©Denys Shevchenko/REC NEWS

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Maria Grazia Cucinotta è la protagonista del nuovo film di Beppe Cino “Gli agnelli possono pascolare in pace”, presentato ieri in anteprima a Roma al Cinema Caravaggio e nelle sale dall’11 aprile. Nella pellicola ambientata in Puglia è Alfonsina, donna ingenua con abitudini singolari che a un certo punto viene colta da sogni rivelatori.

Bidella in pensione devota al culto dei cari defunti e lontana dal fratello, sarà un inaspettato incontro con il Sacro a mettere ordine in tutti quegli aspetti della sua vita rimasti in ombra, e a svelare i legami e i segreti che animano il borgo pugliese dove abita. Abbiamo intervistato Maria Grazia Cucinotta a margine della proiezione dell’anteprima romana.

Quanto c’è di lei nel film “Gli agnelli possono pascolare in pace?

Di sicuro il Sud. Il Sud mi appartiene e di conseguenza c’è molto di questo suo modo di essere. Attaccata alla terra, attaccata agli affetti, attaccata alla verità. E’ anche un personaggio molto distante. E’ una bidella che ama Pasolini e sembra uscita un po’ fuori da una favola. Anche il mondo che la circonda sembra essere uscito fuori da un piccolo metaverso che si muove in un mondo moderno.

Il film ha un messaggio particolare?

Ce ne sono tanti di messaggi, tra l’altro attualissimi. Tutte le guerre sono dettate dai confini e dal potere e un po’ questo film parla proprio di questo e al fatto che tutti i confini e tutti i pregiudizi portano alla fine alla rabbia e alla non accettazione. E’ un messaggio molto importante. Tra le risate e queste visioni c’è una grande verità.

Progetti futuri che può anticiparci?

Questo film è in uscita quindi aspettiamo di vedere come va. L’11 uscirà in tutta Italia e speriamo che la gente torni al cinema.

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Premio Sila, i dieci autori selezionati incontrano il pubblico

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Premio Sila, i dieci autori selezionati incontrano il pubblico | Rec News dir. Zaira Bartucca
Comunicato Stampa

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Dopo la pausa pasquale, riprendono gli appuntamenti con la presentazione dei dieci libri che concorrono per aggiudicarsi il Premio Sila ’49, riconoscimento letterario giunto alla sua dodicesima edizione. Lunedì 8 aprile, alle 18, la location dell’evento sarà la libreria Mondadori di Cosenza di Corso Mazzini. Protagonista dell’incontro Greta Pavan e il suo libro “Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri editore), un romanzo di formazione che racconta uno spaccato generazionale.

Giovedì 11 aprile sarà la volta di un altro libro della Decina 2024. Sempre alle 18, nei locali della libreria Ubik di Cosenza, Pierpaolo Vettori illustrerà al pubblico cosentino il suo “L’imperatore delle nuvole” (Neri Pozza editore).

IL PREMIO SILA’49

Nel 1949 veniva istituito il Premio Sila, per rispondere alla necessità di ricostruzione culturale, di rinascita materiale e intellettuale di una Italia e di una Calabria uscite dalla guerra. Nel maggio del 2010 è stata costituita la Fondazione Premio Sila allo scopo di avviare una nuova fase del prestigioso premio che vide le sue ultime edizioni negli anni novanta. Il Sila, tra i più antichi premi letterari italiani collocò, sin dalle sue prime edizioni, la Calabria nei circuiti culturali nazionali e nel vivo del dibattito tra correnti letterarie, scoprendo talenti e coinvolgendo nelle Giurie personalità come Giuseppe Ungaretti, Carlo Bo e Leonida Répaci.

Il nuovo Premio Sila ’49 vuole “riprendere le fila di un discorso interrotto per stimolare, in un periodo storico complesso e difficile, la ricostruzione di un tessuto sociale attraverso percorsi culturali che richiedono attenzione, sensibilità e partecipazione. Oggi più che mai si vuole ribadire il primato della cultura, della conoscenza, dell’esercizio dello spirito critico”.

