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Sembra a tutti gli effetti un TSO da opinione quello che si è verificato a Castelletto di Leno, in provincia di Brescia, lo scorso 19 maggio. Dopo il caso di Dario Musso, il ragazzo di Ravanusa che si è permesso di dire che “non c’è nessuna pandemia” ed è stato internato per questo, questa volta un’altra possibile vittima di quella che sembra a tutti gli effetti una dittatura sanitaria è un prete. Si chiama Gianluca Loda e ha 54 anni. Il suo caso, se confermato, sarebbe il secondo di dissenziente punito in appena un mese.

Vigili del Fuoco, Carabinieri e Polizia hanno sfondato la finestra della sua abitazione, manco fosse il capo di una cupola mafiosa

La sua storia è raccontata dalle testate locali Bsnews e da Brescia Today, che pongono l’accento su una presunta barricata in casa con successivo arrivo di Vigili del Fuoco, Carabinieri e Polizia. Le Forze dell’Ordine – riportano i siti – hanno sfondato la finestra della sua abitazione per intrufolarvisi e lo hanno trovato “seduto in casa, in silenzio: a prima vista niente di grave”. Ma è andata davvero così? Abbiamo raggiunto Don Loda grazie al contatto reperibile sul sito della sua parrocchia. Il sacerdote non ha confermato alcun tipo di malessere antecedente al prelievo da parte di Carabinieri, Vigili e Polizia. Ma andiamo con ordine. Nonostante la presunta assenza di malesseri, l’uomo viene “trasferito in ospedale a Manerbio per i dovuti accertamenti”. Su quali basi Don Loda è stato considerato affetto da malessere? Su quali, è stato trasportato in ospedale?

Giorni prima aveva criticato le misure imposte da Conte

C’è poi un articolo di opinione di Aldo Maria Valli, intitolato Così don Gianluca è stato prelevato e portato via. Per il reato di “diverso pensiero”. Il pezzo racconta le vicissitudini recenti di Don Loda e la sua palese dissonanza con le decisioni del governo. Il riscontro c’è ed è solido: a fine aprile il sacerdote scrive un comunicato. Amareggiato dalle incoerenze del governo Conte, dice: “Contiamo meno dei cani. Anche quelli sono stati nominati dal signor Conte”, ma i cattolici no. “I cattolici – riflette don Loda – vanno bene finché tamponano i buchi dello Stato (…) Se questo è normale, io mi tiro fuori da questa normalità”. Un discorso lucido, coerente, che tuttavia non è stato compreso dall’ex sindaco del Pd Pietro Bisinella (quello in carica è Cristina Tedaldi, che dovrebbe coincidere con chi ha autorizzato l’intervento, in veste di massima autorità sanitaria cittadina). Abbiamo provato a chiedere spiegazioni al Comune di Castelletto di Loda e all’ospedale di Manerbio, ma ancora non abbiamo ottenuto risposte.

Quattro giorni dopo una cena all’aperto, il parroco viene prelevato dalla sua abitazione

C’è poi la questione della cena in piazza. Il 15 maggio Brescia Today riporta di una cena con quattro operai cui ha preso parte lo stesso don Loda. Un momento conviviale punito con 400 euro di multa a testa, per un totale di duemila euro. Il parroco avrebbe allestito “una tavolata”, che calcoli alla mano sarebbe stata di cinque persone. La cosa avrebbe comunque disturbato i residenti, che avrebbero allertato la Polizia locale. Intanto, la stampa locale ha iniziato a fare la guerra a Don Loda, fotografato mentre cena ed esposto al pubblico ludibrìo per aver mangiato fuori. Gesto che ha ripetuto dopo, con l’intento di effettuare una protesta pacifica per la multa ricevuta. Ad appena quattro giorni di distanza dall’accaduto (casualità?), le stesse testate hanno riportato il prelievo dall’interno della sua abitazione privata. “Il prete non sta bene e si barrica in casa: i pompieri sfondano la finestra”. Don Loda – che in questa replica all’ex sindaco dimostra tutta la sua lucidità – improvvisamente diviene “affetto da un disagio personale”. “Sarà accompagnato – comunica la diocesi che a quanto pare è compiacente con la decisione – in un percorso di verifica e di sostegno che gli consenta un pieno ristabilimento”.

Abbiamo contattato Don Loda: “Stavo benissimo, ero solo indaffarato con le valigie. Avrei dovuto assentarmi per qualche giorno”

Allertati da quanto è già successo a Ravanusa, giorni fa abbiamo provato a contattare Don Loda. Il suo recapito era/è presente sul sito della sua parrocchia. Don Loda ci ha riferito di stare “bene”, ma di “non sapere” quanto ancora dovrà stare ricoverato in ospedale. Pensa un’altra settimana.

