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Il piano annunciato da Urso per l’Ilva di Genova: continuità produttiva, manutenzione e nuovi assetti

Il piano annunciato da Urso per l’Ilva di Genova: continuità produttiva, manutenzione e nuovi assetti | Recnews.it

Nessuna chiusura a Genova, ma una fase di manutenzione straordinaria

Il governo ha ribadito che per lo stabilimento ex Ilva di Genova Cornigliano non esiste alcun piano di chiusura, ma un percorso di continuità produttiva accompagnato da una fase di manutenzione straordinaria degli impianti. In incontri separati con istituzioni liguri, commissari straordinari e parti sociali, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato che il cuore della fabbrica si fermerà solo per alcune settimane, per consentire interventi tecnici ritenuti indispensabili dopo anni di sottoutilizzo e degrado degli impianti.

L’obiettivo è consegnare al futuro acquirente una capacità produttiva di almeno 4 milioni di tonnellate annue di acciaio a livello di gruppo, in linea con l’Accordo di Programma che tutela il sito genovese. La linea di principio è quella di mantenere attiva la produzione di banda stagnata a Genova e di zincato a Novi Ligure, evitando il ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori genovesi e definendo questa fase come transitoria in vista di un rilancio industriale più strutturato.

Manutenzione, azione legale contro ArcelorMittal e cessione degli asset

Il piano illustrato da Urso lega la continuità produttiva a un intervento straordinario di manutenzione, necessario – secondo il ministero – a rimettere in sicurezza e in efficienza impianti che sarebbero stati “lasciati in stato di abbandono” dalla precedente gestione ArcelorMittal, oggi fuori dalla compagine dopo l’avvio dell’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia.

In parallelo, i commissari stanno preparando un’azione risarcitoria nell’ordine di 5 miliardi di euro nei confronti del colosso siderurgico, contestando la mancata esecuzione di investimenti promessi e il conseguente deterioramento della capacità produttiva, in particolare a Taranto. L’orizzonte indicato dal governo è quello di arrivare entro marzo 2026 alla cessione degli asset a un nuovo player industriale, nazionale o internazionale, con cui negoziare un piano di rilancio che tenga insieme decarbonizzazione, salvaguardia occupazionale e ruolo strategico di Genova nella filiera dell’acciaio del Nord Italia.

Prospettive per Genova: forno elettrico, nuove aree e transizione verde

Sul versante strettamente industriale, Urso ha ricordato che il quadro autorizzativo previsto per il nuovo assetto dell’ex Ilva consente l’eventuale realizzazione di un forno elettrico anche a Genova, qualora il futuro acquirente manifesti interesse, come complemento ai tre forni elettrici programmati a Taranto entro il limite complessivo di 6 milioni di tonnellate annue fissato dall’Autorizzazione integrata ambientale.

Il piano governativo prevede inoltre di lavorare con Comune e Regione per la nuova industrializzazione delle aree che verranno progressivamente liberate dall’attività siderurgica, sia a Genova sia a Taranto, in modo da attrarre altri insediamenti produttivi e diversificare il tessuto economico dei territori storicamente legati all’acciaio. Questo approccio viene presentato dall’esecutivo come una combinazione tra continuità della produzione siderurgica di qualità e graduale riconversione di porzioni di suolo industriale verso attività a maggiore valore aggiunto e minore impatto ambientale.

Reazioni dei sindacati e criticità ancora aperte

Accanto alle rassicurazioni del ministro, non mancano le perplessità di alcune sigle sindacali e comitati dei lavoratori, che temono che la fase di manutenzione e la prospettiva di cessione possano tradursi, nel medio periodo, in una riduzione di capacità produttiva o in piani di dismissione parziale, specialmente se il nuovo investitore dovesse privilegiare altri siti o strategie. Una parte del sindacato continua a chiedere un intervento pubblico più incisivo, fino alla nazionalizzazione o al “controllo pubblico” del gruppo, ritenendo che solo una regia statale forte possa garantire un piano di lungo periodo sull’acciaio, indipendente dalle strategie dei singoli operatori privati.

Tra le criticità richiamate dagli osservatori rientrano anche la necessità di chiudere rapidamente la partita con ArcelorMittal per evitare contenziosi prolungati, la definizione puntuale degli impegni industriali e occupazionali che saranno chiesti al futuro acquirente e il coordinamento tra gli obiettivi di decarbonizzazione e le richieste del mercato dell’acciaio europeo.

In questo quadro, il piano annunciato da Urso per Genova si colloca come un tentativo di tenere insieme continuità produttiva, manutenzione straordinaria e preparazione a un cambio di proprietà, lasciando però aperti diversi nodi che saranno sciolti solo con l’accordo con il nuovo investitore e con la verifica, nei prossimi mesi, della reale capacità di riportare lo stabilimento ligure a una produzione stabile e compatibile con gli obiettivi ambientali e sociali fissati dall’Accordo di Programma.

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