Due donne (a rischio), una compravendita e il nascituro merce di scambio

Nelle cliniche dell’orrore le donne entrano sane per uscire malate, “nell’indifferenza generale verso il dolore umano”. Intervista a Silvana De Mari

Articolo pubblicato il 03/03/19 e aggiornato l’08/04/19


Pubblichiamo la prima parte dell’intervista alla dottoressa Silvana De Mari, specializzata in Chirurgia e Psicologia cognitiva, impegnata in una puntuale opera di divulgazione su temi scomodi su cui, avverte, “è in atto una campagna strumentale di disinformazione”. Ci ha spiegato, fornendo dettagliati profili medici, cosa c’è dietro la pratica della maternità o gravidanza surrogata, comunemente chiamata Utero in affitto. Ne viene fuori il “ritratto” – sconsigliato ai deboli di cuore – di donne e ragazze spesso molto giovani non informate dei rischi, che si affidano a una pratica pericolosa e invasiva che in diversi casi le lascia con gravi patologie. Di madri non biologiche che fanno buttare via il frutto di una gravidanza se il nascituro è “difettoso” o se è femmina, di straniere richiuse in cliniche dell’orrore, dello straniamento dei bimbi quando poi la mamma – quella vera – non c’è più. Dell’indifferenza generale, per citare la stessa De Mari, “al dolore umano“. A tenere in braccio il nuovo nato sopravvissuto a un altissimo numero di aborti, è un’estranea che non ha la voce e l’odore di mamma, che parla un’altra lingua. O peggio, che di donna non ha nulla, come un uomo che voglia dirsi “mammo”.


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Che ripercussione ha la pratica dell’Utero in affitto sull’organismo della donna?
La pratica dell’utero in affitto prevede la cosiddetta donazione di ovuli, termine eufemistico e aggraziato con cui si indica una pratica terribile. La parola donazione dà l’impressione non solo di qualcosa di gratuito, per quanto in realtà gli ovuli vengano venduti, ma anche di qualcosa di facile. Come la donazione di sperma, per esempio, dove effettivamente non ci sono morti e feriti, o la donazione di sangue. In realtà la donazione di ovuli è terribilmente pericolosa e dannosa. Siamo già all’antimedicina: la medicina dovrebbe guarire i corpi dei malati, non fare ammalare i corpi sani.


Ci spiega nel dettaglio come funziona?
Si sottopone la donna a un bombardamento ormonale perché faccia molti ovuli. Noi femminucce produciamo un ovulo ogni 28 giorni, e i nostri ovuli sono contati. Se ne fanno produrre molti e ne prelevano molti, si anticipa la menopausa. Questa iperstimolazione estrogenica porta alla sindrome correlata, che è caratterizzata da un aumento della permeabilità dei vasi sanguigni con liquido che esce all’esterno dei vasi per fermarsi nel peritoneo, nel pericardio o nelle pleure. Si formano quindi idroperitoneo, idropericardio e versamento pleurico. Nei vasi sanguigni si verifica poi un’isfissatio sanguinis: il sangue forma più facilmente trombosi.


Al netto dei termini medici e affinché tutti capiscano, cosa può avvenire nel pratico?
Si possono avere infarto, ictus, addirittura casi di coagulazione intravascolare disseminata, una patologia gravissima. Le ovaie si ingrossano molto per cui con maggiore facilità possono andare a torsione acuta, che è purtroppo un’indicazione chirurgica di asportazione. Abbiamo il sospetto che questa iperstimolazione ovarica possa causare e aumentare il rischio di cancro della mammella e di cancro del colon, ma non ne siamo sicuri perché manca un corretto monitoraggio di queste donne.


Chi sono queste donne o ragazze? Sono informate dei rischi cui vanno incontro?
E’ quello che ci chiediamo anche noi, ma a giudicare dalle loro interviste no. Si tratta di donne giovani, scelte su catalogo perché studentesse belle e intelligenti. Sono quelle che devono dare il dna. Le ovaie sono dentro la cavità del peritoneo, quindi per andare a prendere gli ovuli bisogna andare a fare qualcosa di cruento. Sotto controllo endoscopico si infila un ago per andare a prendere gli ovuli. Questo se c’è una sindrome da iperstimolazione ovarica può causare un emo-peritoneo, cioè una perdita di sangue nel peritoneo. Si tratta quindi di una pratica tutt’altro che benigna e gravata da rischi e danni.