Stava male? L’hanno trovata seduto e assente?
Stavo benissimo! Sono gli altri che mi stanno facendo stare male! Dovevo assentarmi per sei giorni per andare a trovare mio fratello, erano già stati avvisati. Ero affaccendato con le valigie da due ore circa. Quando sono entrati, ero in bagno. Sono uscito di fretta dopo che ho sentito che avevano demolito qualcosa”. Don Loda, a quel punto, è stato “accompagnato in ospedale, scortato dai vigili da un lato e dall’altro manco fossi un malvivente”. “Sta bene lì?” Domandiamo. “Sto bene, ma spero di uscire presto. Sono contento perché dico Messa ogni giorno qui. Dire Messa è la mia vita, senza non posso stare”. Quello che fuori – fino a qualche tempo fa – era vietato, nonostante i dati rassicuranti dell’ISS, le ammissioni di Borrelli, lo studio sui falsi positivi, i dati Istat e tutto il resto. Ma se Don Loda sta bene come mai ora si trova in ospedale e, soprattutto, perché ci è stato portato?

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LETTERE

Realizzare il sogno di Basaglia

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Realizzare il sogno di Basaglia | Rec News dir. Zaira Bartucca

A meno di una settimana dalla scomparsa del giovane di Lampedusa, che ha preferito gettarsi in mare dal traghetto piuttosto che subire un TSO, si è conclusa a Milano la mostra multimediale “Controllo sociale e psichiatria: violazioni dei diritti umani”. L’evento, organizzato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), ha attirato oltre mille visitatori in cinque giorni, molti dei quali hanno voluto esprimere parole di ringraziamento e di complimenti sul libro degli ospiti, e si è concluso con un convegno intitolato “180 – una riforma incompiuta”. 

Dopo i saluti del presidente del CCDU, avv. Enrico del Core, che ha voluto ricordare l’importanza vitale del diritto alla difesa nell’ordinamento costituzionale, il vicepresidente Alberto Brugnettini ha aperto i lavori ricordando le forti critiche e i dubbi espressi a suo tempo da Franco Basaglia nei confronti di una legge che, pur fregiandosi del suo nome, riproponeva le logiche manicomiali cambiandone solo il nome. 

I primi a parlare sono stati Fabio, che ha riferito i gravi maltrattamenti cui è stato soggetto suo fratello durante la sua lunga esperienza nei servizi psichiatrici ospedalieri, le angherie e i soprusi di cui è stato testimone oculare, e le condizioni ignobili in cui vivono i degenti – costantemente sotto il ricatto della contenzione se non fanno i bravi. 

Fabio ha concluso chiedendo che la medicina faccia un passo indietro e ammetta di non saper curare il disagio mentale. Maria Cristina Soldi, ha raccontato l’incredibile e dolorosa vicenda di suo fratello Andrea, ucciso a Torino nel 2015 durante un TSO. La vicenda legale si è chiusa recentemente con la condanna definitiva dei responsabili, ma resta l’amarezza per quanto è accaduto e per i particolari – assieme tragici e grotteschi. 

Andrea Soldi se ne stava tranquillamente seduto sulla panchina di un parco torinese quando lo hanno avvicinato due psichiatri chiedendogli di seguire uno di loro per un trattamento sanitario. Andrea avrebbe volentieri seguito il secondo psichiatra, di cui si fidava, ma fu obbligato con la forza a seguire l’altro. Sdraiato a pancia in giù e con le mani legate dietro alla schiena, Andrea morì soffocato durante il trasporto in ambulanza. I familiari si sentirono dire dai medici che il loro congiunto era morto d’infarto, per poi scoprire l’amara verità dalla stampa. 

La dottoressa Eleonora Alecci, psicologa e psicoterapeuta con un passato in un reparto psichiatrico in cui si praticava la contenzione, ha confermato che i fatti riferiti da Fabio sono la routine quotidiana, e ha ribadito il suo impegno verso il superamento di queste pratiche, impegnandosi in un programma di addestramento del personale medico e infermieristico, come anche spiegato nel corso di un suo recente intervento al congresso della Società Italiana di Psichiatria.  

La dottoressa Maria Rosaria D’Oronzo, collaboratrice per molti anni di Giorgio Antonucci – il medico e psicoterapeuta che liberò i “matti” del manicomio di Imola dimostrando al mondo intero che è possibile alleviare la sofferenza mentale senza usare forza o coercizione – ha ricordato il lavoro di Antonucci, e il suo profilo di umanitario, ben documentati nell’archivio online di cui la dottoressa D’Oronzo è curatrice. 

