Russeau, ha vinto il sì. Ma spunta lo spettro della “bad” blockchain

Dalla Virginia alla Thailandia, il sistema di “blocchi concatenati” è già stato utilizzato con esiti controversi. C’è chi si concentra sulle manipolazioni, ma forse non si dà abbastanza peso alla democrazia per pochi che si va profilando

Sono chiusi dalle 18 i lavori della piattaforma Russeau. Enrica Sabatini, componente dell’associazione che gestisce il sistema di voto, ha dato conto di adesioni pari a 73mila persone (un numero insignificante se paragonato agli 10.522.272 di voti totalizzati dal M5S durante le passate amministrative). Il sì ha incontrato il 79,3 per cento delle “preferenze”, per quanto rimangano lecite le domande sulla composizione dei votanti. Per accedere al voto, infatti, era sufficiente avere all’attivo sei mesi di iscrizione alla piattaforma Rousseau.


Ma qual è il sistema su cui si basa il sistema privato ereditato da Casaleggio senior? Niente altro che quella blockchain tanto cara ai democratici d’oltralpe. Manipolabile, controllabile, è quel “futuro” (che fa il paio con l’identità digitale invocata oggi da Davide Casaleggio e da Nicola Morra) che spaventa le istituzioni democraticamente elette.


In nome della semplificazione e della digitalizzazione, basta armarsi di pc e smartphone ed esprimere la propria preferenza. Sul piatto dei partiti finiscono i dati di chi aderisce, che viene “schedato” assieme alle sue preferenze contravvenendo al principio della segretezza del voto. Sulle manipolazioni a voto concluso, poi, è stato scritto talmente tanto che non è il caso di ripetersi. Basta fare un giro nella rete.


Colpiscono di certo i casi omologhi. Quello della Virginia e soprattutto della Thailandia e del sistema di voto Raspberry pi, cui hanno aderito appena 100mila votanti. Sono bastati, per assurdo, per incentivare il passaggio politico e per fare del Paese la “Silicon Valley asiatica”, con tutte le analogie sull’arbitrarietà del caso.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.