Come si spiega che queste giovani siano disposte ad accettare di esporre il loro corpo a rischi così elevati?
Loro dicono, primo: mi hanno offerto un sacco di soldi, potevo terminare gli studi e pagare il college; secondo: potevo aiutare un’altra donna che non può avere figli, quindi molte l’hanno visto da un punto di vista di aiuto umano. Quando poi si sono trovate la sindrome da iperstimolazione ovarica non sapevano cosa fosse e sono anche state seguite malissimo. Gente che è stata rimandata a casa e sembrava incinta di sei mesi perché avevano una perdita di liquido nel peritoneo con una disidratazione e dei rischi veramente molto gravi. Insisto: la medicina consiste nel guarire i malati, non nel fare ammalare i sani.


Si tratta di ragazze italiane o straniere?
Che io sappia sono ragazze straniere perché in Italia questa pratica è assolutamente vietata e illegale. Si tratta sempre di persone statunitensi o del Nord Europa. I loro ovuli vengono coniugati con lo spermatozoo in un’altra provetta e tutto si mette in un’altra donna, che viene pagata meno e che spesso può essere più scura perché costano meno, per esempio le donne indiane.


Quindi le donne sono due.
Esatto, questo è un punto fondamentale. Perché se fosse un’unica donna che fa tutto, i rischi non sarebbero maggiori di una gravidanza normale. Ma in questo caso il bambino avrebbe una madre, mentre in realtà non ce l’ha. Una ha dato il patrimonio genetico e una ha dato l’utero. E i rischi si moltiplicano. Inoltre quella che dà l’ovulo è una ragazza bionda con gli occhi azzurri che fa l’università o simile, che quindi si paga molto, quella che porta la gravidanza invece è una donna di provenienza sociale molto più bassa che viene da una nazione come l’India o come il Nepal e che viene pagata meno.


Di recente si è parlato di casi di rigetto in immigrati di colore trasfusi con sangue europeo. Ci sono stati casi di incompatibilità anche in queste situazioni?
Ci sono un grandissimo numero di aborti e di parti prematuri. Anche perché questa signora si trova una gravidanza con cui non ha nessun cromosoma in comune. Il problema di incompatibilità sistematicamente non c’è, altrimenti avrebbero già abbandonato questa pratica. L’utero riesce a difendere questo fetino anche se non ha cromosomi in comune. Però c’è un alto tasso di aborto, e l’aborto è una cosa brutta.


Per alcune è un diritto sacrosanto, un segno di emancipazione e dei tempi…
Se io amo un bambino non lo voglio uccidere. Un uomo non vuole che il suo bambino venga abortito, una donna non vuole abortire. Questa cosa che se si abortisce chi se ne frega, ne facciamo un’altro: scusate?! Lo stesso vale per il parto prematuro. Non solo, ma per quanto riguarda il fisico del bambino ci sono alcuni lavori che dicono che addirittura alcuni tumori infantili siano più frequenti nei bambini concepiti in questa maniera. La madre porta il feto per nove mesi e sulla gravidanza ci si gioca tutta l’epigenetica. La genetica la dà la madre che ha dato l’ovulo, l’epigenetica, cioè l’adattamento, quella che ha portato la gravidanza.


Questo cosa comporta dopo la nascita e nella crescita?
Facciamo un esempio: se una donna porta avanti una gravidanza in una condizione di estremo stress, per esempio ci sono i bombardamenti o lei è molto tesa e arrabbiata, il bambino nascerà con l’adrenalina alta, quindi tenderà a sobbalzare non appena qualcuno batte le mani. Se la madre ha sofferto la fame durante la gravidanza, il bambino tenderà a ingrassare facilmente perché, gli suggerisce il suo organismo, non c’è roba da mangiare e quindi mettiamola da parte. Ma soprattutto il bambino impara a riconoscere la voce della madre quattro mesi prima di nascere, impara a riconoscere il suo odore pochi secondi dopo essere nato. Se perde la madre, è una ferita primaria. Inoltre c’è l’ulteriore disastro che la lingua materna era quella che noi sentivamo nell’utero di mamma e se mamma parlava indiano e questi altri parlano inglese, c’è un’ulteriore straniamento.


