Periodico di Inchieste

Proroga stato di emergenza, con queste modalità è contro la Costituzione

di Vincenzo Musacchio – Giurista, professore di diritto penale, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark, ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra


L’opinione dell’autore in alcuni punti può non coincidere con quella della redazione

Sento di esprimere forti perplessità e criticità di natura costituzionale sulla proroga dello stato di emergenza con le modalità proposte dal Governo. Abbiamo assistito, attraverso l’uso sistematico dei dpcm, alla continua marginalizzazione del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale. Neanche l’utilizzo dei decreti legge, che si dovrebbero usare comunque con moderazione, sono stati presi in considerazione dall’attuale maggioranza di governo. Non sono, e mai sarò, Presidente del Consiglio ma, se fossi stato al suo posto, forse anche furbescamente, avrei presentato un decreto legge per affrontare il prosieguo dell’emergenza Covid-19. La semplice proroga con le attuali modalità invece presenta forti criticità di natura costituzionale.


Sono preoccupato perché, da parte del Governo italiano, si accetti il rischio di un “esecutivo di tipo autarchico”, che finisce non solo per reprimere libertà individuali con i dpcm ma che ostacola anche libertà fondamentali della persona umana costituzionalmente garantite. Fossi Conte, e per fortuna non lo sono, mi preoccuperei di più, anzi, molto di più, del fatto che questo Paese di fronte al rischio di una nuova emergenza sia tuttora privo di un sistema in grado di realizzare test di massa, di tracciare i contatti dei contagiati e di isolarli per contenere la diffusione del virus.





Ricordo che durante la fase emergenziale si è decisa la limitazione delle libertà costituzionali attraverso dpcm, senza l’esame del Parlamento. Ho il privilegio di avere ancora una buona memoria. Con lo stato d’emergenza è sì possibile attuare limitazioni dei diritti – pur con il limite essenziale della conservazione dello Stato di diritto, pur non essendoci una norma costituzionale che disciplini lo stato d’emergenza – ma questo non significa che le diverse situazioni emergenziali non possano trovare copertura costituzionale. I Costituenti ritennero che, senza prevedere particolari situazioni di emergenza, la possibilità di interventi straordinari in casi eccezionali di necessità e urgenza, era prevista in alcuni casi espressamente indicati (artt. 13, 21 e 77 Cost.).


Questa proroga con queste modalità attuative, è costituzionalmente inaccettabile nei suoi presupposti fattuali e rischia di introdurre nel nostro ordinamento un precedente molto pericoloso. Ha ragione Massimo Cacciari quando dice che il governo non può pretendere di governare oggi con poteri eccezionali per paura del virus e domani per paura del conflitto e di tensioni sociali. Così facendo giocoforza si sottopone l’ordinamento giuridico e le sue fonti ad una tensione costituzionale ponendo anche un problema sociale di assuefazione all’emergenza.


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Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm – per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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