ESTERI
Vertice di Ginevra sulla guerra in Ucraina: posizioni e richieste di Trump, Zelenskij e Putin
Il 23 novembre 2025 si è svolto a Ginevra un summit internazionale dedicato alla crisi ucraina, con la presenza di delegazioni statunitensi guidate dall’amministrazione Trump, rappresentanti ucraini e una presenza indiretta della Russia attraverso dichiarazioni ufficiali. L’incontro si è concentrato sulla valutazione di un piano “di pace” promosso dagli Stati Uniti e discusso sia da Kiev che da Mosca, in un contesto segnato da pressioni diplomatiche e condizioni militari critiche sul campo.
La posizione di Trump e degli Stati Uniti
L’amministrazione Trump si è presentata al vertice proponendo un piano in 28 punti, inizialmente descritto come una possibile “base negoziale”, pur dichiarando pubblicamente che non si tratta di una versione definitiva. Il piano prevede, tra i diversi passaggi, il congelamento delle linee del fronte, la cessione e il riconoscimento de facto della Crimea, Luhansk e Donetsk alla Russia e una riduzione consistente delle forze armate ucraine. In cambio, vengono offerte a Kiev “garanzie di sicurezza occidentali” per evitare nuovi attacchi futuri. Trump ha lasciato intendere che la finestra per l’accordo è limitata, dando tempo fino al giorno del Ringraziamento per un’eventuale accettazione e minacciando la sospensione degli aiuti militari all’Ucraina in caso di rifiuto.
Le richieste e la posizione di Zelenskij e dell’Ucraina
La delegazione ucraina, guidata dal capo di gabinetto Andriy Yermak, ha accolto il piano con forte preoccupazione, giudicandolo una scelta difficile “tra perdere la dignità o perdere un partner chiave”. Zelenskij ha ribadito il diritto dell’Ucraina alla piena sovranità e all’integrità territoriale, rifiutando la cessione dei territori occupati e la rinuncia all’adesione alla NATO. Il governo ucraino lamenta anche di essere stato escluso dalla fase iniziale di stesura della proposta e sottolinea il rischio che un’intesa non garantita da elementi di deterrenza reale porti solo a una tregua fragile, senza risolvere le radici del conflitto. Per Kiev, l’unica strada percorribile rimane una trattativa in cui l’indipendenza del Paese non sia compromessa e in cui la comunità internazionale abbia un ruolo attivo di garanzia.
La posizione di Putin e della Russia
Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che il piano statunitense può essere una “base per una soluzione pacifica definitiva”, accogliendo positivamente le clausole che sanciscono la cessione dei territori già controllati da Mosca e una posizione di non-adesione dell’Ucraina alla NATO. Putin si dice pronto ad approfondire tutti i dettagli in un negoziato multilaterale, ma avverte che in caso di rifiuto di Kiev, la Russia continuerà l’offensiva per consolidare le proprie conquiste territoriali. Per Mosca, il documento rappresenta il massimo raggiungibile in questa fase militare favorevole, benché alcune richieste russe non siano completamente soddisfatte.
Considerazioni finali e scenari possibili
Il vertice di Ginevra segna un punto di svolta nella diplomazia internazionale su uno dei conflitti più gravi degli ultimi anni. L’approccio pragmatico di Trump e la pressione sugli alleati europei e su Kiev mirano a chiudere la guerra con una soluzione di compromesso, che però rischia di accentuare le ferite ucraine e le divisioni occidentali. L’ostilità pubblica di Zelenskij e di una parte consistente della comunità internazionale suggerisce che il piano sia ben lontano dall’essere accettato, almeno nei termini attuali. La posizione di Putin, che appare rassicurato dalla bozza, lascia comunque aperte tutte le opzioni, inclusa la ripresa delle azioni militari in caso di stallo negoziale.
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