L’avvocato Michele Capano, dell’Associazione Radicale Diritti alla Follia e del Direttivo Radicale, ha denunciato l’incredibile contraddizione della legge italiana, che da una parte ha ratificato le risoluzioni ONU per la cessazione delle pratiche coercitive in psichiatria, e dall’altra mantiene in vigore una legge che le consente. L’Associazione Diritti alla Follia e il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani intendono lavorare assieme, e coinvolgere altre associazioni e individui, per una riforma della 180 in senso garantista, che superi questa contraddizione e realizzi il sogno basagliano. 

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TSO E (IN)GIUSTIZIE

La manifestazione per dire no all’ECT

Diverse associazioni ne hanno chiedono l’abolizione per i danni anche irreversibili che è in grado di causare al cervello. In Italia ci sono una decina di centri in cui viene praticato

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La manifestazione per dire no all'ECT | Rec News

La terapia psichiatrica elettroconvulsiva (ECT) è stata al centro della manifestazione tenuta il 17 settembre a Firenze al Congresso Mondiale della Genetica Psichiatrica alla Fortezza Da Basso, che ha visto centinaia di persone protestare contro i casi di violazione dei diritti umani e gli abusi commessi dalla psichiatria nel campo della salute mentale. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha consegnato una lettera aperta agli organizzatori del Congresso per chiedere la fine delle pratiche coercitive, la fine di qualunque danno fisico e psichico e, dunque, l’uso di approcci basati sul rispetto dell’individuo.

La manifestazione per dire no all'ECT

L’ECT, o elettroshock, comporta l’applicazione di elettricità ad alta tensione al
cervello. Diverse associazioni ne chiedono l’abolizione per i danni che è in grado di causare, compresa la perdita permanente della memoria e danni irreversibili al cervello. In Italia ci sono una decina di centri in cui l’ECT viene praticato, spesso senza un consenso veramente informato.

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PRIMO PIANO

Ci scrive un lettore che ha subito dei TSO ingiusti: “Sono distrutto, voglio giustizia”

Tempo fa ci siamo occupati del caso di Giampiero Decicco, un 52enne di Torino che ci ha scritto raccontandoci una storia di trattamenti sanitari obbligatori e ingiustizie. Oggi ci ha ricontattato, purtroppo non con buone notizie

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Ci scrive un lettore che ha subito dei TSO ingiusti: "Sono distrutto, voglio giustizia" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Tempo fa ci siamo occupati del caso di Giampiero Decicco, un 52enne di Torino che ci ha scritto raccontando una storia di trattamenti sanitari obbligatori e ingiustizie. Dopo il suo appello accorato, abbiamo interessato della questione diverse associazioni e Comitati di settore, uno dei quali si occupa specificatamente di Diritti Umani e di TSO ingiusti. Abbiamo messo a conoscenza della questione delicata anche diversi politici che si sono interessati a casi noti di cui ci siamo occupati, confidando anche stavolta in un’interrogazione parlamentare. Purtroppo, abbiamo dovuto constatare tanta incuranza e nullafacienza da parte degli interpellati. C’è stato chi in tutta risposta ci ha chiesto una “donazione”, perché “le spese sono già tante”, e allora per fare in modo che si prenda in carico un caso bisogna devolvere il gettone. C’è stato anche chi – pur mandando un comunicato dietro l’altro sui TSO – quando è stato messo davanti a un caso concreto (che magari non è sfruttabile politicamente), ha fatto orecchie da mercante.

La breve lettera di oggi

Ecco perché, con estremo rammarico, non abbiamo potuto fare molto rispetto al pubblicare la lettera del signor Decicco, offrirgli supporto tentando di aiutarlo a trovare una sistemazione alternativa, idonea, autonoma, provvisoria e gratuita nel Torinese tramite nostri contatti e invitarlo a contattare personalmente alcune associazioni per le necessità immediate. In quel contesto, però, l’interessato ci faceva sapere di non volere cambiare casa, perché vivrebbe il trasferimento come un’ingiustizia e una sconfitta. Oggi ci ha riscritto: “Sono Decicco Giampietro, la persona di cui vi siete occupati per i tso illegali; volevo dirvi che a tuttora nulla è cambiato e non ho avuto alcuna giustizia, i problemi di salute sono peggiorati ed i criminali nelle istituzioni, come il dottor Guido Mensi e il pm Sanini, che mi hanno distrutto, coscientemente e con accanimento, sono ancora liberi di operare. In queste condizioni, penso spesso a come porre fine alla mia vita, che oramai è diventata un infinito trascorrere di giorni vuoti. Vorrei che questi criminali pagassero per quello che hanno fatto”.

Diamo conto delle sue parole senza esprimere giudizi di merito su una questione che conosciamo solo per come ci è stata raccontata, sperando che il caso possa essere materia di approfondimento da parte delle Autorità e delle Istituzioni preposte e da parte di tutti quei soggetti che si occupano di casi come questi.

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