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Accordo UE sulle nuove tecniche genomiche (NGT). Cosa cambia per i consumatori

Accordo UE sulle nuove tecniche genomiche (NGT). Cosa cambia per i consumatori | Recnews.it

Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre, Parlamento europeo, Consiglio e Commissione hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulle nuove tecniche genomiche (NGT), definendo un quadro normativo specifico per le piante ottenute con gli strumenti di editing genomico. Secondo il Trilogo, le NGT sono tecniche che modificano il materiale genetico di un organismo in modo “più mirato” rispetto agli OGM “classici”, ad esempio con CRISPR. L’ obiettivo dichiarato dell’UE è usare queste tecnologie per rendere il sistema agroalimentare “più sicuro, sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici”.

L’accordo introduce una distinzione chiave tra due categorie: le NGT1, cioè piante che potrebbero teoricamente essere ottenute anche con incroci tradizionali o mutazioni naturali, e le NGT2, che comprendono tutte le altre piante derivate da queste tecniche e che presentano modifiche più profonde o complesse. Le NGT1 saranno trattate in larga parte come le piante convenzionali, con un percorso autorizzativo molto semplificato, mentre le NGT2 resteranno soggette a gran parte delle regole previste per gli OGM, inclusa una valutazione del rischio più articolata e maggiori cautele per la coltivazione.

Vantaggi potenziali per il consumatore

Il primo effetto atteso per i consumatori riguarda la disponibilità di prodotti alimentari più resilienti e, potenzialmente, più stabili nel tempo sul fronte dei prezzi. Le istituzioni europee affermano che le NGT possono favorire lo sviluppo di piante più resistenti alla siccità, al caldo, alle malattie e ai parassiti, con rese dichiarate più alte e minore dipendenza da fertilizzanti e pesticidi chimici. Secondo i promotori della misura, ciò dovrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza alimentare, ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura e contenere la volatilità dei costi lungo la filiera. Per il consumatore finale questo si tradurrebbe, nelle intenzioni dichiarate del legislatore, in un accesso più affidabile ad alimenti prodotti con metodi agricoli meno intensivi e più coerenti con gli obiettivi del Green Deal europeo.

Un secondo vantaggio riguarderebbe l’innovazione: molte piante ottenute con NGT sono già coltivate e commercializzate in altre parti del mondo, e il nuovo quadro normativo dovrebbe permettere all’UE di ridurre il divario tecnologico, incentivando ricerca pubblica e privata. Ciò potrebbe accelerare l’arrivo di varietà più nutrienti o meglio adattate ai contesti locali, con benefici potenziali in termini di qualità e diversificazione dell’offerta, restando comunque in un perimetro di valutazione scientifica e controllo regolatorio che l’Unione considera tra i più rigorosi al mondo.

Etichettatura, trasparenza e tutele

Per i consumatori il nodo dell’etichettatura e della trasparenza è uno dei più sensibili. Secondo le anticipazioni e i documenti diffusi finora, il compromesso prevede che le piante NGT1, una volta autorizzate e ritenute equivalenti a quelle convenzionali, possano essere esentate da una parte degli obblighi tipici dei prodotti OGM, con un regime di etichettatura meno oneroso, mentre per le NGT2 restano requisiti più stringenti e una tracciabilità comparabile a quella degli OGM tradizionali. Il dibattito politico è stato acceso: il Parlamento, nella sua posizione iniziale, aveva spinto per un’etichettatura chiara di tutti i prodotti derivati da NGT, proprio per garantire la piena possibilità di scelta ai consumatori, e parte di questa richiesta è entrata nelle salvaguardie discusse durante il Trilogo.

Allo stesso tempo, l’accordo riconosce specifiche tutele per l’agricoltura biologica, che continuerà a vietare l’uso di piante ottenute tramite NGT, mantenendo una filiera separata rispetto alle coltivazioni convenzionali e NGT. Gli Stati membri avranno inoltre margini di manovra per adottare misure volte a prevenire la contaminazione involontaria, soprattutto per le NGT2, in modo da salvaguardare le produzioni bio e le filiere che rivendicano l’assenza di tecniche di ingegneria genetica.

Rischi percepiti e criticità ancora aperte

Accanto ai benefici prospettati, restano alcune criticità evidenziate da organizzazioni di consumatori, associazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica, in particolare sul piano della percezione del rischio e del controllo a lungo termine. Una delle preoccupazioni riguarda il fatto che la semplificazione regolatoria per le NGT1 possa ridurre la quantità di informazioni disponibili al pubblico e rendere meno immediato distinguere, sugli scaffali, tra prodotti completamente convenzionali e prodotti derivati da genome editing, se l’etichettatura non sarà sufficientemente chiara o uniforme a livello europeo. Questo timore si lega alla richiesta costante di trasparenza e tracciabilità, elementi considerati essenziali per mantenere la fiducia nel sistema alimentare, indipendentemente dai giudizi personali sulle tecnologie impiegate.

Un secondo punto delicato riguarda i brevetti e la concentrazione del mercato: il testo approvato nel Trilogo riconosce la possibilità di brevettare alcune innovazioni legate alle NGT, ma introduce salvaguardie per garantire accessibilità e condizioni eque per gli agricoltori, che temono un’ulteriore dipendenza da poche grandi imprese sementiere. Se queste misure saranno sufficienti a evitare rincari o vincoli eccessivi sulla disponibilità delle sementi è una questione che potrà essere valutata solo nel medio periodo, quando le nuove regole saranno pienamente in vigore e si avranno dati concreti sugli effetti di mercato e sui prezzi al consumo.

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