POLITICA
Il Def, Savona e la ricetta di Keynes contro la crisi
Il DEF è stato presentato oggi pomeriggio dal ministro per gli Affari europei Paolo Savona presso la sede dell’associazione Stampa estera
Il Def, Documento di economia e finanza, è stato presentato oggi pomeriggio dal ministro per gli Affari europei Paolo Savona presso la sede dell’associazione Stampa estera. L’analisi dell’economista si è concentrata sul quadro di investimenti pubblici e privati e sulla politica monetaria, fiscale ed europea nell’ambito dell’auspicata crescita dell’Italia. Messe da parte le polemiche e le preoccupazioni “infondate” sulla stabilità economica, Savona ha enumerato gli aspetti principali del documento. Vediamoli.
Sedici miliardi e deficit al 2,4 per cento
Nel documento di 17 pagine presentato si legge della distribuzione delle risorse, che andranno in sei scaglioni principali: 9 miliardi saranno previsti per pensioni e reddito di cittadinanza; un miliardo e mezzo andrà incontro alle necessità dei truffati delle banche; un miliardo servirà a ossigenare le Forze dell’Ordine con la previsione di nuove assunzioni; 7 miliardi andranno nella direzione di “Quota 100“, la misura per le pensioni che dovrebbe permettere il superamento della Legge Fornero; due miliardi per la Flat Tax e, infine, un miliardo per il potenziamento dei centri per l’impiego. L’ultima misura servirà, come annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, anche ad attuare il Reddito di cittadinanza senza speculazioni. Gli interventi vanno nella direzione di quanto anticipato a maggio nel contratto di governo.
“L’Europa lasci da parte le visioni ridotte”
“Difendo il Def in tutte le sedi e non esistono problemi di sorta. Il problema sorge se l’Europa vuole concentrarsi su una visione ridotta senza prendere atto del fatto che, come ha fatto il Regno Unito, c’è una necessità generale di cambiamento. Bisogna operare sullo strumento e, sulla scorta di quanto diceva Keynes, fare una politica di controllo della domanda aggregata e applicare le successive misure. La spinta esogena è il lavoro, e bisogna andare in direzione della sua creazione. Ci sono – ha detto il ministro – pochi investimenti. Il saggio di sviluppo è inferiore a quello che ritengo possibile, ma se gli investimenti partono non ci dovrebbero essere preoccupazioni. Lo stesso Tria dice che se riusciamo a spostare del 10 per cento, il quadro macroeconomico puà crescere. Tutto è legato a maggiore crescita e maggiori investimenti. La politica monetaria – ha concluso – deve essere governata da statuti, non da uomini”.
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