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Gli arazzi che
hanno catturato
il gotha degli artisti
contemporanei

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Gli arazzi che hanno catturato il gotha degli artisti contemporanei | Rec News dir. Zaira Bartucca

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Come cinque secoli fa, sono così rari e preziosi che ormai quasi nessuno più li realizza. Gli arazzi ad alto liccio, oggi, mantengono lo status di splendide e ricercate opere d’arte, ma si discostano dai colori piatti e dai soggetti mitologici delle manifatture secentesche. Oggi gli arazzi si sono evoluti, parlano una nuova lingua, attuale ed emozionante. Si ispirano all’arte contemporanea, hanno colori vibranti, cangianti, ricchi e corposi, grazie alla raffinata tecnica inventata a fine anni Cinquanta dall’appassionato d’arte Ugo Scassa.

Una occasione di ammirare la collezione di Arazzi Scassa sarà l’esclusivo evento fuori salone in programma martedì 16 aprile durante la Design Week ne La Boutique di via Gastone Pisoni 6.

La location accanto a via Manzoni, appena ristrutturata a firma dell’architetto Fabio Rotella, accoglierà meravigliosi arazzi e tappeti d’arte, realizzati da Arazzeria Scassa, su soggetti originali di artisti e designer contemporanei. 

Giuseppe Capogrossi, Paul Klee, Joan Mirò,  Umberto Mastroianni ed Andy Warhol sono gli autori che hanno ispirato le opere in esposizione, ma rappresentano solo un dodicesimo degli artisti che, in 60 anni di attività, hanno ispirato l’Arazzeria astigiana.

Massimo Bilotta, amministratore delegato dell’Azienda, interviene: «Sono davvero moltissimi gli artisti che hanno collaborato con mio zio, Ugo Scassa, dando vita a sodalizi artistici fecondi e duraturi, che, i certi casi, si sono trasformati in sincere amicizie».

Bilotta continua, elencando: «L’Arazzeria è stata ed è fucina di idee e luogo di incontro tra artisti e mecenati. Molti, davvero, sono stati i creativi incuriositi dalle potenzialità di un tessuto d’arte: da Ernst, Guttuso e Casorati, fino a Ezio Gribaudo, Giorgio de Chirico, Antonio Corpora, Corrado Cagli e Renzo Piano, per il quale abbiamo realizzato, tra gli altri, un tappeto monumentale che riproduce il progetto del Centre Pompidou di Parigi. Alcune amicizie hanno dato vita a collaborazioni stimolanti, come quella con Umberto Mastroianni, che si  estese a comprendere ben 22 arazzi».

«Sono molto felice di annunciare con questo evento ne La Boutique, durante la Design Week di Milano, la ripresa creativa ed energica delle attività all’interno di Arazzeria Scassa, dopo la temporanea sospensione, seguita alla scomparsa del fondatore e al Covid», prosegue Bilotta, che poi conclude: «Nell’elegante location al numero 6 di via Pisoni abbiamo progettato un evento dedicato agli amanti della bellezza e dell’arte, ai professionisti dell’arredamento e del design, con cui desideriamo colloquiare sempre più intensamente».

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Le parole d’ordine del Sintetismo

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Le parole d'ordine del Sintetismo | Rec News dir. Zaira Bartucca

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Il Sintetismo è il Movimento pittorico che causa la frattura con l’impressionismo. Rotonchamp, primo biografo di Gauguin, definisce così la «sintesi»: «Semplificazione voluta delle linee, delle forme e dei colori, che vuol dare all’espressione la sua intensità massima con la soppressione di tutto ciò che potrebbe diminuirne l’effetto».

È così che si compie ormai la rottura definitiva con l’impressionismo. Essa avviene in una maniera radicale che Cézanne e Seurat avevano sempre evitata, anche se erano talvolta portati a tradire l’impressionismo nel tentativo di completarlo.

