Commissariati dall’Europa e pure contenti

Nella politica degli sciuscià c’è da scegliere tra la sola pulizia e quella con annessa lucidatura. Cliente è l’Europa, che ai piccoli e poco intraprendenti italiani sa di poter imporre tutto. La variante “popolo”, però, a torto non viene considerata

Uno studio definito “accreditato” di qualche mese fa ha dell’assurdo. “L’Italia e gli italiani non esistono”. Ne riportiamo a grandi linee il contenuto: il Belpaese è stato così tanto caratterizzato da dominazioni esterne e da afflussi e reflussi migratori da non essersi costruito né una nazione né un’identità nazionale. Poco importa se da qui sono passate le fondamenta della cultura e della contemporaneità. Un peccato originale che italiani devono pagare, per la soddisfazione dell’Europa, di chi dall’Italia prende solo e dal vecchio Terzo Mondo che si prepara a mutare le proprie sorti grazie a cospicue iniezioni di finanziamenti. Tra questi, per assurdo, figurano anche i nostri.



Intanto agli italiani si vorrebbe negare tutto. Anche, per traslare il report prima menzionato, l’esistenza. Siamo stranieri in terra nostra. Siamo gli sfortunati proprietari di case occupate dai rom, siamo quelli che non sono liberi di decidere della salute dei propri figli. Siamo percepiti come superflui nell’Italia che deve fare spazio alla globalizzazione e dunque a qualcun’altro, ma anche a quella che si preoccupa di incentivare il degrado sociale, cittadino, artistico. Perché in silenzio l’Italia svende e si vende.


Tassello di una distruzione che va conseguita a partire dalle fondamenta, cioè cominciando dai punti di forza e dalle tradizioni. Privare del necessario un popolo affamato da cattive politiche,non è una grande idea. Lo racconta la storia lontana ma anche quella recente. Un buon termine di paragone non è la Francia dei Gilets Jaunes. Perché i cugini francesi contano su un’autonomia decisionale che noi ci siamo scordati e non siamo stati in grado di recuperare neppure con il cambio di governo. Il premier e i vicepremier hanno abbandonato le uscite rampanti che hanno caratterizzato la formazione del nuovo governo per lasciare il passo alla politica degli sciuscià: quella in cui c’è da scegliere tra la sola pulizia e quella con annessa lucidatura. Il cliente, inutile dirlo, è l’Europa. Che ai piccoli, poco intraprendenti e poco lungimiranti politici italiani sa che può imporre tutto. Dal metodo di lavoro ai risultati da conseguire.



Un esempio recente che deve preoccupare è invece quello dell’Ucraina del pre-Poroshenko. Allora la gente, stanca della cattiva amministrazione Janukovich e sempre più alle strette, ha manifestato il proprio dissenso nell’unico modo possibile. Andando a disturbare i responsabili del disastro, cioè quei politici che, senza esagerazione, sono finiti letteralmente nei cassonetti dell’immondizia. E una folla inferocita che reclama quanto gli è dovuto (lavoro, autonomia decisionale, sovranità monetaria, salute, futuro) deve fare più paura dei toni alti dei burocrati di Bruxelles. Soprattutto se può contare su un inconsapevole sostegno d’oltralpe.


Perché dalle affermazioni invadenti e irrispettose di Moscovici alle uscite comiche di Juncker si rimane pur sempre nell’ambito delle parole, mentre le conseguenze pratiche di un popolo che reclama quello che è suo non sono necessariamente pacifiche. Gli italiani sopportano almeno dal 2011, e dopo l’ultimo voltafaccia del governo Conte sul deficit e il retrofront della Lega su Europa ed Euro, la misura è davvero colma. L’Italia è stata venduta dai “governi” Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, poi presa in affitto e subaffittata dal vecchio travestito da nuovo. Se anche questa volta la fiducia nella politica è svanita, occorre avviare una lotta sociale che sarà tutt’altro che pacifica.



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