E se poi mamma è un “mammo” non ne parliamo…
Sì…c’è questo terribile libro che si intitola Baby makers della giornalista indiana Gita Aravamudan che spiega l’orrore di queste cliniche dove si fanno bambini, con la dottoressa della clinica che spiega alla coppia che in maggioranza è una coppia uomo-donna e in minoranza è una coppia uomo-uomo: “Guardi signora che la madre è lei. Se lei vuole che la donna abortisca la donna abortirà perché la madre è lei, è lei che deve decidere. Inoltre in queste cliniche le donne sono tenute in un ambiente “rilassato e sicuro”, traduzione: sono richiuse in cliniche lontane dalle loro famiglie, lontano dal loro ambiente. “Mangiano un cibo controllato”, traduzione: mangiano cibo da ospedale. Non possono uscire dalla clinica. I clienti coreani non vogliono figlie femmine quindi chiedono che siano abortite. Nessuno vuole bambini down quindi chiedono che siano abortiti.


Cioè siamo arrivati a pensare che un bambino sia equiparabile a un prodotto di consumo? Se ha un “difetto” – cioè se ha la sfortuna di non nascere con una salute perfetta, o se semplicemente non ha il sesso preferito, viene buttato via?
Beh, sì. C’è anche il caso di questa portatrice che aveva tre bambini a cui la signora che aveva commissionato la gravidanza ha detto no, tre sono troppi, ne devi abortire uno. E l’altra a questo punto ha detto: scusa, ma se son troppi perché mi avete impiantato tre ovuli fecondati? La risposta: casomai un ovulo si abortisce. C’è quindi un’indifferenza al dolore umano, sia quello delle donne che quello dei bambini, che è un qualcosa di sconvolgente. Invece di squittire stupidaggini per l’8 marzo si dovrebbe pensare di più a queste cose. Io credo che nessun epoca abbia mai realizzato una violenza contro le donne come la nostra. Come sostiene una sessuologa belga che ha scritto il bellissimo libro Una giovinezza liberata o quasi, è cominciato tutto con l’aborto. Una volta che abbiamo stabilito che il bimbo si può buttare via, si può anche vendere.


Cioè si cerca sempre di spostare l’asticella un po’ più in là?
Esatto. Quando facciamo questi discorsi ci dicono che ci sono state tante persone che non hanno avuto la mamma. Ma esistono anche tante persone cui sono state amputate le gambe. E queste persone hanno messo le protesi, hanno affrontano valorosamente la vita e a volte sono andate anche alle olimpiadi. Ma questo non vuol dire che avere un’amputazione sia una bella cosa. Non avere il padre, che tuo padre sia un donatore di sperma, non avere una madre, tu non hai metà della tua identità, non hai metà della tua genealogia. Per quanto riguarda la donazione di sperma ricordo che bisogna fare una moratoria perché venga vietato che il venditore di gameti e di ovuli sia anonimo. Le persone devono poter risalire alla propria genealogia. Nel momento in cui non puoi venderlo anonimamente ci liberiamo dei cialtroni.


Anche in questo caso si tratta quindi di una vendita e non di una donazione, come si è portati a pensare comunemente?
Si tratta di una vendita. Quindi uno sa di essere figlio di un gentiluomo che ha venduto il suo sperma. C’è stato un caso di un signore che ha fatto moltissime donazioni. Ci sono almeno 120 bambini che sono figli suoi. Questo è un ulteriore problema perché questi potrebbero incontrarsi, innamorarsi e potrebbero esserci degli incesti. Ma c’è un’altra cosa assurda: questo gentiluomo ha una gravissima malattia ereditaria, un tipo di fibromatosi. Se ne sono resi conto perché una donna che si è trovata con un bambino che stava sviluppando una fibromatosi li ha avvertiti e sono arrivati agli altri casi.


La seconda parte su Gender, i rischi del cambio di sesso e Triptorelina


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