Il Sintetismo, al contrario dell’impressionismo, capovolge il rapporto del pittore nei confronti della realtà: non ci si sottomette più alla natura, la si utilizza. Ma per capire a quale scopo occorre chiedersi a che cosa rimanda il «massimo di intensità» di cui parla Rotonchamp. È qui che interviene la prospettiva simbolista che Emile Bernard, spirito teorico, influenzato inoltre dall’amico Aurier, rivendica molto più esplicitamente di quanto lo abbia mai fatto Gauguin: non si tratta di utilizzare la natura per confessarsi ma per trame la sua sostanza, la sua essenza, la sua idea, che si rivela solo alla immaginazione dell’artista.

Architettura geometrica. Così scrive Bernard:

«Poiché l’idea è la forma delle cose raccolte dall’immaginazione, bisognava dipingere non più davanti alla cosa, ma riprendendola nell’immaginazione che l’aveva raccolta… la memoria non trattiene tutto, ma solo ciò che colpisce la mente. Dunque, forme e colori divenivano semplici in una uguale unità. Dipingendo con la memoria, avevo il vantaggio di abolire l’inutile complicazione delle forme e dei toni. Restava uno schema del soggetto guardato. Tutte le linee ritornavano alla loro architettura geometrica, tutti i toni ai colori tipo della tavolozza prismatica.»

Quindici anni prima del fauvismo. Il Manifesto del Sintetismo nei cinque punti di Aurier

Quindici anni prima del fauvismo eccoci dunque all’arte decorativa ed al colore puro. Ma il Sintetismo del 1888 comprende ugualmente uno sfondo filosofico – una specie di platonismo visionario – che gli conferisce il suo stile particolare. Così scrive Aurier, alla fine del grande articolo che egli dedica a Gauguin e che è un vero manifesto della nuova pittura: «L’opera d’arte, come io ho voluto logicamente evocarla, sarà: a) idealista, poiché il suo unico ideale sarà l’espressione dell’idea; b) simbolista, poiché esprimerà questa idea con delle forme; c) sintetica, poiché scriverà queste forme, questi segni, secondo un metodo di comprensione generale; d) soggettiva, poiché l’oggetto non vi sarà mai considerato in quanto oggetto, ma come segno d’idea percepita attraverso il soggetto; e) (è una conseguenza) decorativa, poiché la pittura decorativa propriamente detta, tale come l’hanno intesa gli Egiziani, molto probabilmente i Greci ed i primitivi, non è che una manifestazione d’arte contemporaneamente soggettiva, sintetica, simbolista e idealista.»

La sintesi del Sintetismo è dunque una pittura astratta. Infatti, i sintetisti non si prendono nei confronti del mondo esteriore le singolari libertà che si concederanno invece i pittori del secolo xx. Il fatto è che il mondo contiene, per chi sa vedere e interpretare, l’idea. Bisogna piuttosto mondarlo, semplificarlo – poiché come dice Bernard, «tutto ciò che carica eccessivamente uno spettacolo lo copre di realtà e occupa i nostri occhi a svantaggio della nostra mente» – riassumerlo dunque nel suo proprio significato, nella sua verità armoniosa, stilizzarlo cioè e trarne una astrazione, come dice Gauguin. Così in lui la forma plastica non sarà mai la sola ad essere determinante, essa sarà sempre legata al significato emotivo dello spettacolo rappresentato. 

Questo significato, in compenso, potrà trasformare la rappresentazione, completarla con nuovi elementi simbolici; così La visione dopo il sermone di Paul Gauguin, in cui è dipinto l’episodio biblico descritto in Genesi 32:23-32 e in Osea 12:4-5 (lotta di Giacobbe con l’angelo), inserisce, in uno stesso insieme, le Bretoni che escono da messa e la visione, che appare loro, di un episodio del sermone che hanno appena ascoltato.

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