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Midterm, il deputato italo-americano Rulli: “Non credo all’onda blu, Meloni tornerà la migliore amica degli Usa”

(Adnkronos) – Le elezioni di metà mandato del Congresso saranno le più folli degli ultimi 20 anni. A sostenerlo in un’intervista all’Adnkronos è Michael Rulli, deputato repubblicano dell’Ohio di origini italo-americane, che non si dice convinto dei sondaggi che anticipano un possibile tsunami democratico. Secondo il congressman, la situazione potrebbe essere ben diversa e i pronostici potrebbero essere sbagliati. “Molti esperti parlano di una grandissima ‘ondata blu’. Io non ne sono convinto”, sottolinea. E per quanto riguarda la premier Giorgia Meloni, il repubblicano afferma: “Scrivetelo pure. Il deputato Rulli adora Meloni”. 

Congressman Rulli, partiamo da cosa si aspetta in merito alla conferma del suo seggio?
 

“Le mie elezioni si giocano solitamente durante le primarie, dato che il seggio che occupo è fortemente repubblicano. In passato, per sei anni, sono stato senatore statale in Ohio, in un collegio che tendeva leggermente verso i Democratici; era un distretto molto moderato, che favoriva persino lo schieramento Democratico. Oggi, invece, mi trovo in un distretto a fortissima impronta repubblicana – classificato come “R+28” – che rientra tra i 15 collegi più repubblicani del Paese. Di conseguenza, la vera sfida elettorale per me è sempre quella delle primarie, che sono davvero durissime, mentre le elezioni generali risultano molto più agevoli. Così, dopo aver condotto la mia campagna elettorale, dedico tutto il tempo che mi resta ad aiutare i miei amici al Congresso a farsi eleggere”. 

L’Ohio è uno Stato importantissimo, in genere, in ogni elezione. Come vede la situazione?
 

“Sto cercando di aiutare John Husted (l’attuale senatore junior dello Stato, ndr) a vincere e credo che abbia ottime possibilità. Certo, siamo un po’ preoccupati per Vivek Ramaswamy, ma ho anche amici al Congresso che sto sostenendo, come Mike Turner e Mike Carey”.  

Andando oltre l’Ohio: tutta la Camera dei rappresentanti è in gioco. Quale scenario prevede?
 

“Molti esperti parlano di una grandissima ‘ondata blu’. Io non ne sono convinto. Non credo che arriverà questa grande ondata blu. Noi ci proveremo, combatteremo con le unghie e i denti per mantenere il controllo della Camera. Stiamo lottando per ogni singolo seggio. Ma è una battaglia. Faremo di tutto per conservare la maggioranza alla Camera, anche se, nel caso ci riuscissimo, sarebbe per un margine risicato, magari di uno o due seggi. D’altro canto, i Democratici potrebbero vincere; ma se dovessero spuntarla solo per quattro o cinque seggi, ci ritroveremmo nello stesso scenario che abbiamo vissuto noi quando abbiamo vinto: una maggioranza così esigua da rendere difficilissima l’approvazione di qualsiasi legge”. 

 A proposito dei sondaggi: non sembrano più attendibili come in passato, soprattutto quando si parla del voto repubblicano, e si sono spesso rivelati errati. Pensa che anche in questo caso lo scenario potrebbe essere lo stesso?
 

“È risaputo che con questi sondaggi si gioca un po’, e credo che molti di essi siano errati. Ma quanto sono sbagliati? Questa è la domanda. Fino a che punto sono errati questi sondaggi? Sono così sbagliati da permetterci di mantenere la Camera? O sono solo leggermente imprecisi, tanto da farci perdere la Camera per un soffio? Oppure, per qualche motivo, i sondaggi hanno ragione e si profila davvero un”onda blu’? A mio avviso, i sondaggi sono stati errati. Hanno sbagliato l’ultima volta. Quanto saranno sbagliati stavolta? Perché, secondo i sondaggi, la situazione per noi appare davvero pessima”. 

Il presidente Donald Trump, qualche settimana fa, ha detto che la sua relazione con la premier italiana Giorgia Meloni è molto buona. Crede che il rapporto sia tornato solido dopo gli ultimi mesi di attriti?
 

