ECONOMIA
Mediobanca, accordo di uscita con Nagel e Vinci: 5 milioni a testa e quasi 90 milioni per l’ex Ad
Mediobanca ha ufficializzato il 4 dicembre 2025 la firma degli accordi di risoluzione dei rapporti di lavoro con l’ex amministratore delegato Alberto Nagel e con il direttore generale Francesco Saverio Vinci, chiudendo una fase di transizione aperta dopo il cambio di governance legato all’Opas su Piazzetta Cuccia. In base a quanto comunicato dalla banca, a ciascuno dei due manager viene riconosciuto un importo complessivo nell’ordine dei 5 milioni di euro lordi, che rappresenta il tetto massimo previsto dalla politica di remunerazione per le uscite dei top executive e include il costo del preavviso e le rinunce legate al rapporto di lavoro e alle cariche sociali.
Le cifre dell’accordo e le clausole di non concorrenza
Nel dettaglio, l’importo riconosciuto a Nagel per la cessazione del rapporto di lavoro ammonta a 4,3 milioni di euro lordi, mentre per Vinci la cifra è pari a 4,625 milioni, entrambe entro il limite corrispondente al costo del preavviso e comprensive dei corrispettivi per le rinunce alle cariche e ad altri diritti connessi al rapporto con Mediobanca. A questi importi si aggiungono le somme legate agli impegni di non concorrenza, non sollecitazione e non storno: per Nagel è previsto un riconoscimento lordo di 700.000 euro per un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi successivi all’uscita, mentre per Vinci la cifra è di 375.000 euro per un periodo di tre mesi. Le clausole scatteranno al termine dei rispettivi periodi e mirano a evitare che i due manager, che hanno ricoperto ruoli apicali nel gruppo, possano immediatamente assumere incarichi concorrenti o sottrarre risorse chiave alla banca.
Il “tesoretto” di Nagel tra azioni vendute e incentivi di lungo periodo
L’accordo di risoluzione si inserisce in un quadro economico più ampio che riguarda la complessiva uscita di Nagel da Mediobanca. Nei mesi precedenti, l’ex Ad aveva infatti già monetizzato una parte significativa del proprio patrimonio in azioni del gruppo, cedendo circa 2 milioni di titoli per un incasso stimato intorno ai 44 milioni di euro. A questo si aggiungono i piani di incentivazione di lungo periodo e le performance shares maturate, che a seguito del cambio di controllo non saranno più convertite in nuove azioni, ma liquidate integralmente in contanti.
Secondo le relazioni sulla politica di remunerazione, tra il 2025 e il 2032 Nagel dovrebbe ricevere circa 18 milioni di euro aggiuntivi in più tranche, sempre a valere su piani già approvati in passato. Sommando salario fisso, bonus più recenti, incentivi differiti e plusvalenze da cessione di azioni, diverse testate finanziarie stimano che l’ex amministratore delegato esca dalla banca con una cifra complessiva che sfiora i 90 milioni di euro, maturati in oltre vent’anni di permanenza ai vertici di Piazzetta Cuccia.
Governance, regole sui compensi e reazioni del mercato
L’intesa su Nagel e Vinci arriva dopo settimane di negoziati in cui il consiglio di amministrazione aveva inizialmente faticato a trovare un punto di caduta, proprio alla luce dei limiti previsti dalla policy interna sulle buonuscite. La soluzione finale, che si attesta entro il tetto dei 5 milioni lordi per ciascun manager in termini di risoluzione del rapporto di lavoro e clausole di non concorrenza, viene presentata dalla banca come pienamente conforme alle disposizioni di vigilanza e alle linee guida in materia di remunerazione dei vertici delle istituzioni finanziarie.
Sul mercato, la notizia viene letta come il completamento di una fase di avvicendamento al vertice e di chiusura del contenzioso potenziale sui compensi, permettendo alla nuova governance di concentrarsi sulla strategia post‑Opas; allo stesso tempo, l’ammontare complessivo riconosciuto a Nagel alimenta il dibattito, ricorrente in Italia e in Europa, sulla distanza tra le retribuzioni dei top manager e quelle della base, soprattutto nei gruppi bancari.
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