INCHIESTE
I soldi per l’Africa e i tre dell’Ave Maria
All’ombra di San Pietro si delineano accordi, si accomunano interessi, si stringono rapporti trasversali. C’è il monsignore già noto alle cronache, c’è il “professore” conosciuto per un giro di assegni in bianco e per la gestione allegra delle finanze di movimenti e partiti. C’è uno stuolo di imprenditori grandi e piccoli convinti di incrementare il proprio business con soldi facili
All’ombra di San Pietro si delineano accordi, si accomunano interessi, si stringono rapporti trasversali. C’è il monsignore già noto alle cronache, c’è il “professore” conosciuto per un giro di assegni in bianco e per la gestione allegra delle finanze di movimenti e partiti. C’è uno stuolo di imprenditori grandi e piccoli convinti di incrementare il proprio business con soldi facili, a conti fatti con un sistema vorticoso di finanziamenti gestito da una banca con sede in Lituania dove gli interessati sono convinti di dare dieci per avere – questo il senso dei movimenti che avvenivano alle spalle del Vaticano utilizzando il nome di una fondazione riconducibile a essa – cento. Interessante per chi vuole far crescere un marchio consolidato, ma anche per chi crede nella nascita del network 2.0 di stampo europeista e clericale, in grado di sfidare i colossi della comunicazione e dell’informazione.
Pasqua con chi vuoi.
E’ il 27 marzo del 2018, tarda mattinata. Mentre Roma si popola di turisti e si svuota di quanti si serrano in casa per il pranzo pasquale, il rione che ospita le ambasciate di Palestina e Perù è in fibrillazione per un altro tipo di movimenti. In uno dei palazzi “bene” dove trovano alloggio nunzi apostolici e politici, abita anche monsignor T.S. La passione per i ragazzi, da lui smentita, non l’ha allontanato dall’appartamento elegante di proprietà del Vaticano dove ha chiamato a raccolta due imprenditori calabresi e il “socio” A. W., vicino alla politica e già imputato per truffa aggravata e millantato credito.
Lo stesso che nel 2006 prima (in concomitanza con le elezioni politiche) e nel 2014 poi, avrebbe messo in piedi un giro di assegni scoperti. Quarantottomila quelli tracciati dagli inquirenti, che però costituirebbero solo la punta dell’iceberg. Niente se paragonati alla somma che adesso W. e il monsignore hanno posizionato sul tavolo della trattativa, come documentato da un file audio acquisito da uno degli imprenditori che sarebbero stati raggirati: un finanziamento da sette milioni da ottenere con una sorta di specchietto per le allodole: la fondazione “Il Buon Samaritano”, con sede in Città del Vaticano e riconducibile all’Istituto di opere religiose (IOR) della Santa Sede. Formalmente, si occupa di gestire il denaro delle donazioni per attività in Africa. I soldi delle quote avrebbero “unto” monsignor S. – nella registrazione lo si sente “prenotare” per sé un milione – W. e l’armatore V.D.S. di Torre del Greco, già indagato nel 2015 assieme al fratello A. per bancarotta fraudolenta patrimoniale.
Decine di imprenditori avrebbero preso parte – ignari – al raggiro. Partecipando con le loro quote, avrebbero inoltre alimentato una serie di attività parallele in grado di garantire allo “strano trio” formato da monsignor S., W. e V.D.S. (il primo già allontanato dalla prelatura) guadagni nel tempo. Una prima tranche di versamenti è stata effettuata dai titolari di aziende grandi (come un noto marchio romano di caffè) e piccole prima dell’incontro di Pasqua, fissato per fare il punto della situazione, e una seconda qualche giorno dopo, come testimoniano alcuni bonifici del 25 e del 29 marzo.
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