“Questa è la mia opinione: credo che ad alcuni attori malevoli questo rapporto non piacesse, perché il Presidente ha fatto sapere a tutto il mondo che il Primo Ministro era la sua migliore amica e che, se si voleva ottenere un accesso – e questo è un punto importante – all’amministrazione Trump, bisognava passare attraverso Meloni. L’Italia fungeva, di fatto, da perno per accedere alla nostra amministrazione. Cosa significa tutto questo? Significa che le relazioni tra Italia e Stati Uniti stavano vivendo il loro momento migliore dal dopoguerra”. 

Poi è sorto un problema però. Che è successo?
 

“In primavera, Trump poteva vantare due mesi consecutivi senza attraversamenti illegali delle frontiere Usa. E ne andava giustamente fiero. A un certo punto, però, interviene il Vaticano. Sia chiaro: io amo il Vaticano; sono un cattolico devoto. Il Vaticano rilasciò una dichiarazione in cui il Papa affermava che ‘prima dei confini e delle istituzioni ci sono sempre le persone’. Certo, è il Papa: è normale che dica una cosa del genere, fa parte del suo ruolo. Tuttavia, la dichiarazione fu diffusa proprio mentre Trump celebrava questo traguardo. Così, all’improvviso, la stampa di tutto il mondo ha iniziato a sostenere: ‘C’è un problema tra il Papa e il Presidente’. Così si sono rivolti subito a Giorgia Meloni dicendo: ‘Il Papa e il Presidente stanno litigando. Devi scegliere da che parte stare’. Beh, essendo lei il Primo Ministro italiano, è ovvio che scelga il Papa, no? C’era qualcuno in Vaticano che voleva creare una spaccatura. Hanno cercato di creare una divisione, e hanno persino ostacolato la nostra conferenza a Miami, dove dovevano essere siglati tutti gli accordi. Alla fine ha prevalso il buon senso. Io, Marco Rubio e JD Vance ci siamo detti: ‘Bene, torniamo al lavoro’. Tutti gli accordi commerciali che dovevano essere firmati a Miami sono stati firmati. E, come dissi quando accadde il fatto, molti sostenevano: ‘Non faranno mai pace’. Eppure, Elon Musk e Trump si erano detti cose terribili e poi hanno fatto pace; ora sono migliori amici. Lo stesso accadrà con il Primo Ministro Meloni: tornerà a essere la nostra migliore amica in assoluto. Segnatevi le mie parole: farò tutto ciò che è in mio potere per far sì che ciò accada”. 

Cosa ne pensa delle problematiche che gli Stati Uniti stanno affrontando? Mi riferisco, ad esempio, al rincaro dei prezzi e alla guerra in Iran. Pensa che questo aspetto possa influire sulle elezioni?
 

“La risposta è entrambe le cose. Entrambe. Dunque, la guerra ha effettivamente un impatto sui prezzi del carburante. Capisco chi è contrario alla guerra; anch’io non amo i conflitti. Tuttavia, il popolo persiano, il popolo iraniano, è composto da persone meravigliose, splendide. Il regime che tiene in ostaggio l’Iran da 50 anni è composto dagli individui più barbari sulla faccia della terra e, a mio modesto parere, è l’unico attore che arriverebbe davvero a usare un’arma nucleare contro qualcuno. Se guardiamo alla Cina, non ci sono problemi. La Russia gestisce il proprio arsenale nucleare con responsabilità, così come fanno gli Stati Uniti o persino il Pakistan: per detenere armi nucleari è necessario mantenere la calma. Al regime iraniano, invece, non si può mai affidare un’arma nucleare. Detto questo, è proprio questa la causa principale dell’elevato costo del petrolio e dei carburanti. Ora, abbiamo intenzione di estrarre greggio dal Venezuela e dall’Argentina. Al momento si tratta di un paio di centinaia di migliaia di barili, ma una volta completate le infrastrutture nel corso del prossimo anno, saremo in grado di produrre ben oltre un milione – se non addirittura due milioni – di barili al giorno da queste aree. Dunque, entro un anno immetteremo sul mercato globale 2 milioni di barili in più, il che porterà a una diminuzione dei prezzi”.  

Per tornare alla domanda iniziale: questo rincaro del diesel e della benzina danneggerà il Partito repubblicano?
 

“Lo scopriremo solo tra quattro giorni”. (di Iacopo Luzi) 

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